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Scritto Venerdì 19 aprile 2019 alle 16:45

Casatenovo: Auditorium gremito per l'alpinista Moro e le sue ''imprese'' in vetta

Tra gli appuntamenti primaverili dell'Auditorium di Casatenovo, quello di martedì 16 aprile è stato sicuramente uno dei più attesi. Sul palco del cineteatro parrocchiale è salito infatti Simone Moro, noto alpinista originario di Bergamo che ha scalato otto dei "quattordici ottomila", ovvero l'insieme delle più alte montagne del mondo.

Simone Moro sul palco dell'Auditorium

L'evento, con inizio programmato per le ore 21, è riuscito a mandare sold-out l'Auditorium, davvero stracolmo di gente accorsa in massa per ascoltare gli affascinanti racconti dell'alpinista cinquantunenne.
La serata era infatti dedicata alle ''avventure'' invernali dello sportivo, famoso appunto per i suoi traguardi, raggiunti nei periodi più freddi dell'anno.
La serata ha preso il via con la possibilità di incontrare Moro, che ha firmato alcune copie del suo ultimo libro e concesso ai tanti presenti fra il pubblico una foto ricordo insieme, prima di partire coi racconti, legati sia alle vette conquistate, sia alle spedizioni, alcune delle quali dall'esito fallimentare e a volte anche tragico.

Simone Moro ha voluto iniziare con alcuni ringraziamenti particolari. "Casatenovo è un paese speciale per me: qui è nato il mio migliore amico, Gianmario Besana, che mi ha sempre accompagnato e seguito scattandomi fotografie. È una persona molto critica su questo, mi consiglia spesso come fare le foto, raddrizzandomi" ha esordito Moro, ringraziando quindi, per primo, il suo migliore amico.

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Il secondo ringraziamento è andato invece a Sergio Longoni: "Lui mi ha preso per mano sin da giovane e aiutato a realizzare il mio sogno, mi ha sempre dato fiducia senza mai togliermela e spero di poter dire di aver ripagato la sua fiducia"
Moro è poi partito con il racconto degli inizi, di quando era bambino. L'alpinista ha parlato del grande dono della vita e della possibilità di scegliere e costruirsi il proprio percorso. "Tutti noi abbiamo i nostri valori, quelli che di solito ti vengono dati in famiglia. Da piccoli ognuno pensa a cosa vuole fare da grande: il mio sogno era quello di diventare alpinista. La fortuna è che la mia famiglia non mi ha mai dato contro. Loro mi chiedevano quante persone mangiavano con l'alpinismo e io rispondevo uno solo: Reinhold Messner. Era quindi possibile riuscirci. I miei fratelli inoltre sono stati i miei primi veri alleati. Questo per dire che, in quanto persone, possiamo regalare sogni!".

Moro ha raccontato poi della fortuna di essere italiani, poiché i più grandi alpinisti sono originari proprio del nostro Paese: Cassin, Bonatti e Messner. "Mi sono chiesto in cosa non fossero riusciti loro: avevano fatto tutto! Tranne una cosa: raggiungere una montagna di 8000 metri di altezza in inverno'' ha spiegato l'ospite.
Un obiettivo non semplice, tanto che Moro dovette andare incontro anche ad alcune pesanti delusioni. Tra queste, una delle maggiori è l'aver perso Anatolij Bukreev, che morì in un tragico incidente in Nepal. Il kazako fu un grande amico dell'alpinista, che lo ha ricordato così: ''mi dispiace che lui non possa essere qui con noi, vorrei farlo conoscere a tutti. Purtroppo è morto il giorno di Natale del 1997 in una spedizione di cui, su tre persone, tornai solo io". Nonostante gli ostacoli però, Moro decise, nel 2003, di riprovare un 8000 in inverno; un obiettivo fallito anche questa volta perché la sua cordata dovette fermarsi a poco dalla cima. L'alpinista bergamasco non dovette però attendere molto per completare la sua sfida più importante, poiché il 2005 si è rivelato l'anno buono. Sebbene all'inizio nessuno volesse accompagnarlo, trovò poi dei compagni in tre alpinisti polacchi.

Insieme hanno affrontato la montagna Shisha Pangma dalla parete sud, dove batteva il sole. "Ci siamo portati il minimo indispensabile. La differenza tra inverno e primavera non è il freddo, ma altro. In questa stagione hai poche finestre di bel tempo in tre mesi. Il vento è il primo fattore limitante. Il secondo sono le attese: aspettare la finestra buona è molto lungo, immaginate aspettare tre mesi in tenda il bel tempo. Un altro problema è l'acqua, che non c'è. I laghi sono ghiacciati, il ghiaccio, staccato e riscaldato, diventa acqua distillata, è come bere l'acqua del ferro da stiro. Le bombolette di gas per il fornelletto non sono tante poi, l'acqua andava razionata bene per berla, ma usarla anche per lavarsi'' ha spiegato Moro parlando delle difficoltà di un'avventura del genere.

La squadra di Moro era così giunta quasi al punto dove, qualche anno prima, l'alpinista si era dovuto fermare; proprio lì, c'era da compiere una scelta. "Io e Piotr abbiamo deciso di continuare a salire". Mancava dunque poco al raggiungimento del traguardo, ma la strada era ancora lunga e Moro doveva passare dalla zona in cui si era bloccato nel 2003. "Da lì in poi ogni passo era nuovo. Mancavano solo 27 metri: erano eterni, ma poi sono arrivato. Non sognavo solo dall'anno prima di arrivare in cima, ma dal 1997, quando persi il mio amico Anatolij. È stato anche un momento storico, non perché era la prima volta dopo 17 anni che qualcuno aveva scalato un 8000 d'inverno, e nemmeno perché ero il primo non polacco, ma perché, da quel giorno, è rinato l'alpinismo invernale: qui abbiamo riaperto i giochi!" ha concluso Simone Moro, riscuotendo l'apprezzamento del pubblico al quale è riuscito a strappare un lungo e intenso applauso al termine della serata.
Alessandro Vergani
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