Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie.
ACCETTA
  • Sei il visitatore n° 205.010.555
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
bandi e concorsi
cartoline
ozono
Valore limite: 180 µg/mc
indice del 18/07/19

Lecco: V.Sora: 152 µg/mc
Merate: 142 µg/mc
Valmadrera: 169 µg/mc
Colico: 127 µg/mc
Moggio: 149 µg/mc
Scritto Domenica 31 marzo 2019 alle 09:26

Visite sanitarie, strade, ponti: non basta essere nella graduatoria tra i primi come reddito pro capite per affermare che si vive bene

Enrico Magni
Il tam tam ripetuto e scadenzato di questi giorni coinvolge lo stato viabilistico, economico e sanitario del territorio. Lecco è al decimo posto delle città più ricche della penisola condividendo con Merate, Montevecchia, Imbersago un reddito pro capite che va dai ventiquattromila euro ai ventinovemila euro. Alcune regioni del sud, come la Basilicata, raggiungono un reddito di quattordicimila euro pro capite: secondo questo dato economico ci dovrebbero essere standard di vita qualitativi più elevati in questo contesto. E' proprio così?
Bisogna soltanto  girare la testa e muoversi in questa ricca periferia del mondo per trovarsi di fronte a una serie difficoltà.
Basta andare a prenotare una visita al C.U.D. di Lecco o di Merate – più veloce – per accorgersi sulla propria pelle quanto tempo ci si impieghi prima di raggiungere lo sportello a causa della lunga fila, dei pochi sportelli e l'arretratezza degli strumenti informatici.
Ci vuole la pazienza di Budda. Bisogna aver fatto un corso di Training Autogeno per sopportare la condizione insopportabile e squallida della prenotazione del solito esame; per poi sentirsi dire che, per un controllo ricorrente oculistico, bisogna attendere mesi oltre il limite pur con una patologia cronica come il glaucoma che richiede un controllo ricorrente semestrale.
La stessa condizione è per gli altri esami. Non puoi dire niente, non serve rivolgersi all'Ufficio Relazioni con il Pubblico.
Quando si entra in questo ingarbugliato e macchinoso sistema degli uffici e delle attese, ci si sente come Josef K. ne Il Processo di Kafka: ti senti una pedina mossa dal malefico destino, dell'ingranaggio onnipotente e invisibile dove tutti comandano e nessuno è responsabile.
E' per questa condizione che le persone attendono con pazienza il loro turno senza battere ciglia. Non sanno che quella sofferenza repressa, trattenuta e masticata produce il maledetto cortisolo che causa lo stress passivo e un comportamento passivo-dipendente: in quella condizione diventiamo tutti passivo-dipendenti.
La passività e la sopportazione sono dei segni improduttivi e regressivi: è un brutto segnale sociale e politico.
Il ridicolo è leggere e sentire le dichiarazioni dei nuovi burocrati (manager) di turno elencare i possibili cambiamenti e miglioramenti o limitarsi a dire che sono in mancanza di personale. Il risultato è che, se devo sostenere un qualsiasi esame, devo aspettare sei, sette, otto mesi: è questa la sanità pubblica che voglio?
Basta muoversi con l'auto in un tardo pomeriggio di quasi primavera per ritrovarsi in mezzo al traffico bloccato per ore senza vedere un operatore del settore - polizia urbana, polizia stradale – che cerchi - su direttive - di governare il traffico: tutto questo accade per un banale incidente.
La piccola e grande città di Lecco per tre ore, dalle sedici e trenta alle diciannove e trenta, è stata paralizzata, bloccata in tutte le direzioni: se ci fosse stato un attentato o un incendio sarebbe stato un disastro. Si lascia tutto al caso, al fato, all'imprevedibile.
Poi, dopo una settimana, si vedono alcuni amministratori fotografati che percorrono quel misero percorso di strada ciclopedonale quasi terminato che va dalla Malpensata a Pradello con aria di trionfo: doveva essere già funzionante almeno da dieci anni.
Il buon gusto si augura che non ci siano delle inaugurazioni beffarde alla Ionescu con forbici, i soliti bambini delle scuole primarie e qualche ciclista com’è successo per l'apertura a piedi del ponte di Paderno D'Adda. Ma che cosa hanno inaugurato i blasonati politici ?
Un nuovo ponte, la nuova viabilità, l'archeologia ingegneristica del vecchio ponte?
Quando ci sono troppe inaugurazioni vuol dire che c'è poco da essere contenti. Infatti, i ponti sono da rifare e le strade da sistemare.
Basta una banale frana tra Bellano e Varenna per chiudere da mesi un pezzo di strada importante. La stagione turistica è alle porte. Si festeggerà anche quella. Bisogna essere ottimisti per forza.
E' necessario scrollare la testa e uscire da questo stato di torpore passivo dipendente che coinvolge tutta la classe politica di questo territorio, i vari gestori e non solo.
Non basta essere nella graduatoria dei primi come reddito pro capite per vivere bene. Il benessere ha bisogno di un contesto sinergico: il tutto è diverso dalla somma delle sue parti.
dr. Enrico Magni
© www.merateonline.it - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco