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Scritto Domenica 26 aprile 2020 alle 09:59

Similitudini tra il Coronavirus e l'attualità della tragedia greca

Tra i tanti pilastri che formano la società odierna troviamo sicuramente quello costituito dal patrimonio culturale tramandatoci dall'antica Grecia. Molti dei nostri valori e modi di pensare infatti derivano in realtà da quel mondo, e sono un'eredità che è oramai entrata a far parte della nostra cultura: per questo molte delle dottrine e dei temi analizzati duemila anni fa hanno rilevanza e pertinenza ancora oggi e offrono costantemente spunti di riflessione, soprattutto in tempi come quelli che stiamo vivendo.

Teatro greco di Siracusa (Wikipedia)

Una delle tematiche più interessanti che si studiano in letteratura greca è la tragedia, il genere teatrale che, tra le altre cose, si poneva l'obiettivo, attraverso la messa in scena di miti o eventi storici talmente celebri e sentiti da assumere tale valenza (come possono essere le guerre), di indagare a fondo e focalizzare l'attenzione degli spettatori su quella che si può definire l'"intima contraddittorietà della vita umana", un assunto che, molto brevemente, si può esprimere anche così: non esiste un'interpretazione oggettiva delle nostre vite, ma ci sono sempre letture diverse di un medesimo evento, tra loro contrastanti e inconciliabili, ma allo stesso tempo necessarie l'una all'altra.

Nelle tragedie più famose, dunque, e in particolar modo in quelle di Eschilo, tragediografo vissuto a cavallo tra il V e il IV sec. a. C., si ritrovano miti della tradizione ed eventi che mettono in evidenza questa contraddittorietà, e innescano una serie di riflessioni negli spettatori. Particolarmente rilevanti sono la tragedia dei Persiani (Πέρσαι, Pèrsai), nella quale, tramite il punto di vista del suddetto popolo, viene presentata la contrapposizione tra la gloriosa vittoria ateniese e la conseguente e inevitabile sconfitta dei Persiani, e la trilogia legata dell'Orestea (Ὀρέστεια, Orèsteia), che narra di miti differenti appartenenti però a uno stesso filone: nella prima tragedia Agamennone, condottiero militare, deve confermare e mantenere la sua figura di eroe ma per farlo deve uccidere la figlia Ifigenia, nella seconda Oreste, suo figlio, dovrà giustamente e legittimamente vendicare il padre, ma l'unico modo per farlo è uccidere la madre, la quale ha assassinato l'uomo per vendicare a sua volta la figlia da lui sacrificata. In ogni situazione, dunque, ci si trova di fronte a due letture diametralmente opposte, ma strettamente dipendenti l'una dall'altra, come due facce della stessa medaglia.

Clitemestra esita prima di uccidere Agamennone, Pierre-Narcisse Guérin, 1817, Parigi, Museo del Louvre

Tuttavia, è proprio grazie a questo confronto che l'uomo ha la possibilità di riflettere su se stesso e apprendere ciò in cui è carente: un'altra delle caratteristiche dell'opera di Eschilo, infatti, è il πάθει μάθος (pàthei màthos), ovvero il "conoscere attraverso la sofferenza", o più brevemente, il "soffrire per sapere". La sofferenza che viene causata dall'"aspetto terribile" che caratterizza queste azioni, che tutti i personaggi delle tragedie alla fine compiono, non è dunque fine a sé stessa, ma funge da strumento tramite il quale gli uomini possono imparare qualcosa: Serse, per esempio, re dei Persiani, dalla sconfitta capisce di dover contenere i propri limiti e così non commettere il famoso peccato di ὕβϱις, hýbris, la tracotanza.

Ecco allora come il mondo antico ancora una volta dimostra la sua perenne attualità: se estendiamo questo discorso in termini più generali e lo inseriamo in un contesto come quello che ci troviamo a vivere in questo periodo, capiamo che anche da questo genere di esperienza, caratterizzata da angoscia e dolore, c'è qualcosa da imparare. Dall'inizio di questa pandemia, infatti, sono molti gli aspetti su cui siamo migliorati, sia a livello comunitario, sia a livello personale. Gran parte dell'inquinamento, per esempio, è stato ridotto, insieme al traffico di stupefacenti e alle rapine, e i cittadini si stanno sempre più responsabilizzando in merito al rispetto di norme e decreti, incitando peraltro anche i propri connazionali a farlo. Allo stesso tempo tutti noi, nel privato, stiamo imparando a dare il giusto valore a tutto ciò che prima davamo per scontato: un bacio, una carezza, un abbraccio, o anche solo uno sguardo a qualcuno a cui teniamo. Stiamo riscoprendo molti piaceri e passatempi, la cucina, lo stare in famiglia, la lettura, o perché no, la scrittura. Ma soprattutto, stiamo imparando a essere più solidali reciprocamente, e in questa situazione in cui ognuno è da solo, ci stiamo rendendo conto di quanto in realtà abbiamo bisogno l'uno dell'altro.

Il rimorso di Oreste, William-Adolphe Bouguereau, 1862, Norfolk, Chrysler Museum of Art

Ancora una volta, dunque, il mondo classico si presenta come estremamente attuale, in grado di confortarci in periodi particolarmente bui, ricordandoci che, in fondo, possiamo trarre beneficio e miglioramento anche da una situazione inquietante come questa.

Giulia Guddemi
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