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Scritto Domenica 14 aprile 2019 alle 08:07

Casatenovo: Mohamed Ba ospite della vita comunitaria, per raccontare ''l'accoglienza''

È stato Mohamed Ba l’ospite della settimana di vita comunitaria che, anche quest’anno ha riunito tutti gli adolescenti della comunità pastorale Maria Regina di Tutti i Santi. Sotto la guida di don Andrea Perego, vicario per la pastorale giovanile, e di una decina di giovani educatori, quaranta ragazzi provenienti dalle parrocchie casatesi hanno vissuto “giorni di condivisione, approfondendo una tematica importante, quella della bellezza dell’incontro, dell’accoglienza, del dialogo.

Sono giorni importanti, per crescere e camminare insieme, diventando persone aperte e disponibili, in grado di incontrarsi, senza scontrarsi”, ha spiegato don Andrea, accogliendo Ba all’inizio della serata di martedì. Tra le diverse iniziative proposte ai ragazzi nella settimana, sul palco dell’oratorio di Valaperta è salito anche Mohamed Ba, che al racconto di queste tematiche ha dedicato una vita intera. Ba è nato in Senegal e approdato in Italia da anni, dove oggi è mediatore culturale, scrittore e attore, formatore, educatore, drammaturgo teatrale.

E a riempire il salone dell’oratorio valapertese - affollato dai ragazzi con i loro educatori ma anche da tantissimi adulti e parrocchiani della comunità con il parroco e prevosto don Antonio Bonacina – è stata la sua parlantina. Velocissima, che spazia da un italiano forbito a qualche parola di senegalese e perfino di dialetto milanese. E che ha usato per raccontare la sua storia, quella dell’Africa, del Senegal, ma anche dell’Italia, del mondo, dell’uomo e di tutta l’umanità.

“In Africa i giovani crescevano all’ombra del baobab, seduti in cerchio ad ascoltare il nonno che raccontava storie di vita, che si concludevano con le morali, era una scuola della saggezza”. “Avere non è possedere ma essere consapevoli di far parte di un gruppo di uomini su cui contare. Vietato pensare io ma usuale pensare noi”, mentre “Ogni vittoria è comune e ogni sconfitta è generale. Nessuno osava farsi la doccia mentre il vicino moriva di sete”.

Ba per Casatenovo è una vecchia conoscenza: negli scorsi anni è stato ospite di diverse associazioni e serate, per raccontare la sua storia, i suoi sforzi per “costruire ponti”. E proprio Ba è stato scelto dai cinque oratori casatesi per raccontare “la bellezza dell’accoglienza”, una tematica al centro della Fiaccolata estiva da Barcellona, insieme alla bellezza della fede, del divertimento e della natura, approfondite in altri incontri ad hoc.

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“In Senegal non esiste una parola per indicare lo straniero, ghè n’è minga. C’è solo una parola per indicare chi viene da fuori, tradotto come ospite”. Fotografie e spaccati di presente e di passato, dai baobab africani fino al commercio degli schiavi, alle spiagge lunghe centinaia di chilometri, alle sue esperienze di vita qui in Italia.

E quando le parole non bastano, c’è sempre la musica. Quella del suo tamburo, il djembe, perché “Ogni momento della nostra esistenza è sancito dal ritmo”. Ma anche la musica di “mamma dammi cento lire” e di “Waka waka”. Ba nel corso dello spettacolo cita Dante e Mosè, i saggi africani e il cogito ergo sum. Punto comune e centrale: l’uomo e l’umanità. E i ragazzi, con cui parla direttamente, insieme a tutti i presenti, invitandoli sul palco e ad andare “verso l’altro, che significa anche sentire i propri piedi sprofondare nella propria terra, essere se stessi e consapevoli dei propri valori”. “Abbiamo bisogno dell’incontro.

Abbiamo la necessità di incontrarci, ma prima scendiamo a patti con la memoria collettiva”. “Abbiamo bisogno di maggior convergenza di vedute”. Ba fa ridere, sorridere, riflettere e immaginare, spiegando che “L’uomo deve tornare ad essere il rimedio dell’uomo. La diversità non è reato o difetto della natura, è fonte di arricchimento. Nessuno lascerebbe la propria casa per salire su un barcone se quello non fosse più sicuro della sua casa. Nessuno si allontanerebbe dagli affetti se li non rischiava la vita. Nessuno baratterebbe la propria libertà con un’avventura in riva al mare se l’avventura non valesse mille volte più di quello che ha lasciato. Alla certezza di morte si sceglie una morte eventuale”.

E al termine di una serata intensa, quale miglior modo di salutarsi se non un canto insieme? “Qualunque cosa succeda, sediamoci e parliamo. Chiunque sbagli sia punito per l’errore, non per  la sua provenienza. Non si è mai morti di troppa accoglienza ma si muore doppiamente di indifferenza”.

Contributo fotografico: Pablo Paleari
Laura Vergani
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