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Scritto Domenica 01 maggio 2016 alle 18:27

Barzago: votato un 'odg' contro la fusione dei piccoli comuni. Tentori, ''Assurdo cancellare la nostra storia per pochi euro''

Restituire le risorse e la dignità ai piccoli Comuni, altro che eliminarli. È questo il "leit motiv" dello speciale ordine del giorno presentato venerdì sera in consiglio comunale di Barzago dal gruppo di maggioranza "Il Paese Barzago".
Il sindaco Mario Tentori è tornato sul tema - più che mai di attualità - delle aggregazioni dei comuni con popolazione inferiore ai 5mila abitanti, esprimendo ancora una volta la propria contrarietà in merito a "scelte di livello politico-governativo che hanno puntato a ridurre pesantemente le risorse".

Il consiglio comunale riunito a Barzago

"L'affermazione più infondata è che i piccoli comuni non sarebbero più in grado di reggersi da soli perché non hanno più risorse. Quindi, l'unica strada per il futuro sarebbe quella d fondersi. È un'affermazione totalmente errata e frutto di miopia politica" ha dichiarato, con convinzione, il primo cittadino barzaghese.
Mario Tentori ha poi fatto presente al consiglio comunale che, nel caso specifico di Barzago, l'esperimento delle funzioni associate con altre realtà amministrative locali del territorio non è andata a buon fine.
"Nel 2014 avevamo già preso posizione come Comune contro questa iniziativa, perché credevamo che l'obbligatorietà per legge non potesse funzionare. Siamo stati costretti a condividere il servizio di vigilanza, il catasto e l'assistenza sociale. Due sono state sciolte, resta il catasto che però non garantisce grandi risultati. Sono state fatte otto visure in un anno di cui nemmeno una di Barzago, che sta dando a Viganò 1000 euro per questo servizio. Per quanto riguarda la polizia locale - ha specificato Tentori - andremo a cercare delle modalità di convenzione con altri comuni che consentano maggiori pattuglie sul territorio senza che si crei un unico responsabile e un unico ufficio".

Il sindaco Mario Tentori

Una decisione di buon senso, secondo l'amministrazione barzaghese, quella di "cambiare rotta" rispetto all'aggregazione e alla fusione dei piccoli enti locali. "Noi versiamo allo Stato oltre 600mila euro di Imu sui fabbricati industriali e altri 150mila per il Fondo di Solidarietà. Siamo noi a finanziarlo e non viceversa" si è così espresso il primo cittadino, sottolineando la contraddizione statale legata alla volontà di risparmio attraverso l'elargizione di sostanziosi contributi finalizzati ad incentivare le funzioni.
Servizi che, tra l'altro, risultano essere gestiti in sinergia sul territorio già da tempo a partire dai rifiuti, l'acqua, la sanità, la sicurezza, la cultura, l'iter degli appalti.
"L'articolo 5 della Costituzione proclama il più ampio decentramento amministrativo. Occorre amministrare con criterio il proprio territorio a favore dei cittadini, con buon senso, condividendo le aggregazioni di servizi quando vi siano reali risparmi e sinergie, e non sulla base di aridi calcoli a tavolino" ha sottolineato ancora Tentori.

Il gruppo di minoranza Barzago Viva

Infine, il sindaco di Barzago si è appellato al senso civico dei consiglieri e della propria comunità. "Siamo noi l'ultimo contatto con la gente, a cui garantiamo i servizi. Invitiamo tuti, cittadini e governanti, ad osservare il gonfalone del proprio Comune. Il nostro stemma rappresenta la croce bianca dei Trebbia, ricca famiglia di feudatari barzaghesi, e il leone con la chiave d'argento simbolo degli Isacchi. Lì vi sono raffigurati secoli di storia locale e una comunità ricca di civiltà e di tradizioni. Premere d'imperio per cancellare i nostri gonfaloni con l'arido obiettivo di raggranellare qualche euro vuol dire perciò dimostrare di non conoscere la cultura dei luoghi, oltre ad avere poco rispetto per la nostra gente".
L'ordine del giorno è stato votato all'unanimità dall'intero consiglio comunale e nei prossimi giorni sarà inoltrato alle istituzioni a partire dal Governo fino al Prefetto di Lecco, ai parlamentari lecchesi, al consigliere regionale, all'ANCI Lombardia e all'ANPCI e infine agli altri comuni del territorio.

Di seguito il testo completo dell'ordine del giorno approvato a Barzago:
OdG su risorse e aggregazioni dei piccoli comuni
Consiglio Comunale del 29 aprile 2016



Restituire le risorse e la dignità ai piccoli Comuni, altro che eliminarli!

I Comuni sono in questi giorni alle prese con i difficili bilanci di previsione per il 2016 ed emerge in modo sempre più evidente come sia oltremodo necessario invertire la rotta intrapresa, soprattutto in tema di piccoli Comuni, con scelte governative che hanno puntato a ridurre pesantemente le risorse. Purtroppo questo avviene tutt’ora con un’ulteriore diminuzione di decine di migliaia di euro anche nel 2016, poco importa se dovuto ad una compensazione interna ai Comuni stessi.

L’affermazione più infondata è che i piccoli comuni non sarebbero più in grado di reggersi da soli perchè non hanno più risorse. Quindi l’unica strada per il futuro sarebbe quella di fondersi.
E’ una affermazione totalmente errata e frutto di miopia politica. Basta esaminare i dati sui trasferimenti dello Stato per scoprire che attualmente siamo noi Comuni a finanziare lo Stato e non viceversa. Come? Con la contribuzione al Fondo di solidarietà, attuato con il prelievo statale di oltre il 22% dell’IMU ordinaria (occorrente per Comuni e città del sud) e con l’ulteriore versamento, sempre allo Stato, dell’IMU sui fabbricati produttivi (per Barzago oltre 615.000 euro). Sono centinaia di migliaia di euro di tasse comunali prese dallo Stato senza che dallo stesso venga ritornata almeno una minima percentuale dell’Irpef che i nostri concittadini versano ogni anno. Ad esempio per Barzago l’Irpef versata annualmente è di oltre 7,2 milioni di euro (dato 2014). Di questi non ci ritorna nemmeno 1 euro.

L’idea di fondere o accorpare obbligatoriamente i piccoli Comuni non è quindi frutto di eventi fatali, ma deriva da precise scelte politiche intraprese da più di un decennio dai vari Governi. Solo il 2,1% del debito pubblico è causato dai Comuni. Ben il 97,88% è determinato dallo Stato, dagli Enti di previdenza, dalle Regioni e dalle Provincie. Eppure ai Comuni sono stati tagliati quasi 12 miliardi di euro (dati ANCI Lombardia).
Basterebbe avere una strategia lungimirante su ciò che possono rappresentare i piccoli comuni per il bene del Paese, per le comunità, per i cittadini, e allora si capirebbe come la prospettiva di penalizzarli e di costringerli a fondersi è profondamente errata, irrazionale e controproducente.

Ma c’è un altro tema importantissimo, sul quale i cittadini e i loro governanti farebbero bene a meditare, ed è la nostra Costituzione, che agli articoli 5, 114, 117 e 119 così sancisce in merito ai Comuni:

Art. 5
“La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principî ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.”

Art. 114
“La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato. I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i princìpi fissati dalla Costituzione. (...)”

Art. 117
(...) I Comuni, le Province e le Città metropolitane hanno potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell’organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite.

Art. 119
“I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno risorse autonome. Stabiliscono e applicano tributi ed entrate propri, in armonia con la Costituzione e secondo i principi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario. Dispongono di compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibile al loro territorio.
(...)Le risorse derivanti dalle fonti di cui ai commi precedenti consentono ai Comuni, alle Province, alle Città metropolitane e alle Regioni di finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite.”

Ebbene, noi rileviamo come invece si stia andando in direzione diametralmente opposta:
⦁    aggregare e fondere non è decentramento ma accentramento;
⦁    i tagli e le centinaia di vincoli e incombenze burocratiche non danno ma tolgono qualsiasi autonomia;
⦁    l’aggregazione obbligatoria delle funzioni è il contrario della potestà regolamentare;
⦁    non esiste più la compartecipazione al gettito dei tributi riferibili al territorio;
⦁    non esiste più autonomia finanziaria se si continua a finanziare lo Stato con i tributi locali.

Ci fa piacere che il viceministro all’economia Enrico Morando abbia recentemente bollato come “anticostituzionale” qualsiasi idea di imporre aggregazioni e fusioni dei Comuni dall’alto. Così come apprezziamo il Ministro Enrico Costa che ad un convegno ANCI ha sostenuto che “i piccoli comuni sono una risorsa fondamentale non solo per i sindaci e i consiglieri ma anche per i volontari, le proloco, la protezione civile, gli alpini. È fondamentale che i nostri amministratori, di cui conosco passione e dedizione possano lavorare serenamente, senza che lo Stato metta loro i bastoni tra le ruote. (...) Non vogliamo far scomparire nessuno...”.

Ma ora si tratta di passare dalle affermazioni a scelte politiche concrete per restituire ai Comuni le risorse di loro competenza in modo che riescano ad amministrare con criterio il proprio territorio a favore dei cittadini, con buon senso, condividendo le aggregazioni di servizi quando vi siano reali risparmi e sinergie, e non sulla base di aridi calcoli a tavolino.
La gestione comune dei servizi non è per noi una novità. Nella nostra provincia, in questo tratto di Brianza, lo abbiamo dimostrato da decenni con la gestione dei rifiuti, l’acqua, la sanità, la sicurezza, la cultura, la gestione unica degli appalti e tanti altri temi.

I piccoli Comuni non sono quindi un peso o, peggio ancora, un costo per la collettività. Anzi. In questi anni (e purtroppo è un tema che emerge frequentemente) sono proprio alcune Regioni e grandi città a fornire indegne notizie di cronaca su sperperi, ruberie e corruzioni varie.

Noi amministratori dei piccoli Comuni, avendo presente in primo luogo il bene del Paese e delle nostre comunità, chiediamo quindi che Governo e Parlamento intervengano per:
⦁    Stabilire in modo certo e stabile le risorse che ci spettano per la compartecipazione alle tasse versate dai nostri cittadini, in ossequio all’art. 119 della Costituzione.  Va da se che vi debbano essere ragionevoli quote di solidarietà per i Comuni che hanno meno risorse.
⦁    Lasciare ai nostri Comuni le risorse proprie, quali l’IMU, derivanti dall’attuazione piena del federalismo fiscale, in modo che le nostre comunità possano avere autonomia di bilancio in base alle reali esigenze del territorio.
⦁    Consentire la possibilità di decidere sulle assunzioni del personale, in primo luogo per sostituire coloro che si spostano o vanno in pensione, in modo da garantire il funzionamento e l’efficacia dei servizi ai cittadini.
⦁    Eliminare gli eccessivi vincoli di bilancio e tutte le incombenze burocratiche, inutili per i Comuni di piccole dimensioni, che assorbono molte risorse e non forniscono alcun beneficio per Stato, famiglie e imprese.

Basterebbero queste poche decisioni di buon senso e una conseguente stabilità di leggi e normative, per tornare ad essere di impulso per le attività economiche e per ricreare fiducia e credibilità nelle Istituzioni.

Tutti noi ci siamo impegnati per dare un servizio ai nostri paesi, alla nostra gente e tutti sappiamo che i cittadini quando hanno una necessità si rivolgono in prima istanza al loro Comune. La sovranità, non dimentichiamolo mai, appartiene a loro.

E se un Comune dovesse valutare l’opportunità di fondersi con un altro, andrà sviluppato il percorso democratico, già previsto per legge, nel quale proprio ai cittadini spetterà la decisione finale, senza imposizioni dall’alto.

E che dire dell’idea di incentivare le fusioni con erogazione di sostanziosi contributi? Da una parte lo si fa per risparmiare e dall’altra si sostiene un costo di centinaia di milioni di euro. Una totale contraddizione.

Invitiamo tutti, cittadini e governanti, ad osservare il gonfalone del proprio Comune. Il nostro stemma rappresenta la croce dei Brebbia, ricca famiglia di feudatari barzaghesi, e il leone con la chiave d’argento simbolo della forza e della potenza con cui la famiglia Isacchi ha governato il paese. Lì vi sono raffigurati secoli di storia locale e una comunità ricca di civiltà e di tradizioni. Premere d’imperio per cancellare i nostri gonfaloni con l’arido obiettivo di raggranellare qualche euro vuol dire perciò dimostrare di non conoscere la cultura dei luoghi oltre ad avere poco rispetto per la nostra gente.


Il presente OdG viene inoltrato al Governo, al Prefetto di Lecco, ai parlamentari del nostro territorio, al consigliere regionale, all’ANCI Lombardia, all’ANPCI, agli altri Comuni del territorio.

S.A.
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