Scritto Venerd́ 16 luglio 2021 alle 08:41

Viganò: intervista al vicesindaco Stefano Cazzaniga che si ferma dopo tre mandati in municipio

Dopo quindici anni di esperienza nell'amministrazione comunale viganese, l'attuale assessore e vicesindaco Stefano Cazzaniga, 34 anni e titolare delle deleghe a bilancio, politiche giovanili, rapporti sovracomunali, sport e tempo libero, ha annunciato che non si ricandiderà alle prossime elezioni comunali che si terranno in autunno.
Una scelta, la sua, che era stata resa nota nei giorni scorsi dallo stesso primo cittadino Fabio Bertarini, che invece correrà come candidato sindaco anche per la prossima tornata elettorale, così come l'assessore uscente Renato Ghezzi.
Dopo tre mandati amministrativi abbiamo dunque intervistato il vicesindaco per ripercorrere insieme a lui questi anni in politica e per capire meglio quali sono i ricordi di un’esperienza avviata poco dopo aver raggiunto la maggior età.


Stefano Cazzaniga

- Cazzaniga, partiamo dalla fine: quali sono i motivi che l'hanno spinta a non ricandidarsi in vista delle prossime elezioni?


La motivazione è molto semplice: vorrei dedicarmi di più alla mia vita privata e lavorativa e ho dunque deciso di prendermi una pausa dalla politica.
È stata una scelta che ho ponderato e su cui ho ragionato in questi mesi, non è stata una decisione affrettata o mossa da un evento in particolare. Ho iniziato come consigliere comunale quando avevo 19 anni e ho trascorso in qualità di amministratore quasi la metà della mia vita. Ho quindi pensato che fosse giunto il momento di prendermi un momento di stacco per concentrarmi meglio su me stesso. Non si tratta comunque di un addio definitivo alla politica.




A sinistra il segretario comunale dr. Marco Redaelli

- Lei ha 34 anni, quindi senza dubbio tre lustri costituiscono gran parte della sua vita al servizio del Comune di Viganò. Cosa si ricorda dei primi tempi vissuti in politica?

Sicuramente ricordo bene la sensazione di spaesamento iniziale perché cominciava per me un’esperienza totalmente nuova e diversa da quelle che avevo vissuto fino a quel momento. A 19 anni non comprendi fino in fondo il senso e l’importanza del ricoprire un ruolo pubblico ed è stato abbastanza faticoso entrare nelle logiche istituzionali e burocratiche del Comune. All’epoca cominciai sotto la prima amministrazione del sindaco Ghezzi, fui chiamato a partecipare alla lista e acconsentìi, accogliendo l’invito come l’inizio di una nuova avventura. Fino a quel momento avevo avuto solo esperienze di volontariato, soprattutto nel contesto dell’oratorio, ed è stato quindi un cambio radicale che mi ha spinto ad assumermi fin da subito alcune responsabilità importanti.


-Rispetto ai primi anni, cosa si sente di portare a casa in termini di insegnamento, nelle fasi finali di questa esperienza?

È stato un percorso molto formativo che, dall’inizio alla fine, mi ha aiutato molto e mi ha arricchito umanamente. Sono cresciuto sia dal punto di vista delle relazioni umane che professionali, che sono poi quelle con cui mi sono trovato ad avere a che fare nel mondo del lavoro, man mano che diventavo più adulto. Le competenze che mi porto a casa sono sicuramente quelle della progettazione e della programmazione, aspetti che ho appreso scontrandomi con le questioni più concrete e pragmatiche del lavoro da amministratore, ma anche l’attitudine alla risoluzione dei problemi e alla gestione degli imprevisti, dove la pandemia è stata solo l’ultima di una serie.

-Quali sono stati i momenti più impegnativi o difficili della sua esperienza in questi quindici anni?


Nel corso del tempo ci sono stati diverse fasi in cui abbiamo dovuto accordare o aggiustare delle situazioni che non erano più congeniali e che sono state quindi un banco di prova. Se ripenso a questi anni credo che ad ogni tornata elettorale, dove compivo un passaggio in più rispetto alla posizione precedente, ho sempre cercato di assumere le nuove responsabilità come ulteriori sfide. Ho iniziato come consigliere, per fare poi l’assessore e per diventare infine nel corso dell’attuale legislazione anche vicesindaco. Mentre le responsabilità aumentavano ho potuto toccare con mano e più da vicino i diversi progetti in fase di elaborazione e, essendo Viganò un piccolo comune, sono entrato anche in contatto con le questioni che non pertenevano direttamente alle mie aree funzionali. Gli ultimi cinque anni da vicesindaco sono però sicuramente stati quelli in cui ho sentito più il senso del dovere e nei quali ho iniziato a vedere le cose in un’ottica di responsabilità più matura.


Stefano Cazzaniga con il sindaco Fabio Bertarini

-La pandemia da Covid-19 si inserisce probabilmente fra i momenti più difficili. Come ha vissuto questo ultimo anno e mezzo?

Si tratta sicuramente dell’esperienza più importante, in termini di portata distruttiva e per la sua imprevedibilità, con la quale mi sono confrontato in questi anni da amministratore.
E' stato un momento intenso e ho potuto vivere in egual modo il mio ruolo politico perché, almeno nella fase iniziale della pandemia durante l’anno scorso, mi ritrovavo tutti i giorni in municipio a gestire la situazione e a cercare di stare al passo con le notizie in compagnia del sindaco e dell’assessore Ghezzi. Lavorando nel settore della scuola, che si era inizialmente fermato, sono riuscito a conciliare la mia vita professionale con quella da amministratore, ma è stato comunque un periodo molto duro e un momento di prova molto forte per tutti. Ci trovavamo completamente allo sbando, ma anche in quel periodo difficile è emersa da parte del gruppo la capacità di affrontare le cose in modo unito e compatto.

-Se dovesse tracciare un bilancio finale di questa esperienza, quali parole userebbe per descriverla?

È stato un percorso positivo, ci sono stati momenti in cui le difficoltà si sono fatte sentire più intensamente, episodi in cui c’è stata molta titubanza, soprattutto quando ero più giovane, e anche l’incertezza sulle proprie responsabilità. Quando sono entrato per la prima volta nella vita amministrativa a 19 anni mi affascinava la politica ed ero entusiasta all’idea di poter realizzare qualcosa di concreto all’interno di un comune e di una comunità di persone. Ho iniziato forse anche per curiosità, per capire cosa volesse davvero dire l’impegno civico e politico, poi dopo anni di esperienza le motivazioni si trasformano e maturano ed emerge il senso di responsabilità e la volontà di contribuire attivamente per la cittadinanza. La cosa che ho sempre trovato bella e stimolante di questa esperienza è che ogni cinque anni vieni valutato dalla popolazione attraverso il voto e questo ti spinge a fare sempre meglio per migliorare la tua azione e il tuo impegno.


Il gruppo ''Viganò - il sindaco di tutti'' alla vittoria elettorale del 2016

-Abbiamo parlato di episodi negativi e di difficoltà. Ci sono invece delle opere o dei momenti di cui va fiero e che rappresentano dei ricordi positivi?

Mi sono molto affezionato negli anni alla questione del centro estivo, che ho sempre seguito con piacere, ma ci sono state tante altre cose che sono contento di aver contribuito a realizzare. Ricordo molto bene i lavori di ristrutturazione del palazzo comunale di circa dieci anni fa, avevo seguito io la parte di preparazione del progetto e avevo poi svolto una ricerca all’archivio di Stato di Como sulle diverse proprietà del palazzo. Questa piccola finestra storica durante il lavoro da amministratore è un episodio sicuramente positivo che mi era piaciuto molto e che si è saldato poi con la soddisfazione di aver portato a termine il restauro. Un’altra cosa che mi ha segnato, più sul piano delle competenze trasversali, è stata anche la realizzazione del parco pubblico Il Gelso, costruito con il coinvolgimento dei cittadini e delle associazioni e che è tutt’oggi una bellissima opera di cui andiamo fieri.

-C’è qualcuno che vorrebbe ringraziare e che l'ha accompagnata in particolar modo in questi anni da amministratore?

Il ringraziamento va ovviamente a tutta l’amministrazione perché si lavora in gruppo e il gruppo in sè è fondamentale per arrivare al risultato. Dietro la macchina burocratica del Comune c’è innanzitutto una squadra che funziona e che ha funzionato in questi anni ed è solo attraverso la valorizzazione del contributo di ciascuno che è stato possibile lavorare in modo unito. Ringrazio quindi tutti coloro che ho conosciuto e con cui ho lavorato: ovviamente il sindaco Bertarini e l’assessore Ghezzi, e in particolar modo anche i dipendenti comunali che hanno dimostrato disponibilità e affidabilità anche nei momenti più difficili e soprattutto in quelli decisivi.
Martina Besana
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