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Scritto Venerdì 23 marzo 2018 alle 15:17

Dolzago: i pericoli del viaggio per arrivare in Italia nelle parole di tre richiedenti asilo

Continua la rassegna dedicata ai migranti a Dolzago grazie alla collaborazione tra il Comune e i giovani di Senza Stanza.
L'argomento del secondo incontro era il viaggio, con la partecipazione di tre ragazzi richiedenti asilo accompagnati dalla mediatrice culturale Maria Vittoria Sala e dall'assistente sociale Fabiola Lopez.

I tre giovani richiedenti asilo ospiti a Dolzago

Le professioniste hanno anzitutto illustrato l'organizzazione di un centro di accoglienza, soffermandosi in particolare sull'equipe necessaria per garantire un ingresso funzionale a donne e uomini reduci da una traversata decisamente impegnativa. Al fianco degli interpreti, dei mediatori, degli assistenti sociali e dei tutor legali i centri si avvalgono anche della competenze di figure come arte terapeuti e specialisti dello sport con cui organizzano momenti di svago tra una lezione di italiano e l'altra.
"Spesso sento dire che questi ragazzi dormono e non fanno nulla tutto il giorno - ha commentato la Lopez - invece è proprio il contrario. Chiaramente appena arrivano devono ricevere molte spiegazioni: devono imparare la lingua, devono comprendere cos'è e come funziona la burocrazia italiana, devono attivarsi per la ricerca di un lavoro e soprattutto devono affrontare la realtà e rendersi conto che non è come se la immaginavano, che non l'Italia non è El Dorado".


I richiedenti asilo sono in gran parte uomini, circa il 74% lascia infatti famiglia ed affetti in terra africana assumendosi tutti i rischi che conseguono sia nel raggiungere la Libia, sia nel percorrere la via del mare; le nazionalità prevalenti al momento sono la Nigeria, la Guinea e la Costa d'Avorio.
"Nel 2017 a seguito degli accordi tra Europa e le autorità al comando in Libia volti a contenere gli sbarchi il numero di richiedenti asilo è nettamente diminuito - ha riportato la mediatrice - in particolare si sono contate circa 62 mila persone in meno rispetto all'anno 2016. C'è da chiedersi se questo ‘successo' se così può essere definito a che prezzo è stato ottenuto".
La parola è passata ai ragazzi che hanno raccontato i rispettivi viaggi verso l'Italia, soddisfando le curiosità dei presenti che sembrava soprattutto interessati a comprender le ragioni che spingono alla partenza.

Da destra Fabiola Lopez e Maria Vittoria Sala

Il primo di loro è originario della Costa d'Avorio, si chiama Jibola ed è fuggito da un contesto politico che gli avrebbe costato la vita: giovane universitario laureando in contabilità si è dato alla politica diventando presto uno degli esponenti e capogruppo del proprio partito che, unitamente ad altri, era in gara per le elezioni. Con la sconfitta, Jibola ha dovuto allontanarsi dalla sua terra per evitare ripercussioni, così come tutti gli altri leader del gruppo, sono fuggiti per lo più in Francia.
"Non è che in Costa d'Avorio io non avessi cibo, acqua o qualcosa da fare - ha raccontato il ragazzo - stavo studiando contabilità in università e avevo una famiglia con cui vivere, però sono dovuto scappare e non pensate che per noi sia bello. Io se potessi tornare tornerei".

Ultima a destra l'assessore ai servizi sociali Beatrice Civillini

Emozionante anche il racconto di Clerc che ha invece abbandonato il Camerun perché perseguitato in quanto cristiano; fuggito da casa ha raggiunto l'Algeria attraversando il deserto in parte con l'automobile e per cinque giorni a piedi insieme ad alcuni compagni che hanno perso la vita lungo il tragitto. Una volta superato il confine ha cercato lavoro perché completamente senza soldi ed è proprio stata la ricerca di un impiego chegli è stata fatale perché, durante dei controlli, le autorità hanno conosciuto le sue vere origini ed in Libia lo hanno imprigionato.
Solo dopo un anno di peripezie Clerc ha raggiunto l'Italia "Non avevo aspettative quando sono arrivato qui - ha risposto Clerc ad una domanda del pubblico - cercavo solo libertà".


Il terzo giovane invece, Rostand, si è espresso poco poiché in Italia da soli otto mesi ed attualmente sta cercando di imparare la lingua, nonostante abbia dimostrato già una buona dimestichezza. "Mi sento bene qui, la comunità per me è una famiglia" ha detto.
L'ultimo incontro della rassegna è previsto al prossimo 27 marzo con altre testimonianze e ospiti d'eccezione.
A.Ba.
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