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Scritto Giovedì 29 marzo 2018 alle 08:37

Dolzago: terza serata sull'immigrazione con le volontarie e gli allievi di Lezioni al campo

La terza serata sull'immigrazione organizzata dall'amministrazione comunale di Dolzago e dal gruppo Senza Stanza ha ospitato due operatrici dell'associazione Lezioni al campo, Alice Bianchi e Marta Casalone, assieme a tre loro ex allievi: Jean Jacques Hascroft, Mekanan Kone e Balde Djibril. I tre testimoni, provenienti da Gambia, Costa D'Avorio e Guinea, hanno condiviso le loro esperienze, a partire dal giorno in cui hanno deciso di lasciare la loro patria fino ad oggi, dopo alcuni anni trascorsi tra le lezioni di italiano, le partite di calcio, le camminate in montagna e i concerti organizzati dai volontari di Lezioni al campo.

Alcune immagini della serata di Dolzago

"Questi tre ragazzi rappresentano il gran numero di richiedenti asilo che si danno da fare, imparando l'italiano, frequentando corsi di formazione professionali e dedicandosi ad attività di volontariato nel nostro territorio. Oltre a dare loro un supporto nello studio della nostra lingua, li accompagniamo in un percorso lavorativo tramite tirocini, tra cui quelli che presto attiveremo con Silea. A volte capita di scontrarsi con una diffidenza iniziale in questi casi, ma poi sia l'azienda, sia i ragazzi, traggono beneficio da un arricchimento reciproco" ha spiegato Marta Casalone. L'associazione però non ha mai dimenticato che dopo il dovere arriva il piacere: le attività ludico-ricreative sono un altro fiore all'occhiello di Lezioni al campo. "Una volta siamo partiti a piedi dal Bione, dove si trovava il nostro campo, e siamo arrivati fino a Galbiate per assistere a un torneo di calcio. Questo dimostra la grande tenacia dei ragazzi, che si sono prestati a percorrere un lungo tragitto sotto il sole. In un'altra occasione li abbiamo fatti salire in cima al san Martino, una novità per loro: non capivano cosa ci fosse di così interessante a camminare in montagna, ma si sono goduti la giornata" ha continuato la volontaria.

Il vicesindaco Beatrice Civillini e il sindaco Paolo Lanfranchi

Lezioni al campo ha anche intrattenuto collaborazioni con il Parco Ludico e organizzato giornate dedicate alla musica con l'associazione Concertando. "La musica ha il grande potere di unire oltre le barriere: tanti ragazzi si sono esibiti tra Lierna, Abbadia e Mandello, suonando strumenti africani e cantando in allegria. Si sono divertiti molto anche durante le feste di fine scuola al Bione, durante le quali, osservando il Ramadan, hanno disputato tornei sportivi senza consumare né cibo né acqua per ore. Quanti di noi lo farebbero senza lamentarsi?" ha scherzato l'operatrice.
Un'esperienza interessante è stata anche la mostra fotografica del reporter Francesco Malavolta, che ha esposto all'istituto Fiocchi di Lecco la sua personale "Popoli in movimento".
Inoltre, Stefania Rovagnati, tra le fondatrici dell'associazione, ha raccolto le storie dei suoi studenti in un libro, che Lezioni al campo vende allo scopo di finanziare le proprie iniziative. "Vorrei una vita bella in tutti i paesi, così possiamo restare a casa nostra": questa la frase più rappresentativa del testo, di cui è stato letto un racconto molto struggente. "Uno studente universitario della Costa d'Avorio faceva parte di un sindacato ritenuto pericoloso: dovette quindi scappare in Mali per un anno e trovò lavoro in una pasticceria, ma voleva tornare a casa, perché non gli piaceva quella terra. Purtroppo però era ancora controllato per le sue idee politiche, quindi scappò di nuovo per andare in Burkina Faso, dove trovò un altro studente in fuga come lui. Andarono insieme in Niger in autobus, soffrendo il caldo e attraversando il deserto per raggiungere la Libia. Questa odissea durò una settimana, trascorsa senza acqua né cibo. Per un anno e un mese lo studente restò in Libia, nonostante il desiderio di tornare a casa. Nel libro si legge che in Libia è pericoloso essere un uomo di colore, perché si viene trattati come schiavi: il protagonista, ad esempio, lavorò per sei mesi senza ricevere alcuno stipendio. Dopo questo periodo di grandi difficoltà, arrivò al mare, trovandosi con più di 120 persone su una barca sola. Per cinque giorni rimasero fermi tra le onde senza cibo né acqua, perché la benzina era finita. Proprio mentre la paura di morire aumentava, una nave di soccorso della marina militare italiana giunse fortunatamente a salvarli. Sembrava un miraggio, ma invece il ragazzo riuscì a raggiungere la Sicilia e poi fu mandato a Milano. A Lecco, grazie a una cooperativa di volontari generosi, ricevette da mangiare e imparò l'italiano. Era stressato e infelice, ma dopo aver incontrato le volontarie dell'associazione, cominciò a conoscere cose nuove e a pensare al futuro, dopo aver visto la morte in faccia. Quindi lo studente invita a non giudicare i richiedenti asilo, perché sanno benissimo che per vivere bisogna lavorare: il lavoro dà dignità alle persone e le rende migliori" ha letto una volontaria.


La bellezza di queste testimonianze viene portata anche nelle scuole, dove talvolta gli studenti vengono coinvolti anche in attività laboratoriali. "Abbiamo partecipato poi alla Marcia per la pace e abbiamo organizzato una giornata di pulizia del lago, perché alcuni ragazzi volevano fare qualcosa di utile per la città di Lecco. Novanta di loro si sono inoltre resi disponibili per il progetto di decoro urbano indetto dal comune, sempre in forma totalmente volontaria" ha detto Alice Bianchi prima di passare la parola a Mekanan Kone.
Ragazzo ivoriano di 31 anni che lavora alla Airoldi e Muzzi, non sapeva parlare l'italiano quando è arrivato, quindi ha accettato di andare a scuola nonostante fosse difficile. "Ora sono fiero di me perché posso condividere con voi la mia storia: oltre a lavorare e studiare, aiuto gli anziani e faccio attraversare la strada ai bambini come volontario. Anche se da otto anni non vedo mia madre, sono felice per le esperienze che ho vissuto: mentre prendevo la certificazione di italiano di livello A2, studiavo come diventare operaio meccanico e oggi ho preso la terza media con 10 su 10. Ringrazio tantissimo chi mi ha aiutato, perché l'integrazione è importante: adesso vorrei condividere anche le sofferenze che ho patito con chi è appena arrivato".

Al centro le volontarie di ''Lezioni al campo'' Alice Bianchi e Marta Casolone

Balde Djibril invece ha 22 anni e viene dalla Guinea. È arrivato qui il 27 agosto 2015 e al Bione ha imparato l'italiano grazie a Lezioni al campo. "Non tutti gli africani sono uguali, quindi non dovremmo essere giudicati con pregiudizi. Vogliamo far capire che non siamo qui per rubare il lavoro o fare del male: in realtà vorremmo stare con le nostre famiglie, ma ognuno di noi ha una storia difficile alle spalle. Per fortuna siamo arrivati in Italia e adesso possiamo solo aiutarci tra noi. Ecco perché faccio volontariato con i City angels, di cui sono stato il primo africano: mi occupo di garantire la sicurezza ai senzatetto o alle ragazze che scappano durante la notte, parlando con loro, dando loro da mangiare e confortandoli il più possibile, perché aiutare le persone è la cosa più giusta da fare e ci viene dal cuore. Dopo la Commissione ho ottenuto due anni di protezione internazionale, ma ho dovuto lasciare il campo di Valmadrera dove mi trovavo, quindi ho chiesto ancora aiuto a Lezioni al campo per trovare un alloggio. Da un anno e due mesi vivo in una struttura lecchese fornita grazie alla mediazione dell'associazione san Vincenzo, insieme a due ragazzi di altre nazionalità. Non abbiate paura di noi, in fondo siamo tutti esseri umani, uguali tra loro."
Jeans jacques, infine, ha 42 anni ed è in Italia da un anno e tre mesi. In Gambia amava una ragazza musulmana pur essendo cristiano, quindi non poteva sposarla. Ha due figli ma non li vede da tempo, perché è finito in prigione per dieci mesi per la differenza di credo religioso della moglie. "In Gambia facevo la guida turistica, il barista e il cameriere. Non volevo venire in Italia, ma mi ritengo fortunato perché ci sono problemi nei nostri paesi e qui ho trovato la pace. In Gambia, infatti, abbiamo avuto un dittatore per 24 anni: non c'è libertà di espressione, né religiosa, né politica. Come vedete, tanti motivi spingono ad andare via, quindi non bisogna giudicare nessuno. Quando si arriva in Italia, andare a scuola per imparare l'italiano è fondamentale. Io ho imparato in fretta perché somo laureato, poi ho iniziato a frequentare lezioni di canto a Pescarenico, mentre studiavo per superare l'esame di terza media, che ho conseguito a inizio marzo. Tutti i giorni vado a scuola ad aiutare i ragazzi a fare i compiti come volontario, poi vado alla scuola di meccanico dalle sei alle nove: le mie giornate sono piene, ma sono molto felice di aver incontrato persone che mi vogliono bene. Con Lezioni al campo ho vissuto una bella esperienza, nonostante le regole del campo, come tornare entro le 23 ogni sera. Non è stato semplice, ma sapevo che bisogna collaborare senza pregiudizi per costruire insieme il futuro".

Da sinistra Fabio Dozio, Fabio Ripamonti e Ange Dabery di Leccorientami

Le avvincenti storie di questi migranti dimostrano l'importanza delle associazioni di volontariato nella difficile impresa dell'accoglienza e dell'integrazione: al Bione, ad esempio, non c'era una scuola di italiano e i migranti avevano livelli di istruzione diversa, quindi Lezioni al campo si è occupata di dare supporto ai ragazzi che di mattina frequentavano il Cpia: "Con alcuni ragazzi facciamo anche lezioni complementari, uscite didattiche, analisi del testo: un nostro volontario, ad esempio, ha letto una riduzione dell'Odissea. Ė stato commovente vedere i ragazzi immedesimarsi nel viaggio di Ulisse" ha constatato Alice Bianchi. La centralità di associazioni come Lezioni al campo è ancor più preziosa adesso che in Italia ci sono molti CAS, centri di accoglienza straordinaria, ma non abbastanza SPRAR, dove dovrebbero essere accolti i migranti che ottengono la protezione internazionale. "Evidentemente lo Stato si sente ancora in una situazione di emergenza, ma si deve rimediare a questo gap il prima possibile: non è nemmeno pensabile rimandare indietro i migranti, in quanto ci sono accordi internazionali solo con la Nigeria. La cosa importante in questa fase di passaggio è far capire ai richiedenti asilo che non sono invisibili e che ci sarà sempre qualcuno ad aiutarli" hanno concluso le volontarie.


Dopo alcune domande rivolte dal pubblico, il vicesindaco Beatrici Civillini ha dato la parola al gruppo 2fab5, vincitore del bando Giovani Idee 2017 con il progetto "Leccorientami", rivolto ai migranti che arrivano nel lecchese. I referenti del gruppo hanno raccontato com'è nata l'idea di realizzare dei video tutorial relativi a temi di integrazione fondamentali, come l'economia domestica, la ricerca del lavoro e le regole di convivenza civile; infine, il pubblico si è divertito con Ange Dabéry, presente in sala, ed Hervé Paterné Kouassi Bi, i simpatici protagonisti delle videopillole pubblicate sul sito www.leccorientami.it.
"Siamo molto felici della compresenza in questa sala di migranti pieni di energia e volontari giovani, perché potranno collaborare con le amministrazioni e i cittadini alla difficile battaglia per l'integrazione: auspichiamo che queste serate abbiano chiarito gli aspetti fondamentali e invogliato tutti noi a fare la nostra parte, unendo le forze per un obiettivo comune" ha concluso il vicesindaco.
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R.S.
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