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Scritto Sabato 08 settembre 2018 alle 19:09

8 settembre 1943: Badoglio annuncia la firma dell'armistizio con gli angloamericani

A 75 anni di distanza i ricordi dell'allora soldato Sebastiano Campanella
Settantacinque anni fa il maresciallo Pietro Badoglio, primo ministro del Regno d'Italia subentrato a Benito Mussolini, rendeva noto al popolo l'armistizio di Cassibile, firmato in gran segreto il 3 settembre. Proprio in quella data venne raggiunto l'accordo con gli angloamericani che poneva fine alle reciproche ostilità.
Una scelta - ritenuta necessaria in quel contesto, ma da taluni fortemente criticata - che portò il Paese ad un netto cambio di fronte: da alleata della Germania di Hitler, l'Italia divenne cobelligerante degli alleati.

Sebastiano Campanella

Tra gli ormai pochissimi testimoni rimasti di quei giorni c'è il besanese Sebastiano Campanella, classe 1923 e originario di Cattolica Eraclea in provincia di Agrigento. La sua chiamata alle armi risale al settembre 1942 quando dalla calda Sicilia è costretto a trasferirsi a Tortona, in Piemonte. Da lì avrebbe dovuto raggiungere, quale destinazione finale, la Russia. ''A causa del clima decisamente freddo, sono finito in ospedale con una brutta broncopolmonite'' ci ha raccontato quest'oggi l'anziano, dalla memoria ancora di ferro nonostante il trascorrere degli anni. Residente da qualche anno nella casa di riposo di Brugora, insieme alla moglie, lo abbiamo incontrato questa mattina a casa del figlio Vincenzo, che vive nella frazione casatese di Cassina de' Bracchi. ''Sono rimasto ricoverato per un po' e così, partiti i miei compagni della divisione Ravenna per la Russia, nei giorni successivi mi hanno inviato in Corsica''.



Il foglio matricolare dell'ex soldato

Nell'isola allora occupata dalle truppe alleate italo-tedesche, Sebastiano Campanella è rimasto per quasi un anno, nonostante il clima non facile. L'occupazione era infatti osteggiata dai partigiani francesi, e anche la popolazione civile mal sopporta gli occupanti. ''Eravamo impegnati insieme alla guardia costiera nel controllo degli arrivi via mare'' ci ha detto il besanese, ricordando anche le tante famiglie dalle origini liguri e toscane incontrate nei mesi di permanenza a Bastia.
A poco meno di un anno dal suo approdo in Corsica, arrivò l'8 settembre. Sembrava un giorno come tanti altri ma inaspettatamente giunse l'annuncio di Badoglio via radio, che aprì un momento di grande confusione per l'esercito italiano. L'illusione della fine del conflitto si scontrò da subito con la dura reazione dei tedeschi che puntavano a far prigionieri gli ex alleati. Tra loro vi era anche il ventenne Campanella che, insieme ad altri soldati riuscì a sganciarsi dall'isola e ad imbarcarsi per la Sardegna, dove non vi erano truppe tedesche. ''La fuga non fu facile: i tedeschi non ci facevano passare: ricordo i ponti che crollavano mentre cercavamo di raggiungere la nave'' ci ha detto l'anziano che insieme ad altri compagni arrivò poco più tardi a Santa Teresa di Gallura, per poi raggiungere il sud dell'isola, più precisamente Cagliari. ''Rimanemmo lì per diversi mesi: in Sardegna non c'erano gli ex alleati, ma ricordo che le condizioni erano
Sebastiano Campanella con la divisa militare
pessime. Dormivamo per terra, come bestie''
ci ha detto l'allora soldato dell'esercito italiano che successivamente venne imbarcato sull'incrociatore Garibaldi. Nonostante l'attacco subito da parte di un sottomarino, la compagine italiana finalmente raggiunse Napoli, ormai sotto controllo degli anglo-americani. L'esercito era ormai totalmente allo sbando e frazionato. ''Mio fratello era stato fatto prigioniero mentre si trovava in Jugoslavia e da lì tradotto in Germania dai tedeschi'' ha detto Campanella, ricordando l'impossibilità di comunicare con i parenti - in particolare zii e fratelli, essendo già orfano di entrambi i genitori - che lo attendevano ormai da diversi mesi in Sicilia. Impiegato in servizi ausiliari, Campanella finisce prima a Bari, poi a Taranto. In questi mesi divenne addetto alla sorveglianza dei prigionieri, ma svolse anche altre mansioni quale il centralinista. Il ritorno nella sua Sicilia durò poco: a causa di qualche giorno di ritardo accumulato venne trasferito a Grottaglie in provincia di Taranto. Una punizione che si rivelò in un certo senso provvidenziale per Sebastiano Campanella che proprio nella cittadina pugliese incontrò la moglie Addolorata Anastasia, ancora oggi sua moglie dopo quasi settantuno anni.
Terminata la guerra, venne trattenuto in servizio fino al luglio del 1946: l'Italia del dopoguerra era in piena agitazione contadina e l'esercito doveva supportare i carabinieri nella tenuta dell'ordine pubblico. A settembre di quello stesso anno si chiuse per Campanella l'esperienza bellica: quattro anni ricchi di momenti - alcuni terribili - che l'anziano custodisce ancora come pietre vive nella sua memoria.
G.C.
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