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Scritto Mercoledì 22 maggio 2019 alle 15:21

Ma quale Europa?

Mai come in questo periodo storico la "questione europea" ha costituito occasione di dibattito e di confronto anche acceso.

Ben aldilà del pur molto importante passaggio elettorale, i vari aspetti interconnessi, a partire dalla cosiddetta "architettura" normativa ed istituzionale, sono stati oggetto di molteplici dissertazioni infarcite purtroppo molto spesso da luoghi comuni e immancabili slogans.

Specie nei grandi talk show televisivi si è badato più a dar voce a demagogici stereotipi inneggianti ai grandi (condivisibilissimi) ideali dei Padri Fondatori piuttosto che verificarne analiticamente l'effettivo grado di attuazione.

La contrapposizione tra la lungimirante Europa "sociale" da loro immaginata e quella " burocratica e finanziaria" attualmente sotto gli occhi di tutti è stata spesso solo enunciata.
Ci si è limitati a vaghe quanto trasversali dichiarazioni di cambiamento quasi mai specificando, forse anche per evidenti "esigenze" elettorali, quali ne fossero le linee principali.

Invece che approfondire e rendere comprensibili a tutti (e fornire le proprie ricette risolutive) termini come MES (Meccanismo Europeo di Stabilità), FISCAL COMPACT (Accordo per la riduzione del debito e il conseguimento del pareggio di bilancio....), regole monetarie e finanziarie, congruità degli Indicatori di Crescita, Politiche sociali e del Lavoro ... ci si è limitati a facili e contrapposti slogans. Dietro sigle semplificatorie e ormai stereotipate, come Sovranisti, Populisti, Europeisti (a vario e spesse volte pretestuoso titolo), si è "buttato" tutto nella peggior politica.

E tutto questo è ovviamente andato a vantaggio delle "teorie dominanti" del mainstream non solo mediatico, non casualmente da alcuni definitivo "Pensiero Unico".
Quelle teorie o prassi che subordinano anche per L'Europa le politiche sociali, gli interessi delle collettività e le Democrazia stessa, ai cosiddetti Mercati o Investitori internazionali, ai dogmi della Crescita illimitata, alla Competitività e alla cosiddetta Libera Concorrenza.

Paradigmi e feticci spesso iniqui e quasi mai messi realmente in discussione in nome del primato dell'Uomo. E gli egoismi su cui vigilare non sono quindi e giustamente solo quelli dei cosiddetti "sovranisti" ma anche quelli di un sistema basato essenzialmente sugli aspetti economici e su regole confezionate spesso per i più forti.

Quello che invece serviva (e continua, a maggior ragione, ancora a servire) è contribuire a fornire a tutti i cittadini, meglio se attraverso reali e non solo apparenti confronti,  strumenti di consapevole conoscenza per poter giudicare meccanismi e regole, non a caso rese invece complesse, che producono per milioni di loro pesanti ed inique conseguenze quotidiane (la Grecia è ancora lì a dimostrarlo).

Quindi quello che il "sistema" strumentalmente spesso non "lascia filtrare" (tranne da qualche rara fonte "fuori dal coro") può e deve costituire uno stimolo per tutti all'approfondimento personale e di gruppo.
Solo così ci potremo sentire Cittadini Sovrani e non sudditi ! come diceva un certo compianto don Lorenzo Milani da Barbiana ...

Come è successo a me, comune cittadino, non saranno poche le sorprese su cui indignarsi e mobilitarsi, vi assicuro !

Germano Bosisio
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