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Scritto Sabato 16 novembre 2019 alle 11:34

Il Mandic ha grandi potenzialità ma sono necessarie una minore subalternità al Manzoni e una maggiore azione di marketing

Due iniziative, da versanti apparentemente opposti, di cui, a nostro sommesso parere, l'ospedale San Leopoldo Mandic avrebbe fatto volentieri a meno. La prima, non ancora attuata, porta la firma del PD che come un fiume carsico ogni tanto riemerge in superficie e organizza un incontro sul futuro del presidio. Il titolo è sempre quello, i relatori gli stessi. La finalità, ignota. Anzi, considerando la presenza dell'assessore regionale Gallera, probabilmente autolesionista. Possiamo già immaginare il duetto tra il Dg Favini e il sindaco di Merate Panzeri: "I problemi dell'ospedale riguardano esclusivamente la comunicazione". Intesa come giornali cattivi. L'hanno detto e scritto anche tutti i primari (capito Gino Del Boca che bell'autogol?) in una lunga lettera che subito la Lega ha rilanciato attraverso i propri canali. E' tanto semplice leggere dentro queste iniziative che davvero c'è da stupirsi come gente avveduta vi possa partecipare. E financo crederle utili.

Giulio Gallera

Seguiremo da semplici osservatori, per dovere di oggetto sociale l'inutile convegno. Senza un direttore amministrativo e uno medico di presidio il San Leopoldo Mandic è come una grande azienda senza dirigenti, abbandonata a se stessa, al più alla buona volontà - quella c'è - del direttore sanitario aziendale dottor Vito Corrao. Da qui ne discende tutto il resto. Immaginate un funzionario di un'azienda che con una richiesta in mano non sa a chi presentarla perché in organico non vi sono né direttore amministrativo né direttore di produzione. Inconcepibile. E poi è dal 1995 che si fanno convegni su Quale futuro per ospedale di Merate. Senza costrutto alcuno.

Montevecchia, 12 dicembre 1995 Alberto Clivati e il DG Roberto Rotasperti

Certo tra il convegno e il documento dei primari è quest'ultimo che suscita più stupore. Intanto per l'unanimità: tutti hanno firmato dai pensionandi all'ultimo arrivato, il primario di chirurgia che è a Merate da qualche settimana. Pare anzi che volesse far affiggere il documento su tutte le porte del presidio, dato la scarsissima visibilità di cui ha goduto (ne parlerà a Radio Maria, magari, come ci racconta Matrix).

Nella lunga storia del presidio intitolato al santo Leopoldo Mandic i primari erano in grado per la loro autorevolezza di indicare l'indirizzo ai Consigli di amministrazione e ai Comitati di gestione. Perché erano loro la chiave del successo del nosocomio, a loro andava ascritto il merito della continua crescita della struttura e della sua forte capacità attrattiva.

Con l'aiuto di amministratori illuminati sono stati sviluppati servizi di eccellenza come l'assistenza domiciliare, le cure pallative, il sistema di protezione delle fragilità. Sono state introdotte tecniche e tecnologie nuove, avanzate che pochi grandi ospedali potevano vantare. In silenzio, lasciando parlare solo i risultati.

Saputo, Sartori, Guareschi e Montanari

Gola, Schieroni, Manganini, Mancosu

Della Rocca, Valli, Bonaldi, Marinari

 

Erano gli anni dei primari - gestori dell'ospedale: Saputo (Pediatria), Sartori (Chirurgia), Guareschi (Radiologia, uno dei primi ecografisti italiani), Montanari (Rianimazione, tra le più avanzate dell'epoca a livello di Paese), che nei settori di competenza diventarono riferimenti nazionali.  

E a seguire Gola (Cardiologia), Schieroni (Neurologia), Pisani (Medicina), Felisatti (Otorino), Canepa, Manganini (Ortopedia), Mancosu (Laboratorio analisi) Marraro (Anestesia e Rianimazione), Della Rocca (Ginecologia), Valli (Pediatria), Bonaldi (Chirurgia), Marinari (Anestesia, Rianimazione e cure pallative). Ci scuseranno i lettori se non ricordiamo anche i nomi ma bastano i cognomi per far tornare alla memoria i volti di questi professionisti.

Non ci permettiamo, naturalmente, fare paragoni o peggio ancora esprimere valutazioni di merito per le quali non abbiamo alcun titolo. Ma non possiamo sottacere come sia diversa la modalità di "comunicare" e quanto, a nostro parere, sia irrituale e a rischio di autolesionismo quella adottata dai dirigenti di UOC in carica...

Perché quando si afferma che l'ospedale è in grado di fornire ottime prestazioni si dice solo la verità ma che non vi siano particolari problemi, soprattutto di subalternità con Lecco, non è credibile. E non servono prove, basta parlare con gli operatori che pur nella riservatezza e, perché no, anche nel timore di richiami, confermano come la subalternità ci sia nella distribuzione di risorse umane e tecnologiche, pur con qualche area di eccellenza come le sale operatorie, la Tac e la Risonanza magnetica. E nella stessa diversità numerica di capi dipartimento il cui "potere di manovra" è più elevato di quanto si possa immaginare.

Ma arriviamo al cuore della questione: nessuna persona che abbia un briciolo di buon senso ha mai parlato o scritto che l'ospedale chiude. Questa tesa iperbolica è l'arma di distrazione di massa usata da coloro che mirano a neutralizzare chi denuncia disservizi e inefficienze.

Firmando il documento i primari si sono di fatto autocensurati. Ora lo vogliamo vedere il dottor Giovanni  Buonocore che protesta perché il Pronto soccorso è sotto organico e i pazienti aspettano ore. Finirà per essere giudicato come i giornali: uno cattivo. Oltre che in palese contraddizione con se stesso.

Quel che i primari dovrebbero fare, sempre e nostro parere, è chiedere la collaborazione ai giornali fornendo loro materiale necessario a confezionare articoli positivi. A fare marketing, in pratica. Se l'ospedale è diventato azienda, com'è diventato, si deve strutturare come tale. E quindi si deve orientare alla clientela - senza virgolette - perché più incassa - negoziando però come si deve il budget e l'extrabudget con la Regione - più investe, più cresce in un circolo virtuoso. Invece i primari hanno fatto l'esatto contrario sottoscrivendo una lettera priva di un obiettivo reale e concreto che non sia ribadire come tutto al Mandic vada bene e quanto sia stronza la stampa.

Che è esattamente il pensiero dominante dei vertici politici attuali. Un bel risultato, complimenti.
Claudio Brambilla
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