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Scritto Sabato 06 aprile 2019 alle 18:40

Casatenovo: confronto sull'essere mamme al nido Levada con l'autrice Giada Sundas

Una colazione informale, divertente ed emozionante. Così è stato definito l'evento organizzato questa mattina dalle educatrici dell'asilo nido Levada di Casatenovo e aperto alle mamme dei bambini che frequentano la struttura educativa.
Per l'occasione è stata invitata infatti un'ospite speciale che parlando della propria esperienza di mamma in prima persona, con ironia e schiettezza, ha animato e riscaldato l'atmosfera nel salone dell'asilo.

Le mamme e le educatrici che hanno partecipato alla mattinata al nido

Si tratta dell'autrice del libro "Le mamme ribelli non hanno paura", Giada Sundas, mamma di Mya, cinque anni, che dopo aver messo in discussione tutti gli stereotipi e i pregiudizi relativi alla gravidanza e alla maternità proprio mentre dava alla luce la sua bambina e subito nel momento successivo al parto, ha deciso di raccogliere questi pensieri tramite la scrittura per offrire anche a tutte le altre mamme il conforto di non sapersi sole nelle difficoltà di questa esperienza fondamentale. L'idea di scrivere e di racchiudere poi tutto in due libri è nata all'inizio dai suoi profili Facebook e Instagram dove la giovane mamma ha iniziato a condividere il lato quotidiano e tutti gli aspetti più concreti della vita con una nuova creatura che dipende ora totalmente dalla tua persona e che per questo ne assorbe anche tutte le energie.

Prima da destra la scrittrice e mamma, Giada Sundas

L'esperienza di Giada è in realtà quella affrontata e vissuta da molte altre mamme che tutti i giorni, silenziosamente e quasi nell'ombra, cercando di essere perfette e invincibili per i propri figli rinunciando così ad accettare la propria naturale vulnerabilità per rispecchiare esattamente l'immagine veicolata dalla società del ruolo materno come quello immune da errori, sbagli o incertezze. Una figura che però, come ha spiegato la stessa autrice alle mamme presenti all'incontro, rischia di reprimere o addirittura cancellare l'umanità propria di ciascuna madre che dovrebbe avere il diritto almeno pe runa volta di non sentirsi all'altezza della situazione o di non sentirsi adeguata ad un compito così complicato come quello di crescere un figlio. Cercare di accettare le sofferenze, il dolore, la frustrazione e le difficoltà impreviste dell'esperienza materna è stato quindi il cuore della chiacchierata informale tra le mamme e le educatrici che tra una brioche e un caffè si sono così ritrovate a condividere paure simile, episodi divertenti e domande delicate.

Primo di un incontro simile organizzato dall'asilo nido casatese, l'evento di sabato mattina ha raccolto la partecipazione di alcune mamme, visibilmente emozionate e coinvolte. "Nessuno mi aveva preparato al lavoro di mamma, nessuno mi aveva detto che i primi mesi dopo il parto sarebbero stati così duri e che mi sarei sentita paradossalmente così sola nonostante le mille attenzioni rivolte alla nascitura. Ho provato una profonda frustrazione e stanchezza quando ho realizzato che la paura più grande che avevo era quella di non essere pronta per un compito simile e mi sembrava che intorno a me tutte le altre donne sapessero affrontare la maternità con maggiore spontaneità e naturalezza rispetto alla mia incertezza e al mio senso di sconforto. Credo che in momenti simili una donna vorrebbe solo sentirsi alleggerita dal peso delle aspettative che chi le sta intorno, anche involontariamente, le crea rispetto ai suoi doveri di madre, i quali vengono giudicati quasi sempre dall'esterno a partire dal comportamento del proprio figlio. Giudicarsi, però, soprattutto tra madri è forse la cosa più demoralizzante per chi si trova alla prima esperienza come mamma e dovrebbe invece esserci una solidarietà e una sensibilità speciale proprio tra chi ha affrontato magari gli stessi ostacoli" ha raccontato Giada, alternando interventi sulla propria esperienza personale e pagine di quei libri nei quali ha raccontato la sua storia per poi trasmetterle alle mamme di domani sempre da una prospettiva alla pari e mai parlando da un gradino superiore.

Le parole e i commenti dell'autrice hanno quindi suscitato molte reazioni tra le mamme e le educatrici che non hanno esitato a scambiarsi battute e a sentirsi unite nella stessa sfida che accomuna le neo mamme a quelle più esperte, e cioè riuscire a crescere un figlio il più possibile lontano dai propri condizionamenti e dalle proprie aspettative, poiché il fine ultimo dell'educazione, in primis quella materna, è proprio quello di rendere ogni bambino libero di diventare se stesso.
Martina Besana
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