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Scritto Mercoledì 13 febbraio 2019 alle 17:30

Un anno giubilare a Cassago: tanti auguri don Giuseppe!

Don Giuseppe Cotugno
È arrivato anche il mese di febbraio, e come le luci dell'albero si è ormai spenta l'euforia per il 2019; riposte le statuine del presepe, è già ora di cambiar pagina al calendario anche se siamo ancora nella morsa dell'inverno, come testimoniato dalla giornata fredda e nevosa con cui inizia il mese più breve dell'anno. I candidi fiocchi cadono lenti, gioia per i bambini e causa, per gli adulti, di inevitabili quanto prevedibili disagi. Eppure è bella da guardare e, dopo tanto tempo, in fondo, vedere un po' di neve fa bene al cuore.
Ma se il meteo è quello "giusto" per le settimane centrali dell'inverno, meno usuale è l'anniversario di cui vorrei scrivere, essendo questo l'anno giubilare per il parroco di Cassago, e questo capita solo una volta nella vita: don Giuseppe Cotugno ha infatti compiuto da poco cinquant'anni, e un bel giovedì mattina, dopo la celebrazione della santa messa delle nove, con un rinfresco famigliare abbiamo brindato alla salute di questo sacerdote - nostro parroco da poco più di un anno - che è entrato nella parrocchia cassaghese in punta di piedi e ne è diventato parte in men che non si dica. In questo piccolo momento di festa, semplice e bello, ho cercato di prestare attenzione più al festeggiato che all'evento in sé, e mi è sembrato di cogliere alcuni tratti che dovrebbero essere caratteristici di chiunque rivesta un ruolo di "guida" per i passi altrui. Mi riferisco anzitutto alla limpidezza dello sguardo, che riesce a dare un senso di accoglienza fraterna, che insomma non si posa su ciò che lo circonda in modo generico ma mostra interesse e attenzione. Forse è questo che mi ha conquistato: l'idea che ci fosse un interesse reale, un'apertura di braccia davanti ai dubbi, alle provocazioni e ai problemi.
Quello di un sacerdote, inoltre, è un compito arduo, perché una cosa è tentare di fare del proprio meglio nelle cose pratiche che ognuno si trova davanti (e questo è appunto dovere di tutti) ma un prete ha soprattutto il compito di aiutare il suo popolo nel cogliere i segni dell'amore di Dio anche quando questi sono nascosti dietro e dentro alla prove, alle fatiche del quotidiano che non di rado si presentano a chi le deve affrontare come incomprensibili se non addirittura sconvolgenti. Un parroco ha il compito di spiegarlo tutto questo, e cosa ancora più difficile di andare al di là delle parole e dei concetti per arrivare a pregare con i suoi fedeli, persino davanti a ciò per cui non c'è spiegazione che tenga, e così facendo benedire, camminare insieme, alimentare e far crescere quelle nostre radici cristiane che sono sì sepolte nella povera terra di cui siamo fatti, ma sono non di rado a tal punto lontane da poter venire facilmente dimenticate.
Proprio per questo, forse, il linguaggio del nostro don Giuseppe è semplice e non è fatto che in parte di parole, perché si completa con gesti ed esempi che aiutano a ritrovare pace, quella forma di sollievo da cui si può originare la speranza che conduce inevitabilmente alla fede in questo nostro Dio, Padre di misericordia, Fratello che perdona e getta un seme che può dar frutto quando cade in terra feconda.
Noi uomini siamo fatti così, lo smarrimento ci cattura davanti alle avversità, il tarlo del dubbio rode ogni volta che il dolore ci colpisce, e la figura di quel "Padre buono" sfuma allora nella domanda di come Egli possa fare, se esiste, a ignorare il soffrire altrui quasi "volesse" che noi, i figli, si debba essere costantemente saggiati dal dolore, in continua guerra con il male.
E mentre questi pensieri un po' troppo cupi si stanno impadronendo di me, ecco che dal cortile giungono alcune voci. Mi affaccio alla finestra e vedo che non nevica più, che in strada c'è una mamma che gioca con la neve assieme ai suoi bambini: gridolini e risate rompono il silenzio ostile che si stava facendo strada in me, ed è bello questo, che basti una voce di bambino per portare un po' di luce, per spezzare il silenzio e fondere il ghiaccio in gioia sfidando i dolori. Quando capita, si spalanca la porta alla vita e al gusto dolce che essa può avere, e allora anche la realtà fatta di errori e dubbi, plana verso terra con docilità... con l'aiuto di un buon parroco e l'ausilio della Parola - forse - è possibile riscoprire la bellezza dei sogni.
Auguri don Giuseppe, buon anno giubilare, sono certo di poterlo dire anche a nome degli altri tuoi parrocchiani, che ti sono grati e ti vogliono bene.
Benvenuto Perego
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