Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie.
ACCETTA
  • Sei il visitatore n° 242.102.747
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
bandi e concorsi
cartoline
Scritto Domenica 03 novembre 2019 alle 09:30

Casatenovo da scoprire/5: la famiglia Riva racconta la storia della chiesina di S.Rocco

La chiesina di San Rocco è una piccola cappella situata in via Castelbarco a Casatenovo, a pochi passi dal vecchio stabilimento Vismara e dalla biblioteca civica.
Questo edificio - protagonista della quinta puntata del nostro dossier sui ''gioielli artistici'' del paese - è custodito da ormai cinquant'anni da Giovanni Riva, figura storica casatese che è sempre stata attiva nel quartiere per aiutare chiunque ne avesse bisogno, mettendo anche a disposizione le sue conoscenze e capacità tecniche. Oltre che per la grande generosità, Giovanni Riva è conosciuto anche per il suo legame con la chiesina di cui si è sempre preso cura sin dagli anni Settanta del secolo scorso.

Questa piccola cappella ha una lunga storia che, secondo la targa posta al suo interno, ne stabilisce la costruzione dedicata al santo protettore dei contagiati nel 1630 per ringraziarlo di aver protetto la popolazione dalla peste che allora dilagava. La chiesina venne poi ampliata circa duecento anni dopo, ancora quale omaggio a San Rocco per la cura dal morbo del colera che nei primi decenni dell’Ottocento colpì Casatenovo.
San Rocco nacque a Montpellier, a metà del ‘300; figlio di una coppia di nobili, benestanti e dediti alla carità, Rocco perse entrambi i genitori, ed il santo che, secondo la tradizione, era nato con una croce vermiglia impressa sul petto, decise di vendere i beni di famiglia e di affiliarsi al Terz'ordine francescano. Con l'abito del pellegrino addosso, iniziò dunque il suo viaggio dalla Francia all'Italia per pregare sulle tombe dei santi Pietro e Paolo. Attraversando terre colpite duramente dalla peste, si fermava spesso ad assistere i malati, pregando per loro e invocandone la guarigione. A Roma, probabilmente presso l'ospedale di Santo Spirito, avvenne il suo miracolo più famoso: la guarigione di un cardinale appestato che, in seguito, lo presentò al papa.

Durante il suo ritorno in patria, San Rocco proseguì la sua opera di carità e di assistenza ai malati di peste finché, si accorse di esserne anch'egli gravemente colpito e si rifugiò in un bosco vicino a Piacenza. Lì fu trovato e salvato da un cane che ogni giorno gli portava un tozzo di pane. Arrestato come persona sospetta a Voghera e dopo un periodo di prigionia, morì giovanissimo, a poco più di 30 anni, diventando l'intercessore dei malati di peste.
Oggi San Rocco viene raffigurato con i suoi simboli tipici, come è possibile osservare anche nel quadro posto dietro l'altare della chiesina casatese: ai piedi di Maria e del Bambino, il santo di origine francese indossa l'abito del pellegrino, stringe un bastone nel pugno e indica una piaga provocatogli dalla peste su una coscia. Accucciato ai piedi del santo, anche il cane che lo salvò nei boschi piacentini.

Gabriele Riva, figlio di Giovanni, ci ha guidati all’interno della cappella dandoci delle preziose informazioni sulla sua storia. ''Negli anni trenta il Comune l’avrebbe voluta abbattere per poter dare un'altra destinazione a questo terreno che è, secondo il catasto, di proprietà pubblica. I cittadini di Casatenovo però, si opposero a questa iniziativa portando avanti una raccolta firme, salvandola di fatto dalla demolizione” ci ha raccontato.

Con il passare degli anni si è costruita una vera e propria comunità intorno a San Rocco: un agglomerato di case che la circondano e occupano le vie Castelbarco, Chioso e via Circonvallazione.
Gli abitanti di questa zona negli anni Sessanta - su iniziativa di Giovanni Riva - iniziarono ad organizzare le prime feste nel giorno di San Rocco, che iniziavano tradizionalmente con la processione solenne la sera del 15 agosto della reliquia, che partendo dalla chiesa parrocchiale di San Giorgio, raggiungeva la chiesina di San Rocco. La festa vera e propria si svolgeva il giorno seguente con la messa celebrata in mattinata, e poi con tanti giochi e musica per portare un po’ di allegria e intrattenimento nel quartiere. “Non mancava mai “ul Marena” che vendeva l’anguria e preparava delle meravigliose e rinfrescanti granite,  poi c’era ancora il gelataio nella piazzetta di fronte alla chiesina che rimaneva aperto fino alla sera per vendere gelato a tutti. Poi si organizzavano dei giochi sulla strada come il salto dell’oca o la corsa con i sacchi. Tutto questo era possibile dato che di primi anni in cui si festeggiava c’erano poche automobili ed era possibile giocare anche per strada” ci ha detto Giovanni Riva.

Con il passare degli anni la festa si è ingrandita e a cavallo tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta si iniziarono ad organizzare queste iniziative non solo per festeggiare il Santo, ma anche per raccogliere i fondi necessari per la manutenzione della chiesina di San Rocco.
L’affluenza a queste manifestazioni era assai grande: tra le ottocento e le mille persone si riversavano in strada per cantare ballare e mangiare qualcosa tra le tante bancarelle colorate che addobbavano via Castelbarco e la piazzetta di fronte alla cappella. Vennero organizzati dei concerti  e continuarono le tante iniziative giocose che erano rimaste le stesse, come la corsa con i sacchi, il salto dell’oca oppure ancora la cuccagna.

Fino agli anni Cinquanta l'edificio era anche adibito a camera ardente per i defunti di tutta Casatenovo e per le salme che provenivano da fuori per essere poi tumulate in paese. Fino a qualche anno fa poi, la domenica veniva celebrata la messa per i cacciatori alle prime luci dell'alba.
Negli anni Ottanta del secolo scorso, al contempo delle grandi feste di piazza, San Rocco venne restaurata nel suo interno con il rifacimento dell’altare, prima di legno, poi di marmo, e la restaurazione della statua della Madonna che è posta in una nicchia a destra dell’altare. Originali dell’Ottocento rimangono le balaustre che sono oggetto di tanta cura e pulizia da parte dell’instancabile Riva.
Un altro elemento storico di cui non si ricorda l’anno del rinvenimento, è la croce costruita in memoria dei morti per la peste del Seicento; venne trovata a Cascina Fiume, in località Poenzano, dove un tempo le donne andavano a lavare i panni. Oggi quella croce trova posto in un piccolo pezzo di terra a destra della chiesina di San Rocco, anch’esso mantenuto dalla mano esperta di Giovanni Riva.

Negli ultimi anni la tradizionale festa di San Rocco si è ridotta di molto, ma le celebrazioni religiose proseguono ognu anno nel mese di agosto e per la famiglia Riva si tratta di un momento molto importante e carico di significato.
Giovanni ha continuato imperterrito a prendersi cura della piccola cappella sostenendone la manutenzione con la vendita di ceri ai fedeli casatesi e grazie ad un generoso finanziatore che ha deciso di donare delle cospicue somme di denaro a questa chiesa dato che in zona è l’unica dedicata a San Rocco.
Quando questo donatore - che abita a circa venti chilometri da Casatenovo - passava dalla chiesina, era solito lasciare un’offerta consistente per sostenerne le spese di manutenzione. Con queste donazioni è stato possibile abbellire e mantenere questa cappella nelle condizioni odierne.
Da sottolineare anche l’impegno che l’amministrazione comunale ha messo in questa struttura: sia con il rifacimento del tetto circa quarant’anni fa, sia negli ultimi anni, dato che il terreno su cui sorge questa struttura è di proprietà comunale. L’amministrazione ha riconosciuto in varie occasione l’impegno di Giovanni Riva considerandolo come un esempio di impegno civico.

Giovanni Riva con il figlio Gabriele e la nipote Gaia

Tutta Casatenovo è sempre stata molto affezionata alla piccola cappella di San Rocco, sin da quando questo quartiere era vissuto principalmente da contadini negli anni Quaranta, poi con il passare degli anni e lo sviluppo del salumificio Vismara si è tramitato in una vivace comunità operaia.
La chiesina di San Rocco è aperta tutti i giorni dell’anno dalle sette del mattino alle sette di sera: è sempre possibile dunque passare e dare un’occhiata a questo piccolo tesoro che la famiglia Riva custodisce con tanta premura.

Rubrica a cura di Giovanni Pennati e Alessandro Vergani
© www.merateonline.it - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco