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Scritto Martedì 06 settembre 2016 alle 16:06

Mais: anno ricco d'acqua, la grandine ha rovinato il raccolto. Anche a Missaglia la resa è limitata, si punta ad altre colture

L'estate ormai al termine è stata particolarmente favorevole per la crescita del mais, ma le stagioni molto secche degli ultimi anni hanno portato ad una diminuzione degli investimenti, e di conseguenza delle superfici destinate alla coltivazione del cereale sul territorio lecchese. La Coldiretti ha indicato rese in crescita di circa il 10%, ma estensioni in calo del 18,7% negli ultimi quattro anni in provincia di Como e del 2,5% in provincia di Lecco.
In Lombardia, dove oltre 314.000 ettari sono coltivati a mais, le province più "gialle" sono Cremona (78.000 ettari), Brescia (72.000) e Mantova (oltre 56.000). A seguire Lodi (31.630 ettari), Pavia (27.966), Milano (21.680) e Bergamo (19.847). Superfici molto più ridotte a Monza (1.873 ettari), Varese (1.399), Como (1.821), Lecco (1.024) e Sondrio (poco più di 700). Quest'ultima è anche l'unica provincia che in Lombardia ha fatto registrare un aumento delle superfici (circa 30 ettari) nell'ultimo anno.


La tendenza alla riduzione della coltivazione è stata confermata da alcuni produttori del nostro territorio, mentre nel lecchese la variante dello "scaiolo" caratteristica della Val San Martino va decisamente in controtendenza.
"Al mais serve acqua, in particolare nei mesi di giugno e luglio che sono quelli della fioritura" ha spiegato uno dei titolari della società agricola "Busi Battista e Daniele" di Verderio. "La nostra però non è una zona irrigua, quindi molto dipende dall'andamento dell'estate. Gli ultimi anni la pioggia si è fatta desiderare, abbiamo ridotto la produzione ad una quindicina di ettari, piantando in alternativa la soia. Il nostro è mais destinato all'alimentazione degli animali, raccogliamo le pannocchie a ottobre e rivendiamo la granella".
Ha ridotto la coltivazione da 75 a 54 ettari l'azienda agricola Brivio di Missaglia, per gli stessi motivi. "Quest'anno la pioggia non è mancata ma purtroppo neanche la grandine, che nella nostra zona ha danneggiato le piante" ha spiegato il titolare. "Abbiamo diminuito gli investimenti optando per altre colture, la resa era in calo. Coltiviamo mais destinato ai mangimi animali, rivendendo la pianta intera e la granella, cioè i chicchi".
Tutt'altro discorso invece per il circondario lecchese, dove non sono presenti estensioni di mais "tradizionale" ma si coltiva la varietà "scagliolo" che sta conoscendo una grande popolarità. "Questo cereale soffre molto meno la siccità, e questa estate rispetto ad altre zone del lecchese siamo stati fortunatamente risparmiati dalla grandine" ha spiegato il titolare della Val di Racul, azienda agricola di Valgreghentino. "Noi coltiviamo meno di un ettaro, in tutta la Val San Martino sono una decina. La redditività è molto bassa, le pannocchie crescono su terreno collinare e il raccolto non è estensivo, ma si tratta di un prodotto che ha ottenuto la certificazione di "mais antico", molto apprezzato per l'alimentazione umana. La superficie coltivata è in crescita".


I primi dati diffusi dalla Coldiretti parlano di una produzione di oltre 650 quintali di trinciato all'ettaro in Lombardia quest'anno, contro una media di 600 per ettaro. Le previsioni indicano prezzi fra i 18 e i 19 euro al quintale, ma l'oscillazione dipende anche da come si evolverà il mercato internazionale.
"A Como e Lecco - ha sottolineato Fortunato Trezzi, presidente della Coldiretti interprovinciale - il mais rappresenta la base dell'alimentazione di un sistema zootecnico da latte e da carne con oltre 27.000 bovini in una rete di aziende che, fra titolari e dipendenti occupa circa 2.000 persone, senza considerare quelli coinvolti nell'indotto". Numeri che salgono a 400.000 bovini e 4 milioni di suini in Lombardia, dove sono occupate 30.000 persone.
Quest'anno è stata indicata una produzione di alta qualità, con un buon sviluppo delle piante e la progressiva diversificazione delle varietà, con il mais è utilizzato anche in molti altri modi: dalla farina per polenta e prodotti da forno, alle gallette soffiate e alla birra, dalle buste della spesa biodegradabili ai tessuti per vestiti, fino alle posate riciclabili.
In Lombardia, dove oltre 314.000 ettari sono coltivati a mais, le province di Como e Lecco quest'anno registrano una superficie rispettivamente di 1.821 e 1.024 ettari. Nel lecchese per lo più la destinazione d'uso è quella del foraggio animale, anche se non mancano piccole superfici per la variante dolce (edibile dall'uomo) e utilizzabile per uso energetico.
R.R.
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