Numerosi gli interventi illustrati in conferenza dai cosiddetti “portatori di interesse” legati al territorio lecchese.
Sindaci, assessori, associazioni, enti locali e rappresentanti di comitati hanno preso ordinatamente la parola per protestare contro le possibili escavazioni reputate lesive per un territorio, quello lecchese, già interessato nel recente passato da invasivi ambiti estrattivi che ne hanno irrimediabilmente rovinato la conformazione originale.
A prendere la parola sono stati cinque amministratori comunali, due rappresentanti dei Parchi locali, quattro associazioni e due gruppi politici provinciali.
Ad aprire il lungo elenco di osservazioni è stata l’amministrazione di Civate rappresentata dal sindaco Baldassarre Mauri e dall’assessore Simone Scola:
“in un periodo di crisi per l’edilizia assistiamo a una richiesta annua di escavazione sul monte Cornizzolo pari a 5 volte la quantità di roccia estratta da Holcim sul territorio lecchese nel recente passato. Nella relazione provinciale viene delineato un importante quadro vincolistico sul sito estrattivo del Cornizzolo che però mal si adatta al vistoso aumento apportato alla perimetrazione del giacimento. Ci auguriamo che il consiglio provinciale valuti attentamente la questione e che possa stralciare, definitivamente, la scheda Gi.4 del Cornizzolo. Per noi amministrazioni esiste soltanto un risultato logico possibile: sulla nostra montagna non si dovrà più cavare, le ricchezze storiche, ambientali e culturali concentrate sul Cornizzolo hanno senza dubbio un valore maggiore rispetto a ciò che può offrire un nuovo ambito estrattivo”.
Da sinistra a destra: Alessandro Origo, sindaco di Verderio Inferiore, Giampiero Tentori, assessore di Valmadrera,
Simone Scola, assessore a Civate e il primo cittadino civatese, Baldassarre Mauri.
Deciso anche l’intervento del Coordinamento Cornizzolo, in rappresentanza della 59 associazioni locali aderenti ed espresso all’aula dal portavoce Giuseppe Stefanoni:
“in rappresentanza delle migliaia di cittadini che aderiscono alle nostre associazioni, chiediamo con forza che non venga prevista dal nuovo Piano Cave alcuna apertura di fronti estrattivi sulla montagna. Tutti i vincoli citati dalla relazione, le acclarate valenze ambientali, geologiche, naturalistiche, storiche, religiose e culturali di questo monte debbono condurre senza ulteriori tentennamenti o giochi politici a un solo risultato, quello di non consentire ulteriori sfruttamenti del territorio. Siamo esterrefatti nel vedere che con un semplice colpo di penna la risorsa del giacimento è più che triplicata, con la giustificazione di voler provvedere al ripristino dell’ex cava Borima. È all’evidenza di tutti che questo luogo non necessita di alcun ripristino: se si vuole perimetrarla per una maggiore sicurezza è una cosa, ma se si vuole riattivare una cava usando come specchietto per le allodole la parola “ripristino” ci opporremo con tutte le nostre forze all'intervento”.
Giuseppe Stefanoni, portavoce del Coordinamento Cornizzolo comprendente 59 associazioni del territorio
Criticità sotto il profilo ambientale e turistico sono state espresse da Carlo Colombo, sindaco di Annone Brianza:
“se in 10 anni non è stato cavato nel lecchese un solo grammo di sabbie o ghiaie, perché proporre le escavazioni proprio ora in un momento “nero” per l’edilizia? Il sito individuato ad Annone non risulta essere intaccato dalla mano dell’uomo e siamo convinti che il territorio, già gravato da numerose cave e diversi impianti provinciali per il trattamento dei rifiuti, abbia già abbondantemente dato. Annone realizzerà poi una pista ciclopedonale proprio in prossimità del sito individuato per l’escavazione di sabbie e ghiaie. L’avvio delle escavazioni ucciderebbe la percezione turistica che il nostro territorio inizia ad avere. Alla Provincia chiedo di pensare a queste ragioni e di evitare ai sindaci che verranno di dover posizionare, in prossimità delle cave, i pannelli “questo scempio è stato realizzato con il contributo della Provincia di Lecco”.
Carlo Colombo, sindaco di Annone Brianza, affiancato dal vicesindaco di Suello Angelo Valsecchi e dal primo cittadino Carlo Valsecchi
Decisa l’opposizione del collega di Verderio Inferiore, Alessandro Origo:
“per quanto ci riguarda il sito estrattivo interessa una superficie di 900.000 mq, ben un terzo del territorio non urbanizzato del Comune che amministro. Una superficie enorme, un’ipotesi estrattiva che stravolgerebbe tutti gli interventi di mitigazione in essere tra area urbana e industriale. Per questo il mio giudizio non può che essere quello di un’assoluta contrarietà al sito estrattivo in questione”.Criticità sono state espresse anche dall’assessore missagliese Paolo Radaelli, in merito alla possibile nuova cava di Novaglia:
“la zona individuata si trova all’interno di un corridoio ecologico importante per il Parco del Curone. La mancanza di superfici boscate creerebbe un impatto paesaggistico enorme, con la compromissione del pregio naturalistico dell’area. Delle 150 osservazioni pervenute in sede di redazione del Pgt ben 15 hanno riguardato questa zona del paese, motivate dal fatto che i cittadini vogliono tutelare il territorio e non vogliono vederlo compromesso da cave o urbanizzazioni. Aprire una cava a Novaglia significherebbe andare a isolare una cascina storica aggravando il già intenso traffico della zona, con la movimentazione dei mezzi pesanti da e per il sito estrattivo. Per questo anche noi chiediamo lo stralcio di questa scheda dal Piano Cave”.
L'assessore missagliese Paolo Redaelli
Una contrarietà unanime che ha visto unite amministrazioni comunali di estrazioni politiche diverse, associazioni, parchi e gruppi di diversa estrazione, fermamente convinti a preservare lo stato di conservazione di molte aree del territorio lecchese interessate dal nuovo Piano Cave.