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Scritto Martedì 11 giugno 2019 alle 09:20

Confcommercio, la notte che i meratesi conquistarono Lecco. La scalata dei tre all’associazione: Panciera, Perego e Bertoni

Cesare Perego


Una scalata è una cosa seria e la cordata deve essere di qualità. Meglio, poi, se la cima è inviolata e gli sherpa sono stati scelti uno ad uno.
Il 29 aprile 1975 una cordata di commercianti e pubblici esercenti di Merate, Missaglia e Casatenovo conquistarono l'Unione Commercianti Lecchesi. Arrivarono in macchina e in pullman e invasero la sala dell'ex Cinema Marconi, in via Ongania, una straducola dietro la Basilica di San Nicolò e  dirimpetto il Cimitero Monumentale.
Quella sera si votava per il rinnovo triennale delle cariche sociali dell'importante Associazione di categoria.
Inattesi e tra lo stupore - e il trauma - generale si aggiudicarono 11 dei 14 posti elettivi del Consiglio Direttivo della Confcommercio di Lecco. Il 15esimo ed ultimo spettava di diritto al Presidente dell'Associazioni panificatori, il valmadrerese Luigi Consonni.
Il più votato fu Corado Panciera, titolare della omonima gelateria di Piazza Prinetti con 334 preferenze. Mai nessuno in passato aveva ricevuto tanti like, neppure l'elegante e inossidabile Franco Marforio, da nove anni numero uno di Confcommercio Lecco. A seguire Carlo Bertoni, titolare della Cartolibreria di via Manzoni con 319 preferenze, poi Cesare Perego, titolare della Utfer,  negozio di ferramenta e utensileria di fronte alla Torre di Castello Prinetti.
" La calata degli Unni", sbottò uno degli sconfitti. " L'Unione è morta " bofonchiò un altro.
Nulla di catastrofico accadde, anzi. Gli sconfitti ebbero la loro rivincita in Tribunale qualche anno dopo. Il giudice sentenziò che l'elezione era nulla perché risultava avessero votato soci non il regola con il pagamento della quota sociale per l'anno in corso.
Il Direttivo uscente aveva deliberato che il diritto di voto spettasse a tutti i soci iscritti alla data delle elezioni a prescindere dall'avvenuto pagamento. Era una prassi consolidata e mai impugnata da nessuno. Lo Statuto però sanciva l'opposto e la sentenza ne prese atto.
Il neo presidente Cesare Perego, il neo vicepresidente Corado Panciera e il neo tesoriere Carlo Bertoni rimisero il mandato e rientrarono nei ranghi. I primi due erano già stati eletti consiglieri dell'Unione nel triennio 1972-1975. Avevano visto, conosciuto e constatato che l'Associazione navigava a vista, dilaniata da conflitti interni sui quali soffiava il vento dell'ambizione prorompente e scoordinata di chi, poi, l'avrebbe guidata per lungo tempo con piglio soporifero e conservatore.
L'ambizioso di nome faceva Giuseppe Crippa, per gli amici Crippone, titolare di un'azienda di serramenti a Olginate e di una ferramenta a Lecco in Corso Martiri della Liberazione.
Ma come si arrivò a quella notte magica?
Il retroscena è un giallo dal risvolto finale tragicomico.
Perego e Panciera non avevano alcuna intenzione di scalare Confcommercio. Bastava loro l'ingresso nel Direttivo di quattro consiglieri a rappresentare e sostenere le istanze del  meratese. In quegli anni la cittadina era un vulcano di attività, ma all'orizzonte si prospettava l'arrivo della Grande Distribuzione, come poi puntualmente avvenne. L'accordo con il rampante Crippa fu semplice e chiaro: formare una lista unica con Crippone al primo posto, quattro meratesi e nove lecchesi. Stampato il santino con i candidati da eleggere ciascuno avrebbe fatto propaganda nel proprio distretto favorendo un afflusso di elettori sufficiente al successo della lista.
Crippa, Perego e Panciera sancirono il patto, ma il giorno precedente le elezioni a Merate un uccellino cantò che Crippone non solo non aveva distribuito a Lecco gli 800 manifestini di colore giallo con la lista concordata, ma ne aveva creata un'altra di soli nomi lecchesi. Lui avrebbe ricevuto un suffragio da mille e una notte, una maggioranza tutta lecchese e uno o due meratesi da tenere a cuccia nell'angolo e sempre se avessero ricevuto i voti sufficienti.
 

Corado Panciera


 
Chi troppo vuole nulla stringe. Chi troppo si gonfia esplode.
Per un istante, all'ingresso del seggio elettorale, Giuseppe Crippa si sentì genio e vincitore. Erano solo lecchesi i commercianti elettori che si presentavano e che lui placcava  e blandiva con sorrisi e pacche sulle spalle. Poi lo shock. Il materializzarsi di due pullman turistici e di decine di macchine stracolme di commercianti del meratese-casatese lo mandò al tappeto. Dal pullman scese una ragazza con in mano un mazzo di manifestini gialli che distribuiva a tutti. Crippa ne prese uno. Era la lista concordata con Perego e Panciera. Il primo nome della lista era il suo. Sentì la ragazza che  consegnava il santino accompagnandolo con queste parole: " votate tutti tranne il primo".
Capì lui, capì il presidente uscente, capì il direttore Giordano Cerveglieri che " l'avevo detto, l'avevo capito, l'avevo detto e quel ragazzo che fa il sovversivo, giù nella delegazione......".
Quel ragazzo ero io e di lì a qualche anno, sulla ceneri di uno splendido periodo di formazione avrei costruito un futuro di cui sono orgoglioso.
Crippone venne eletto al nono posto tra le preferenze espresse, a distanza di oltre cento voti dal primo dei meratesi. Ai posti di comando, 11 meratesi, tre lecchesi e un panificatore. Seppi di crisi di nervi, di pugni sbattuti sul tavolo, di insulti volatili, come avrebbe detto Crippa in luogo di volanti.
Perché ho rievocato oggi quella sera magica? Per due motivi, uno oggettivo e l'altro personale.
Il primo attiene il dettaglio che è quasi sempre la periferia la fucina di azioni, moti, idee, rivolte e  scosse telluriche che fanno rotolare dai troni le dinastie dei mollaccioni e dei parvenu.
Allora come ora.

Carlo Bertoni

La seconda è che la Merate dei Cesare Perego, dei Corado Panciera - con una erre sola - e dei Carlo Bertoni è stata una stagione bellissima della mia vita. Corado non c'è più. L'ha travolto un'auto mentre attraversava la strada per andare all'Ospedale Mandic a trovare il suocero, il rag. Pompeo Bianchi. Era buio e la nebbia fitta. Anche Carlo Bertoni se n'è andato. Rigoroso, curioso, riflessivo. L'ultima volta che ci siamo visti mi consegnò una cartella piena di articoli di giornali, alcuni suoi scritti e pensieri buttati lì. " Li lascio a lei, li legga e mi dica che ne pensa". Non ve ne fu l'occasione, ma la cartella la conservo ancora.
Merate a persone così deve molto, ma ancora non lo ha capito.
Tutto qui. La notte che Merate calò su Lecco e la fece sua me la ricordo ancora. Non ci furono oche a dare l'allarme. Solo tacchini che gloglottavano male.
Alberico Fumagalli
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