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Scritto Lunedì 21 gennaio 2019 alle 21:12

Garbagnate: a 4 anni dal 'blitz' della Polizia in un laboratorio tessile, cinesi condannati

L'avviso che indicava l'immobile di Garbagnate sotto sequestro come
da disposizione del Gip del tribunale di Lecco nell'estate 2014
Due uomini e una donna di origini cinesi, Yu Weifang, Chen Yonghu, e Zhang Pinxiao, sono stati condannati questa mattina in tribunale a Lecco per aver favorito la permanenza sul suolo italiano di due cittadini cinesi - privi del permesso di soggiorno e in violazione alla disciplina dell'immigrazione - occupandoli alle proprie dipendenze in precarie condizioni di sicurezza e salute, con salario irrisorio.
La denuncia a carico dei tre imputati - rispettivamente di 47, 49 e 40 anni - era scattata a seguito di un blitz avvenuto il 2 settembre del 2014 quando personale della Squadra mobile della Questura lecchese e dell'ufficio immigrazione avevano fatto irruzione, congiuntamente a personale dell'allora Asl di Lecco, nei locali dell'attività gestita dai tre cinesi a Garbagnate Monastero.
Nei pressi dei macchinari usati per la produzione industriale di materiale tessile per capi d'alta moda, gli agenti avevano rilevato dei locali ''dormitorio'' che versavano in condizioni di igiene precario, in modo da -secondo le ipotesi formulate dagli inquirenti- tenere alti i ritmi lavorativi e produttivi. Nella medesima occasione il personale della Polizia aveva anche rilevato la presenza di due cittadini cinesi senza regolare permesso di soggiorno; proprio da questa accusa si sono dovuti difendere i tre, imputati per favoreggiamento all'immigrazione clandestina (ai sensi dell'articolo 12 comma 5 e 5 bis del decreto legislativo 286/1998).
Dopo aver escusso i testimoni citati dalle parti nelle precedenti udienze, questa mattina di fronte al giudice monocratico del tribunale di Lecco Enrico Manzi, il vice procuratore onorario Mattia Mascaro ha chiesto la condanna dei tre, ritenendo provata la loro responsabilità penale, a 1 anno e 7 mesi di reclusione oltre al pagamento di 3000 euro di multa.
I legali degli imputati - l'avvocato Simone Gatto del foro di Como per Zhang, considerato dall'accusa la "testa di legno" dell'attività e l'avvocato Ilvo Tolu del foro di Como per gli altri due, i titolari di fatto del laboratorio - hanno entrambi chiesto l'assoluzione per i propri assistiti perchè il fatto non sussiste. Entrambi gli avvocati hanno posto all'attenzione del giudice il fatto che i due presunti lavoratori clandestini non sono mai comparsi in udienza perchè irreperibili.
Dopo una breve camera di consiglio il dottor Manzi ha condannato i tre, riconosciute le attenuanti generiche, a 6 mesi di reclusione e al pagamento delle spese processuali, con il beneficio della pena sospesa e della non menzione. Assolti invece per il secondo capo d'imputazione - secondo cui si ipotizzava l'alloggio offerto ai due clandestini a titolo oneroso presso i locali dell'azienda - perchè il fatto non sussiste.
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B.F.
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