
Un'immagine dell'intervento dei
soccorsi a Cascina Oliva nel 2006
Tutti assolti per non aver commesso il fatto. La sentenza che proscioglie i quattro imputati dall'accusa di omicidio colposo (art.589 c.p.) è stata pronunciata nel pomeriggio di oggi dal giudice Gianmarco De Vincenzi.
Era il 21 dicembre 2006 quando a seguito di un incidente verificatosi in un cantiere di Cascina Oliva a Missaglia, perse la vita Gianfranco Bulgari, uno dei titolari dell'impresa edile che stava effettuando i lavori.
L'uomo, all'epoca 45enne, era rimasto ucciso da una scarica elettrica ad altissimo voltaggio, mentre stava effettuando dei lavori di posa del calcestruzzo in località Lomaniga. La disgrazia era infatti avvenuta in un cantiere a Cascina Oliva; proprio in quella circostanza l'uomo, in piedi intento a compiere l'operazione di posa, restò fulminato a causa del braccio meccanico collegato alla betoniera, che urtò i fili dell'alta tensione. Per lui non ci fu nulla da fare.
A processo per accertare eventuali responsabilità sulla sua morte, erano finite cinque persone: M.A.S., geometra che aveva redatto il piano di sicurezza del cantiere, M.D.P. e M.B., titolari insieme alla vittima, della società edile con sede in provincia di Bergamo che stava effettuando i lavori a Missaglia, G.C., responsabile della sicurezza dell'azienda da cui proveniva il mezzo edile che urtò i fili dell'alta tensione e infine F.L., a bordo della betoniera, il quale aveva già patteggiato la pena in precedenza.
La scorsa udienza davanti al giudice e al Pm erano sfilati alcuni testi tra cui un ingegnere esperto nel campo della sicurezza sul lavoro. L'uomo aveva esposto i contenuti della relazione svolta in merito alla dinamica dell'incidente, ricostruendo l'accaduto e le fasi del lavoro svolte dalla vittima, prima del drammatico infortunio mortale avvenuto intorno alle ore 13.
Nell'udienza odierna invece, a seguito della deposizione di uno degli imputati, M.A.S. e delle arringhe difensive dei legali della difesa, il pm vpo Bassi ha chiesto per i quattro la condanna a un anno e quattro mesi di reclusione.
Il giudice De Vincenzi invece ha assolto gli imputati per non aver commesso il fatto.