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Scritto Mercoledì 08 gennaio 2020 alle 15:32

Da Leonardo passando per Raffaello e Dante: validi esempi per questa nostra società


Silvano Valentini
Da Leonardo da Vinci nel 2019 per il cinquecentenario della sua morte al "divino" Raffaello Sanzio quest'anno, già definito così dai suoi tempi per il suo aspetto e le sue splendide Madonne, anch'egli scomparso 500 anni fa, senza dimenticare che nel 2021 sarà la volta del "sommo poeta" Dante Alighieri, in questo caso per i 700 anni da quando ci ha lasciato e anche lui con una certa familiarità con il divino.
Senza eccedere nella retorica, alla quale sono per indole e per educazione del tutto estraneo, di fronte a tanto ben di Dio verrebbe leopardianamente da chiedersi "Perché venimmo a sì perversi tempi?" e a spronare alle "egregie cose" di Foscolo, se pensiamo alla mediocre levatura morale e intellettuale e alle diuturne meschinità della nostra politica e della nostra società.
E questo, non tanto per le aspre contese ideologiche fra le varie parti, cosa che in sé può anche essere lodevole, ma per aver perso di mira i valori a noi connaturati, direi "fondanti" della nostra condizione di esseri umani, con i nostri bisogni materiali e le nostre esigenze "spirituali", meglio forse artistiche e culturali, con la bellezza, non solo estetica ma anche mentale, insieme di rigore razionale e impulsi emozionali, a fare da guida ai nostri passi.
Per fortuna l'anno dedicato a Leonardo è stato debitamente celebrato, come in Italia e in tutto il mondo, anche nel nostro territorio e io ne sono stato più volte testimone, adesso speriamo che Raffaello e poi Dante ci insegnino qualcosa di buono e di bello, ricordando anche che le loro debolezze e contraddizioni, come per tutti i grandi della storia, non ci devono meravigliare, perché, pur nella loro consolidata "divinità", sono purtuttavia esseri fragili e vulnerabili come tutti noi.
Silvano Valentini
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