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Scritto Domenica 09 ottobre 2016 alle 08:23

Molteno, 'Konig': entro fine mese tutta la forza lavoro a casa. Alcuni già ricollocati

Lo stabilimento della Konig Spa di Molteno si è svuotato della forza lavoro. Con la fine del mese di settembre infatti, gran parte dei dipendenti interessati dalla proceduta di mobilità aperta dall'azienda hanno chiuso definitivamente il proprio rapporto di lavoro. Circa una settantina di persone, su 103 colpite dalla decisione aziendale, hanno smesso di varcare i cancelli dell'azienda di viale Lombardia. Le prossime uscite saranno poi così scaglionate: una decina la metà di ottobre e i restanti alla fine del mese. "Qualche lavoratore è risulto a ricollocarsi, soprattuto quelli più giovani. Anche altri con più esperienza e alcune donne sono riuscite a trovare nuove possibilità, spostandosi in qualche caso nella vicina provincia di Como. Tutte queste persone hanno dovuto abbandonare quanto avevano concretizzato negli anni e cercare una ripartenza, talvolta a tempo determinato" ha spiegato Luigi Panzeri della Fiom Cgil che ha seguito la vicenda insieme a Giovanni Gianola della Fim Cisl.


Come si ricorderà, la vicenda della Konig aveva tenuto con il fiato sospeso per qualche mese, dopo che la Pegaw, società austriaca che nel settembre 2015 ha acquisito il sito specializzato nella produzione di catene da neve, ha annunciato, lo scorso aprile, un drastico piano di dismissione aziendale. La decisione ha fatto seguito alla scelta di trasferire la produzione negli stabilimenti in Carinzia, Austria e Repubblica Ceca e di lasciare nel sito moltenese soltanto gli uffici commerciali e il reparto di logistica che impiegano circa 25 persone. A nulla sono serviti gli sforzi compiuti per cercare di far cambiare rotta alla dirigenza con la convocazione di tavoli istituzionali, da quelli regionali fino al vertice al Ministero dello Sviluppo Economico. La Pegaw, alla fine di giugno, ha formalizzato la decisione di mettere in mobilità 103 lavoratori, offrendo due garanzie: una mobilità incentivata attraverso il meccanismo dell'outplacement, vale a dire una formazione adeguata per dare l'opportunità di futuri spiragli lavorativi e uno sbocco positivo dei dipendenti nel caso di un ampliamento della logistica o di un incremento della produzione. "E' desolante vedere un'azienda "spenta" che ha impoverito nuovamente il nostro territorio" ha aggiunto Panzeri. "Intanto continua il dramma delle persone che restano senza lavoro, con famiglie da sostenere. Se questi sono i miglioramenti, forse è meglio fermarsi". Il sogno di festeggiare i cinquant'anni di attività ha avuto la peggiore delle conclusioni per i lavoratori di un'azienda del territorio nota a livello mondiale.
M.Mau.
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