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Scritto Domenica 17 marzo 2019 alle 08:22

Molteno: Monsignor Mario Delpini apre la Missione Popolare. Ha donato il crocefisso ai frati e suore e il lume alle famiglie

"C'è gente che cammina a capo chino, una generazione a occhi bassi". È il motto, ripetuto a ogni frase con l'invito ad alzare lo sguardo, che Monsignor Mario Delpini ha utilizzato con frequenza nel corso dell'omelia per dire la grande opportunità che la comunità pastorale dei Santi Martino e Benedetto, comprendente Molteno con Garbagnate Monastero, Brongio e Sirone, si appresta a vivere per sedici giorno. Con la funzione eucaristica presieduta dall'arcivescovo, che ha preso l'appuntamento attraverso un semplice sms, è infatti cominciata la Missione Popolare, ovvero la presenza di 16 missionari tra frati e suore che entreranno nelle case di tutta la comunità. 

L'arrivo di Mons. Mario Delpini


Il Monsignore ha dapprima incontrato i Cresimandi nella chiesa dell'oratorio e, poi, con un corteo guidato dai ragazzi e dai chierichetti, ha raggiunto, insieme ad alcuni altri sacerdoti del decanato, il palazzetto dell'oratorio salutando i fedeli e sorridendo ai nuovi volti che incontrava. Qui, sopra un palcoscenico, è stato allestito un vero e propio altare, con il trasferimento della struttura che trova collocazione nella chiesa parrocchiale di San Giorgio.  La funzione, molto partecipata dalla comunità che ha voluto essere presente per incominciare questo percorso, è stata animata dai cori delle parrocchie, dai chierichetti, dalla Congregazione.

Erano inoltre presenti le autorità: il sindaco di Molteno Mauro Proserpio, di Garbagnate Sergio Ravasi, di Sirone Matteo Canali e il comandante della stazione dei carabinieri di Costa Masnaga Mauro Ruggeri.  Ad aprire la cerimonia è stato il responsabile della comunità, che ha ricordato come non sia la prima visita del Monsignore. "Questa messa precede la visita pastorale alle diocesi: la sentiamo già presente con discorsi che cerchiamo di praticare e la sentiamo già presente con il suo stile semplice e cordiale quando la raccomandiamo al Signore". 
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"C'è gente che cammina a capo chino, una generazione dagli occhi bassi. Sembrano saggi perché guardano dove mettono i piedi. Chi cammina a capo chino, però, non è saggio: è cauto. Più che evitare di inciampare, lo fa per non correre. In realtà, chi cammina a capo chino consuma il suo tempo a guardarsi addosso, è piegato su di sé, chino sui suoi pensieri, forse sui suoi problemi, concentrato sulla sua storia, forse indifferente al mondo che gli sta intorno. C'è gente che cammina a capo chino, una generazione dagli occhi bassi, sembrano soddisfatti, si accontentano, non hanno pretese, chiedono di essere lasciati in pace" ha esordito Monsignor Delpini durante l'omelia, un'occasione di riflessione semplice ma allo stesso tempo profonda.  "I genitori, gli educatori, i preti danno fastidio a questa generazione. Chi tiene gli occhi bassi più che soddisfatto è rassegnato, prende la vita come viene e non ha bisogno d'altro. Contro questa generazione Gesù dice di alzare gli occhi. Chi lo fa si accorge che il mondo è abitato da una promessa: è un campo e già promette la mietitura. Il campo si qualifica per la semina. La missione che inauguro è per chi accoglie il seme della parola che è occasione di esperienze e parole sagge. Sono qui ad incoraggiarvi a essere come quel campo che accoglie la vita eterna. Gesù, passando per Gerico, alza gli occhi e riconosce in Zaccheo, capo dei pubblicani, ricco e peccatore, la disponibilità ad accogliere il Signore. Con la parola, lo sguardo la simpatia i missionari rappresentano Gesù che alza lo sguardo e ripete quelle parole". 

Il Monsignore ha detto di non avere "ricette né risorse" ma forse ha lasciato un insegnamento molto più prezioso, provando a suggerire il modo per accogliere al meglio questa missione, per aprirsi e non per chiudersi in se stessi. "Non camminate a testa bassa, non fate fina di essere saggi. Riconoscete la grazia di questa visita e imparate a guardare lontano. Coloro che guardano lontano sono il popolo della speranza: si affidano a Dio, si mettono in cammino verso la terra promessa. In questo tempo in cui tutti si rassegnano a essere condannati a morte, siate il popolo della speranza. Quelli che alzano lo sguardo vivono la storia come responsabilità: sono mandati a mietere e rallegrarsi. Quelli che guardano lontano riconoscono di essere portatori di parole sorprendenti, guardati con simpatia" ha aggiunto prima di concludere. "Gesù ci rivolge la parola non per spiegarci una nuova dottrina ma per stare con lui. La vita è un esercizio di stima di sé, provocato dall'uomo che attraversa Gerico e si invita a casa di Zaccheo".

Foto con la Congregazione di Sirone e sotto con le corali parrocchiali

Ed è proprio questo il paragone scelto come tema di questa missione. I frati e le suore hanno infatti ricevuto dall'arcivescovo il crocefisso con cui si presenteranno nelle case della comunità per condividere la parola di Dio e una candela alle famiglie che ospiteranno i gruppo di ascolto.  Monsignor Delpini, al termine della funzione, durata circa un'ora e mezza, è sceso dal palco e si è fermato a salutare chi desiderava comunicargli qualcosa o semplicemente stringerli la mano. La sua è stata una presenza che ha lanciato il seme perché la missione possa diventare davvero tale: con le parole, con la sua presenza sincera ha chiesto ai fedeli di aprirsi e accogliere il Signore, alzando lo sguardo e guardando lontano. 
Michela Mauri
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