

Il saluto iniziale è toccato alla mamma di Vik, Egidia Beretta, che con commozione ha ringraziato coloro che oggi tengono vivo il ricordo di quel figlio perduto ma - come lei stessa ha detto - ''così vivo come non lo è stato mai''.

"Mi sento piena di pace. È lui che mi sorregge e mi sorride, e siete voi che avete dato un senso alla vita di Vittorio. Nel mondo tutti lo ricordano come il giusto, il resistente, il partigiano, l'uomo che della sua vita ha fatto dono. Grazie, perchè attraverso di voi Vittorio vive e insieme con lui noi continuiamo a restare umani".


Musica, teatro e numerosi interventi si sono poi susseguiti dal palco nell'arco di tutto il pomeriggio, e diverse le mostre allestite per ricordare l'attivista bulciaghese.

Significative le parole di Davide Mattiello, responsabile della rete nazionale di "Libera", che porta sempre con sè nel suo zaino il giornale di quel terribile giorno, quello dell'uccisione di Vittorio. "Attualmente stiamo lavorando per strappare dei terreni alla mafia. Per me Vittorio è importante e gli sono riconoscente, perchè mi aiuta a tenere presente la semplicità della pace e della giustizia" ha affermato.


A Gaza sarà presto costruito un pozzo d'acqua per ricordare Vittorio, un partigiano moderno che ha fatto della resistenza la sua bandiera. Così lo hanno voluto omaggiare Andrea Buffa e i suoi musicisti mettendo in scena lo spettacolo "Come api", una storia vera che racconta la resistenza in Brianza.

A seguire gli amici di Vik hanno dato vita ad un reading con scritti inediti di Vittorio, dei frammenti per ripercorrere quel percorso di altruismo e fratellanza che lo ha portato a Gaza.

Sul finale i ragazzi hanno applicato sul proprio corpo e sulle loro magliette bianche tocchi di pittura arancione, con la quale hanno anche realizzato la scritta "Restiamo umani".
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"Hai voluto donare per sempre i tuoi sogni al vento di Gaza: non ti dimenticheremo" hanno detto in coro.

Poco dopo altre persone si sono messe in fila per compiere lo stesso gesto, per avere sulla propria pelle un segno di Vittorio, un segno del proprio "no" ad ogni ingiustizia.

A concludere la commuovente giornata è stato don Nandino Capovilla, il coordinatore nazionale di Pax Christi: "Il nostro movimento deve essere continuo.

Oggi è anche la giornata giusta per parlare anche del processo, che dopo un anno è bloccato e non ha ancora visto un'azione del nostro governo. Vogliamo una verità che sia lontana dalla vendetta ma che riconosca questo crimine" ha infine affermato.
Contributo fotografico di Simona Proserpio