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Scritto Mercoledì 30 maggio 2018 alle 18:25

Dovendo contribuire alla spesa annua di 26 milioni per i profughi è possibile avere qualche risposta dalle c.d. ''istituzioni''?

Dato che oggi vanno tanto di moda gli # beh noi, su questo tema, stiamo con Dante De capitani. Ma guardiamoci dentro meglio nel bando commissionato dalla Prefettura alla stazione unica appaltante. Dunque lo stanziamento annuo, arrotondiamo per comodità, è di 26 milioni di euro per assicurare vitto, alloggio e qualche spicciolo a 1.200 migranti in attesa di conoscere quale status sarà loro assegnato. Ventisei milioni diviso 1.200 danno un costo annuo pro capite di 21.600 euro. E 21.600 euro diviso 365 giorni fanno 59 euro al giorno a testa per migrante da corrispondere alle cooperative che si aggiudicheranno l'appalto. Già qualcuno ci spiegherà perché viene poi indicato l'importo pro capite a base d'asta di 35 euro giorno pro capite. Ci sarà senz'altro una spiegazione ma da 35 a 59 euro la differenza ci sembra notevole.
Tuttavia il problema non sta nell'aritmetica ma nella sostanza della questione. Un dipendente di un'impresa privata, diciamo con trent'anni di età e sei di anzianità ha percepito mediamente nel 2017 poco più di 19mila euro lavorando otto ore al giorno. Per 160 ore di lavoro al mese, costui può disporre di circa 70 euro al giorno con i quali pagarsi tutto: le spese di viaggio per andare al lavoro, il cibo, l'affitto o il mutuo, i medicinali, la scuola dei figli e così via.
Di fronte a una provincia che si prepara a spendere 26 milioni per i cosiddetti profughi che cosa può pensare questo giovane? Che lavorare non serve a nulla se non a sopravvivere perché se anche non ha famigliari a carico se li trova a sua insaputa. E che forse vale la pena perdersi nel mare degli ammortizzatori tanto ci sarà sempre qualcuno che straparlando di sociale gli assicurerà vitto e alloggio. Quanto al resto, qualche lavoretto in nero e tutto quadra. (Ovviamente il nostro non è un suggerimento, ma la presa d'atto di un ragionamento per certi versi fondato).
Ora alla Prefettura - che di questa spesa abnorme è incolpevole - bisogna però porre qualche domanda, forse di più stretta competenza del Ministero dell'Interno:
1) Una volta sistemati in comodi appartamenti con cibo recapitato ogni due giorni a domicilio (lusso negato ai nostri anziani e alle nostre famiglie in difficoltà) c'è almeno qualche controllo sull'effettiva permanenza di coloro che lì sono stati collocati dalla cooperativa appaltatrice?
2) Durante la lunga permanenza, anche 2/3 anni, questi profughi forniscono un minimo di servizio alla comunità che li ospita?
3) Esiste una verifica dell'attività da essi svolta durante la giornata, un rendiconto che non sia esclusivamente appannaggio della cooperativa la quale potrebbe, diciamo potrebbe, trovarsi in un leggero quanto evidente conflitto di interesse?
4) Le forze dell'ordine, molto solerte nell'indagare le richieste dei cittadini per bene, effettuano controlli a sorpresa per accertare che nell'alloggio non vi siano "estranei"? Gente, per esempio, che viene a pranzo o a cena su invito? O per migliorare lo standard di vita del giovane profugo?
5) E' almeno nelle intenzioni varare un piano di lavori socialmente utili da affidare agli ospiti che, come tutti possono verificare di persona, in genere sono di giovane età, ben vestiti e attrezzati con smartphone e auricolari e in apparente ottimo stato di salute?
Ecco, dovendo contribuire alla spesa di quei famosi 26 milioni per un solo anno per 1.200 profughi, mentre le strade provinciali fanno schifo, le scuole spesso sono pericolanti, i servizi sono insufficienti, la burocrazia oltre che soffocante è di una lentezza da terzo mondo e il mantra della pubblica amministrazione, ai diversi livelli istituzionali è la. . . mancanza di soldi - scusate l'ironia - possiamo almeno avere queste risposte?
Claudio Brambilla
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