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Scritto Venerdì 10 maggio 2019 alle 18:36

Viganò: dati e testimonianze per illustrare la realtà di Aido e raccontare la donazione

Un pubblico attento ha assistito all'incontro organizzato a Viganò nella serata di giovedì 9 maggio con l'obiettivo di colmare la distanza tra la cittadinanza e il mondo dei trapianti. L'appuntamento si è svolto presso la biblioteca comunale in piazza Don Gaffuri alla presenza del sindaco Fabio Bertarini, ed è stato proposto in collaborazione con il gruppo Aido di Barzanò (con i comuni associati di Barzago, Cremella, Sirtori e Viganò) per presentare l'attività dell'associazione grazie agli interventi di alcuni ospiti.

I relatori intervenuti alla serata di giovedì

Dopo una breve apertura affidata all'assessore alla cultura di Viganò, Renato Ghezzi, la parola è subito passata al presidente provinciale di Aido Lecco, Antonio Sartor, che ha sottolineato l'importanza per l'associazione di diffondere il proprio messaggio attraverso una cultura dell'informazione in grado di avvicinarsi sempre di più alla sensibilità dei cittadini. L'incontro è stato quindi coordinato dalla dottoressa Patrizia Fumagalli, direttore del reparto di neurorianimazione dell'ospedale Manzoni di Lecco e responsabile del coordinamento prelievi e donazioni organi, che in modo semplice e diretto ha illustrato i principi fondamentali del trapianto e ha presentato dati e immagini relativi al numero di donazioni e operazioni che ad oggi vengono effettuate e come si potrebbe intervenire a livello sociale per aumentare queste cifre.

Da sinistra la dr.ssa Patrizia Fumagalli, Antonio Sartor e Alberto Frigerio

"Viviamo in un mondo così tecnologico e super avanzato che sembra incredibile pensare che alcune malattie rimangano curabili solo ricorrendo ad un trapianto di organi e senza altra via di uscita per il malato. In un mondo ideale e forse nel prossimo futuro potremmo ricorrere ad organi artificiali e all'uso delle cellule staminali per ricreare tessuti esattamente funzionanti come quelli umani, ma se ritorniamo al nostro presente osserviamo che il divario che esiste tra domanda di organi da trapianto e prelievo di quest'ultimi è difficilmente colmabile con le cifre degli attuali potenziali donatori. Ecco perché negli anni la ricerca si è spesa per cercare di incentivare questa modalità e rendere il prelievo di organi una scelta sempre più favorita da medici ed esperti. Nel 2012 è stata ufficialmente adottata la normativa che consente i prelievi da soggetti ancora in vita, come ad esempio per la donazione di reni, e ancora prima nel 2008 a Pavia alcuni ricercatori e medici hanno iniziato a testare le prime donazioni a cuore fermo. Quest'ultima in particolare è una delle nuove frontiere della medicina e grazie al progetto pilota Alba è stato creato un programma apposito per recuperare i polmoni anche in caso di morte cardiologica accertata ed è stato definitivamente integrato nel sistema della regione Lombardia nel 2017, grazie al quale nel 2018 sono stati resi possibili 18 prelievi di polmoni. Quello che dobbiamo sempre tenere a mente è che nonostante si tratti di una cifra apparentemente irrisoria, stiamo comunque parlando di 18 vite che sono state salvate proprio grazie alla ricerca e alla continua volontà di approfondire il campo dei trapianti", ha spiegato la dottoressa Fumagalli, fornendo poi alcune informazioni scientifiche di base sui diversi tipi di decesso e la conseguente tipologia di prelievo che ne deriva e che consta in passaggi metodici e dettagliati per permettere l'effettivo trapianto di nuovi organi nel corpo del malato.

Stando ai dati raccolti a livello nazionale e regionale negli ultimi anni, l'organo sicuramente più trapiantato è il rene, mentre facendo riferimento alla realtà dell'ospedale di Lecco nel 2018 sono stati effettuati 14 trapianti andati a buon fine e nel 2019 sono state presentate 4 segnalazioni di potenziali donatori e 3 donazioni effettivamente avvenute; numeri che, come ha fatto presente il medico del nosocomio lecchese, non sono ancora sufficienti per colmare la grande richiesta di trapianti a cui far fronte e per questo, il solo conoscere la realtà dell'Aido potrebbe salvare altre vite che ancora si trovano nelle lunghe lista di attesa per un organo.

L'assessore alla cultura Renato Ghezzi e sotto il sindaco Fabio Bertarini

Aderire agli obiettivi dell'associazione significa quindi sostanzialmente dare il proprio assenso a farsi prelevare i propri organi vitali nel momento in cui venga accertata la morte cerebrale oppure i tessuti nel caso in cui si registri una morte di tipo cardiaca, dove in entrambi i casi il decesso è attestato ad opera di una commissione di medici ad hoc che seguono procedure e indicazioni istituzionali ben precise.

A chiudere l'incontro di mercoledì sera è stata la testimonianza di Alberto Frigerio, trapiantato di cuore, che ha raccontato la propria storia, segnata dalla scoperta di una grave cardiomiopatia dilatativa che lo ha costretto a una vita difficile e piena di ostacoli. La speranza e la voglia di ricominciare non lo hanno mai abbandonato. "Quando sono stato operato e ho ricominciato a vivere una vita normale con la mia famiglia e i miei amici mi sono ripromesso che avrei fatto tutto il possibile per cercare di diffondere il messaggio di Aido, in particolare mi sono impegnato affinché quell'80% di persone che dichiara all'anagrafe di non saper nemmeno che cosa sia la realtà del trapianto si trasformi in quel 20% che oggi rappresenta i pochi che invece riescono a dire sì o no alla donazione'' ha affermato l'oggionese in chiusura di serata, stimolando le domande che si sono susseguite nella parte finale dell'incontro, prima dei ringraziamenti conclusivi dei volontari e degli amministratori intervenuti.
Martina Besana
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