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Scritto Lunedì 21 gennaio 2019 alle 17:25

E’ comprensibile ma controproducente l’iniziativa dei sindaci di Merate e Casate. Avanti con la costituzione del Comitato e il presidio. Il Mandic si difende con i fatti concreti.

L’iniziativa di Andrea Massironi e Fabrizio Galbiati è stata tempestiva e come tale lodevole. Ma dal punto di vista della strategia complessiva non ha giocato a favore della difesa dell’ospedale. Al contrario, raccogliendo e diffondendo le fin troppo scontate rassicurazioni di Paolo Favini, ha depotenziato quel movimento spontaneo e popolare che si stava mettendo in moto dalla base, dagli utenti del Mandic e dai suoi dipendenti.

Passi l’intervista d’ordinanza al Dg che è come chiedere all’oste se il suo vino è buono, passi il comunicato congiunto di Mauro Piazza e Antonello Formenti, ovviamente  di marca istituzionale, e quindi a tutela più del proprio ruolo di consiglieri regionali che di quello del presidio meratese; passi l’inconcludente e tardiva presa di posizione di Massimo Panzeri che senza alcun riscontro dall’interno offre alla gente rassicurazioni che non è assolutamente in grado di assicurare, nonostante sia proprio la Lega a governare la Lombardia e, quindi, la sanità lombarda (la sezione cittadina, del resto, poco o nulla conta e non ha rapporti che vadano oltre il segretario di circoscrizione, quindi anche il capogruppo leghista appare incolpevole ascrivendo il suo intervento a un atto dovuto).

Ma i due sindaci di Merate e Casatenovo che hanno preso l’iniziativa di relazionarsi immediatamente dopo le notizie circa possibili riduzioni del servizio di pronto soccorso col Direttore generale dovevano prevedere che divulgando con un comunicato stampa la sostanziale smentita – travisata da precisazione – del numero uno dell’ASST di Lecco avrebbero fatto il gioco dell’azienda. Del resto poteva dire qualcosa di diverso Favini?

No di certo, vista anche la brutta piega che stava prendendo la vicenda. Così ora, paradossalmente, il Direttore generale ha posto parziale rimedio alla propria discutibile “uscita” grazie ai sindaci dei territori che, degli effetti concreti di questa “uscita”, sarebbero state le vittime.
E adesso? Adesso, secondo noi, occorre riprendere da dove ci si era lasciati prima del comunicato di Massironi e Galbiati. Si deve costituire quel comitato che già stava prendendo forma e che aveva persino annunciato un primo probabile presidio per sabato prossimo. Persone animate da voglia di impegnarsi ce ne sono e questo giornale è pronto a sostenere qualsiasi iniziativa operando da mezzo di comunicazione di massa in tempo reale.

Non avendo né cambiali da pagare né amicizie da ossequiare. Speriamo anche nel sindacato ma a parte l’attivissima USB, i confederali col loro striminzito comunicato lasciano davvero un po’ a desiderare. E, soprattutto, speriamo nei dipendenti, sono quasi 900 e, questa volta, debbono partecipare in prima persona alle iniziative del comitato.
Non fermiamoci. Il Mandic ha grandissime potenzialità, è strutturato con tutti i requisiti per essere un presidio di 1° livello, dispone di ottimi medici e infermieri e crediamo che chiunque abbia avuto la sventura di doverci soggiornare ne ha colto la qualità umana e professionale.

C’è molto da fare ma senza una robusta rappresentanza interna al tavolo della direzione strategica, la difesa degli interessi del presidio è molto debole. E’ necessario quindi che nel comitato entrino persone assolutamente competenti, in grado quindi di dialogare con i vertici aziendali e regionali. E a Merate, per fortuna, questi personaggi ci sono.
Avanti dunque, tutti sono i benvenuti. A mani vuote o con le bandiere.

Non facciamo gli ipocriti. Il futuro del Mandic non è segnato dal destino e meno che mai dal caso. Il futuro del Mandic è nelle mani della politica. Quella stessa che, come ebbe a dire Piero Caltagirone nell’intervista al nostro giornale, da molti anni comprime il pubblico per fare spazio al privato. Più si spinge l’utenza verso l’acquisto di prestazioni e maggiori sono i risparmi sul bilancio regionale alla voce sanità che assorbe oltre il, 70% delle disponibilità finanziarie della Lombardia. Per questo per una visita specialistica nel pubblico occorrono mesi, nel privato un paio di giorni. Investire nel pubblico è fondamentale per garantire a tutti il diritto alla salute.
Quindi andiamo davanti al Mandic.

Più bandiere ci sono e meglio è. E se serve per l’immagine collettiva indossiamo pure i gilet gialli.
Claudio Brambilla
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