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Scritto Sabato 11 maggio 2019 alle 15:17

Gandhi: vittima di un'aggressione con l'acido, Lucia Annibali racconta agli studenti la sua storia e invita a denunciare sempre

"Due sono le possibilità che si aprono subito dopo che una violenza è stata consumata nei nostri confronti: rimanere schiacciati dal dolore oppure reagire e trasformare la sofferenza in uno strumento forte per contribuire al bene collettivo". Sono state le parole pronunciate dalla dirigente dell'istituto superiore Gandhi di Villa Raverio, Virginia Rizzo, che hanno aperto l'incontro sulla violenza di genere nell'ambito del progetto Unicef, sabato 11 maggio.

I protagonisti dell'incontro sulla violenza di genere svoltosi questa mattina all'istituto superiore Gandhi

Ospite speciale della mattinata è stata l'avvocatessa e deputata Lucia Annibali, testimone diretta del gravissimo tema al centro dell'iniziativa, rimasta irreversibilmente ferita al volto dopo un attacco con l'acido nel 2013 e ora attiva nella divulgazione e informazione riguardo a questo delicato argomento e coinvolta in prima persona negli anni nelle istituzioni politiche e sociali che si occupano di aiuto e supporto alle donne vittime di soprusi e in difficoltà.

Lucia Annibali

L'incontro, a cui hanno partecipato gli studenti e gli insegnanti della scuola besanese, si inserisce nel solco del progetto Unicef per il quale l'istituto Gandhi rappresenta uno dei punti di riferimento in qualità di Scuola Amica dell'intero programma proprio grazie alla partecipazione attiva delle sue classi in diverse attività su tematiche di rilevanza sociale. A conferma dell'importanza dell'incontro e della significativa opportunità che è stata data a tutti i presenti nell'assistere a una discussione così profonda ma molto concreta al tempo stesso, è stata invitata anche la dott.ssa Anna Miccoli, consigliere nazionale di Unicef, che si è soffermata sul ruolo decisivo dell'insegnamento scolastico per la formazione e la prevenzione della violenza di genere in particolare, ma di qualsiasi forma di aggressione in generale. Pensare alla scuola come al luogo in cui si può trovare l'opportunità di mettere in discussione gli insegnamenti che derivano dall'ambiente famigliare, talvolta offuscato da convinzioni e modalità di comportamento che non costituiscono legami e relazioni sane e sicure per lo studente, e in cui in qualche modo può trovare una valida alternativa per sviluppare in modo costruttivo la propria personalità.

A destra la giornalista Giusy Fasano

Il tema della prevenzione con l'importanza dell'educazione civica e sociale su queste tematiche è stato ribadito anche da professoresse ed educatrici che sono intervenute nel corso della discussione proprio per incentivare i futuri progetti e attività che verranno realizzati a livello scolastico in questa direzione.
Il cuore dell'incontro è coinciso con l'intervento della giornalista del Corriere della Sera, Giusy Fasano, che ha riassunto brevemente la drammatica sera di quel maledetto 16 aprile 2013 quando si è consumata l'inaccettabile violenza subita da Lucia.

Il consigliere nazionale di Unicef, dr.ssa Anna Miccoli

La relatrice si è quindi soffermata sul percorso personale che è stato intrapreso dalla vittima stessa nel momento in cui ha dovuto rialzarsi dopo la vicenda e riprendere in mano la propria vita con coraggio, un coraggio che nel caso di queste vittime può essere visto anche come una scelta e una consapevolezza di non essere responsabile delle violenze subite e di avere quindi il diritto di venire protette e aiutate per poter ritrovare la pace interiore e l'equilibrio nella propria vita. "La violenza si sceglie" ha infatti affermato la giornalista prima di passare la parola a Lucia Annibali, che ha invece ripercorso la sua esperienza professionale nell'ambito del supporto umano e sociale alle vittime di violenza di genere e ha quindi affermato la necessità reale di formare operatori capaci di relazionarsi con queste vittime per farle sentire accolte e ascoltate.

A destra la dirigente scolastica del Gandhi, Virginia Rizzo

"La donna che subisce violenza ha innanzitutto un bisogno impellente di trovare un proprio punto di riferimento con cui confidarsi e a cui affidarsi e che la faccia sentire come se volesse davvero farsi carico della sua storia. Uno dei problemi principali quando si affronta questa tematica è sicuramente l'ostacolo dello stereotipo e del luogo comune che rischiano di ricondurre presunte responsabilità infondate alla vittima nell'aver ricevuto quella determinata violenza, una colpa che invece deve sempre essere attribuita all'aggressore. Ci sono modi di relazionarsi che non sono buoni modi di stare bene insieme e avere il coraggio di riconoscere queste situazioni è il primo passo per sentirsi liberi dal pericolo che esse degenerino e portino a conseguenze talvolta irrimediabili" ha affermato l'on.Annibali, aggiungendo come la svalutazione a priori delle strutture giudiziarie e politiche nella risoluzione di casi come questi potrebbe costituire per le vittime un freno alla possibile denuncia di violenze e quindi avere fiducia nelle istituzioni è comunque qualcosa di fondamentale proprio per permettere a queste donne di avere una chance di liberarsi dei propri aggressori.

L'incontro è proseguito con le domande dei ragazzi nei confronti degli aspetti più critici della tematica, come lo stalking e i ritardi e le distorsioni che talvolta sembrano caratterizzare il giudiziario, che hanno dimostrato l'avvenuta recezione dei principi fondamentali della violenza di genere oltre che ad essere state frutto di stimoli e curiosità nati proprio durante le testimonianze ascoltate durante la mattinata.
Martina Besana
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