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Scritto Mercoledì 08 aprile 2020 alle 12:47

La tecnologia accorcia le distanze e ci salva dall'isolamento in tempi di Covid. I social ci catapultano in un'altra dimensione. Ma è reale?

La tecnologia, in questa lunga e sofferta quarantena non ancora terminata, ha rivoluzionato la nostra esistenza. Pensiamo a quanto sia stata preziosa la connessione internet per poter lavorare da casa, per contattare i nostri amici e familiari, vederli addirittura, attraverso le videochiamate whatsapp o skype. Riunioni di lavoro a distanza, consigli comunali in streaming, ricette inviate dal medico di base al paziente via email, spesa effettuata direttamente dal proprio telefono cellulare. E tantissimi altri esempi ancora potremmo fare.

La rete ha accorciato le distanze fisiche, consentendoci di superare il limite spazio-temporale. Anche questo per tutti noi (nativi-digitali di questo 2020 iniziato in maniera traumatica) rappresenta una condizione quasi scontata, come tutte le più semplici e spontanee abitudini che da un giorno all'altro abbiamo dovuto mettere nel cassetto, nella speranza di poterlo riaprire presto.
Eppure senza la tecnologia questa quarantena sarebbe stata (forse) ancora più complicata e dolorosa, soprattutto per chi la condizione di isolamento l'ha dovuta subire, costretto ad azzerare i propri contatti sociali.

Il web inoltre veicola la comunicazione, la notizia. E mai come in questa pandemia la domanda di informazione - precisa, puntuale e in tempo reale - si è presentata in tutta la sua forza, come una vera e propria esigenza quotidiana. Un bisogno da soddisfare, spesso a fatica però. Perchè la rete, ahinoi, ha le sembianze di una vera e propria giungla nella quale saper distinguere la veridicità delle fonti e la qualità dell'informazione stessa è fondamentale. Ma certamente l'autorevolezza conquistata negli anni, a lungo andare paga. E i numeri - nel nostro caso - lo dimostrano.

Chiusa questa breve ma doverosa parentesi, c'è un aspetto non secondario quando si parla di comunicazione digitale: i social network, altro importante veicolo di informazione, dove però le notizie proliferano spesso in modo pressoché incontrollato e talvolta nocivo.
La quarantena ha reso ancora più forte il rapporto, per taluni già viscerale, con Facebook o Instagram. L'isolamento, l'assenza di contatto fisico, ha moltiplicato l'utilizzo dei social per interagire ''a distanza'' con il resto del mondo. Per mostrare la propria presenza, per urlarla quasi. L'estrema necessità di relazionarsi con il prossimo porta spesso ad esagerare. A dire quello che faccia a faccia non si direbbe mai. Perchè in fin dei conti a distanza è più facile. Si ha il tempo di meditare le parole, di addolcire le espressioni, di studiare le risposte. Di apparire quelli che non siamo. Un simulacro di vita sociale. Il mondo, visto dalla finestra di casa, dal monitor di un PC, o dallo schermo di un cellulare ha un aspetto diverso dalla realtà. Si osa quel che non si farebbe mai, inconsapevoli spesso delle conseguenze.

Ovviamente non è concepibile una società che possa vivere esclusivamente a distanza e ce ne stiamo accorgendo, eccome. Le persone hanno necessità di incontrarsi, i sentimenti, le emozioni devono essere condivisi dal vivo, i teatri, i cinema, gli stadi hanno bisogno del pubblico, gli studenti degli insegnanti e dei propri compagni e tutti devono incontrarsi faccia a faccia. Se lavorare è sinonimo anche di produzione, gli operai specializzati devono popolare le fabbriche, gli impiegati gli uffici e la distribuzione movimentare uomini e merci. Aerei, treni e trasporti pubblici devono funzionare e il mondo del turismo ha bisogno di flussi di persone che scoprano le bellezze artistiche dei luoghi e che contribuiscano a tenerli in vita.

Non sarà facile per molti la ripresa, quando (e ci auguriamo se) ci sarà. Questa vicenda ci segnerà in maniera irreversibile anche dal punto di vista sociale. Ma una cosa è certa: non si può vivere solo in remoto. La realtà - grazie al cielo - è un'altra cosa.
Gloria Crippa
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