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Scritto Giovedì 07 marzo 2019 alle 18:57

Primarie PD nel lecchese, i voti verso l'area laica e la scelta del candidato in grado di cambiare

Quello che è successo nella nostra Provincia domenica 3 marzo con le Primarie del PD è abbastanza semplice da illustrare. Coloro che hanno votato volevano una rottura rispetto al passato. Molto probabilmente non sono le stesse persone della tornata precedente.

La tabella sotto riportata dimostra in modo chiaro la situazione:


Cosa dicono i numeri

Per Area Laica si intendono i risultati della lista Orlando nel 2017 e quella Zingaretti nel 2019. Ho usato il termine laico per non dare una "connotazione" troppo accentuata politicamente. In realtà i due candidati che ne erano gli ispiratori non avevano mai votato Renzi. Per Area Renzi si intendono sia i risultati ottenuti da Renzi stesso nel 2017 che quelli, nel 2019, dei due candidati (Martina e Giachetti) che, nel passato, facevano parte del blocco renziano. Se si confrontano i due schieramenti si nota che gli elettori hanno spostato verso l'Area Laica il 40,6% dei suffragi. Sempre dal punto di vista dei numeri si nota che hanno votato il 5% in meno rispetto al 2017.

Alcune considerazioni politiche

L'affluenza ai seggi è stata una sorpresa per tutti perché, dopo la batosta del 4 marzo 2018, il partito era praticamente restato senza guida e, quindi, poco incisivo e poco credibile. I media (giornali e tv) ci davano per morti. Era un ritornello che è durato un anno! Inoltre, dopo la consultazione nei circoli, si paventava una situazione di prolungamento dello stallo (Zingaretti non raggiungeva il 50% dei suffragi, raggiunse il 47,4%) e c'era il rischio che i due soccombenti si mettessero d'accordo per tagliarlo fuori. I media anche su questo avevano messo in guardia.

Inoltre la situazione politica governativa non portava a scelte operative, ad investimenti, con lotte continue tra Lega e 5 stelle che si sono caratterizzati come un partito "controsviluppista" e, con il reddito di cittadinanza, è parso il nuovo partito assistenzialista, soprattutto, al Nord. A questo punto il "popolo" del PD e del centrosinistra ha deciso di togliere il proprio partito dalle possibili "secche" e è andato a votare l'unico candidato che era in grado di "cambiare pagina".

Nel mio seggio alle otto del mattino c'era già una coda ed il primo votante è stato un prete (nel corso della giornata ne è arrivato anche un altro). Hanno votato pure due Sindaci che con il PD non avevano rapporti.  Tutto ciò carica il nuovo Segretario di una responsabilità pesante perché, tra chi votava, ho intravvisto persone che con il PD non avevano avuto mai contatti. Il secondo dato politico è la netta richiesta di lasciare il passato e di imbastire un nuovo modo di fare politica. Un dato è significativo a livello provinciale: tutti i big (deputato, consigliere regionale, sindaco di Lecco, capo di Valmadrera) erano schierati con l'area che ha perso. Avevano vinto con il 59,58% tra gli iscritti , ma il "popolo" li ha sconfitti. Al PD, però, viene data così una grande responsabilità: non deve deludere che lo ha aiutato a cambiare passo e contenuti! Io penso, avendo votato per Zingaretti, che si debba ringraziare quel gruppo di giovani (a partire dalla Veronica Tentori) che hanno inventato la campagna con tutti i mezzi possibili (social, internet, telefonate e media) che hanno scompaginato quelli che avevano impostato tutto sui soliti metodi (magari posti che non ci sono più e paura del nuovo) sperando, forse, anche su una partecipazione ristretta.
Ambrogio Sala
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