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Scritto Lunedì 11 febbraio 2019 alle 19:19

V.Greppi: un'ultima iniziativa sulla memoria col Consorzio

Si è tenuto presso l'Antico Granaio di Villa Greppi l'ultimo incontro dei "Percorsi nella Memoria", promossi dal Consorzio Villa Greppi per ricordare le tragiche vicende dello sterminio in occasione del Giorno della Memoria. Per l'occasione sabato 9 si è tenuto il convegno "I lager nazisti in Italia, fra storia e memoria. Bolzano, Borgo San Dalmazzo, Fossoli e Trieste" che ha permesso di indagare ancora più in profondità il tema dell'edizione 2019 dei "Percorsi nella Memoria": "le responsabilità italiane: dalle leggi razziali alla deportazione". A darne testimonianza sono state le parole degli e delle ospiti, Dario Venegoni, presidente nazionale dell'ANED, Adriana Muncinelli, storica dell'Istituto Storico della Resistenza di Cuneo, Marzia Luppi, direttrice della Fondazione ex campo di Fossoli, Dunja Nanut, Presidente dell'ANED di Trieste, che hanno approfondito le vicende della deportazione in ognuno dei quattro campi.



Alcune immagini dell'incontro di sabato pomeriggio

"E' un evento eccezionale" l'ha definito la presidente del Consorzio Marta Comi, introducendo il convegno di sabato pomeriggio a cui ha partecipato anche Roberta Robbione, vicesindaca di Borgo San Dalmazzo in provincia di Torino. "La democrazia sembra scontata ma non lo è. Per questo il nostro progetto si chiama ‘Camminare nella storia'". Prima di lasciare la parola ai relatori, è intervenuto anche il curator della rassegna, il professor Daniele Frisco, che ha messo l'accento sul tema dei "Percorsi nella Memoria 2019": "le responsabilità italiane nel piano nazista sono poco approfondite e affrontate nel discorso pubblico. La convinzione più comune è che le deportazioni siano avvenute all'estero così da cullarci nel falso mito degli Italiani brava gente'. Non a caso il convegno di sabato ha focalizzato l'attenzione sui "lager, campi di transito allestiti dai fascisti italiani e dai nazisti in Italia". Uno di questi era il Campo di Fossoli, frazione di Carpi in Emilia Romagna. "Fu costruito nel 1942 vicino alla stazione di Fossoli, prima per la detenzione dei prigionieri di guerra con oltre centoventi baracche per la detenzione potenziale di circa cinquemila persone" ha detto Marzia Luppi. "Prima c'erano tende poi sono state aggiunte le parti in muratura e suddiviso così in 2 parti: nuovo e vecchio. Dal 5 dicembre viene rimesso in funzione dalla RSI che lo gestirà anche quando partono i treni per la Germania. E' un vero e proprio lager fascista, gestito da italiani. Fu successivamente utilizzato dalla Repubblica Sociale Italiana e quindi preso in gestione direttamente dalle SS come principale campo di concentramento e transito per la deportazione in Germania di ebrei e oppositori politici".
In particolare, dopo gli scioperi del 1944. "Presto" ha detto la direttrice della Fondazione dell'ex campo di Fossoli "si ha una divisione di autorità e di funzioni all'interno del campo, nell'area tedesca deportazione e transito di politici e ebrei verso la Germania mentre nell'area italiana ci sono internati civili, ebrei o stranieri o anche renitenti alla leva. Chi entra nel campo nuovo, può uscirne anche durante nel conflitto, chi, invece, entra nel campo tedesco ha come fine l'arrivo in Germania. Su tutto il perimetro del campo rimane però, la Guardia Nazionale Repubblicana e a Carpi la collaborazione è molto stretta".


Da Fossoli partì anche il convoglio con a bordo Primo Levi e fino alla fine ci passarono tutte le categorie di perseguitati dai regimi nazifascisti. "Il 12 luglio 1944 ci fu anche l'eccidio di una sessantina di internati politici (tra cui i lecchesi Lino Ciceri di Acquate, Antonio Colombo di Germanedo, Luigi Frigerio di Laorca e Franco Minonzio di Castello) per rappresaglia per un attentato avvenuto a Genova. E' una spiegazione però, che ancora oggi non convince perché mancano molte delle caratteristiche proprie di una rappresaglia tout curt. Ancora oggi, il 12 luglio, si ricorda questo eccidio che permette di far rivivere la Memoria anche in quegli anni . E non è un caso che la prima mostra sulla deportazione si sia svolta proprio a Carpi. Nel 1984 ci è stato dato in comodato gratuito l'area del campo e il nostro obiettivo è far conoscere cosa sia stato il campo Fossoli in tutta la sua storia".
L'intervento della direttrice del Campo di Fossoli è stato seguito da quello di Adriana Muncinelli, storica dell'Istituto Storico della Resistenza di Cuneo. E' stata lei a parlare del campo di Borgo San Dalmazzo, costruito anche esso "a poche centinaia di metri dalla stazione ferriviarria, prima per rinchiudere tutti gli stranieri presenti nel territorio, vale a dire circa ottocento profughi ebrei che tra l'8 e il 13 settembre 1943 avevano lasciato il confino coatto a St. Martin Vesubie in Francia ed avevano varcato il confine con una dura marcia attraverso le Alpi nella speranza di trovare rifugio in Italia. Ne vennero rinchiusi circa 360 stranieri, nati a inizio ‘900 all'interno dell'impero aburgico e poi costretti a fuggire. Affluirono in grande quantità nella zona francese sotto la tutela italiana con il rischio di vedersi deportati ma l'8 settembre fu firmato l'armistizio e divenne reale l'opzione di attraversare il confine per i confini di montagna".
La deportazione degli ebrei arrivati dalla Francia fu la prima fase della breve vita di Borgo San Dolmazzo a cui seguì una seconda fase quando l'ex-caserma degli Alpini a Borgo San Dalmazzo divenne uno dei campi di concentramento provinciali istituiti dalla Repubblica Sociale Italiana in applicazione delle disposizioni approvate dal Ministero dell'Interno il 30 novembre 1943 per l'internamento e la deportazione degli ebrei italianiUn primo gruppo di ebrei giunse da Saluzzo già il 4 dicembre 1943. Alla fine saranno 26 gli ebrei internati, ancora uomini, donne e bambini, i quali anch'essi il 15 febbraio 1944 cominceranno dalla stazione di Borgo San Dalmazzo il loro viaggio per Auschwitz attraverso il campo di transito di Fossoli. "Ne sopravvissero solo due" ha detto la storica prima di aggiungere che la memoria di Borgo San Dolmazio non è andata perduta e viene ricordata con una marcia annuale. La parola è passata quindi a Dunja Nanut, Presidente dell'ANED di Trieste che ha ripercorso la storia della "Risiera di San Sabba i cui edifici vennero utilizzati dall'esercito italiano. Cosa abbiamo fatto in Italia per ricordare l'unico campo italiano con un forno crematorio? L'architetto ha fatto un lungo corridoio con muri alti da entrambi i lati per "creare angoscia". Nel primo progetto si pensava di lasciare tutto com'era stato mantenendo foto e immagini delle sale superiori, "che ora non ci sono più perché quell'edificio è andato sgomberato". Nel 1969 viene presentato un progetto esecutivo "con il nuovo rinvenimento del forno e del camino". In un documento del '72 architetto e sovraintendente danno il via per demolizione del "conglomerato di cemento" Sono rimaste originali le 17 cellette perché "nessuno ci ha messo mano. Le abbiamo recuperate ma Il forno e il nome delle vittime sono due problemi ancora irrisolti della Risiera di San Sabba. Abbiamo bisogno di nomi e fotografie: è difficile mantenere la memoria senza".


L'ultimo a intervenire è stato Dario Venegoni, presidente nazionale dell'ANED, che ha ripercorso la storia del lager di Bolzano dove sono passati diecimila prigionieri e oltre tremila ebrei. "E' rimasto attivo a Bolzano dall'estate del 1944 alla fine del secondo conflitto mondiale" ha detto. Dal campo di Bolzano una parte dei deportati - circa 3.500 persone, uomini, donne e anche diversi bambini - fu trasferita nei campi di sterminio del Reich (ad esempio Mauthausen, Flossenbürg, Dachau, Ravensbrück, Auschwitz) mentre una parte fu invece utilizzata in loco, come lavoratori schiavi, sia nei laboratori interni al campo, che nelle aziende della vicina zona industriale. E' stato l'intervento di Dario Venegoni a chiudere la giornata di studio a Villa Greppi e il ciclo di incontri "Percorsi nella Memoria" che ha preso avvio con la proiezione del film "Concorrenza sleale" a Monticello Brianza il 17 gennaio. Chiusa questa prima fase sul territorio, il Consorzio Villa Greppi ha previsto un "viaggio di studio e di memoria al lager di Natzweiler-Struthof e visita alla città di Strasburgo e al Parlamento Europeo" dal 1 al 3 giugno.
A.P.
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