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Scritto Mercoledì 14 ottobre 2020 alle 17:18

Monticello: l'incontro con don Gino e poi ''Io tifo positivo''. In pensione dopo anni a Comunità Nuova, l'educatore Tony Supino si racconta

Un'esperienza lavorativa e umana al servizio di Comunità Nuova Onlus quella vissuta da Tony Supino, educatore professionale residente a Monticello. Responsabile per molti anni di Villa Paradiso - struttura per persone affette da problemi di dipendenza con sede a Besana - e poi referente del progetto ''Io tifo positivo'', il monticellese ha da poco chiuso questo importante capitolo della propria esistenza per godersi la meritata pensione.
Sono tantissimi però, i ricordi custoditi nella mente e nel cuore dell'educatore, che ha accettato di condividerli con i nostri lettori, molti dei quali conoscono bene il suo impegno a favore del volontariato sportivo e sociale del territorio.

Tony Supino

"Uno degli incontri più importanti e determinanti della mia vita è stato quello con don Gino Rigoldi. All'epoca avevo ventidue anni e fin da subito ho sentito il desiderio di lavorare con lui nell'ambito della comunità'' ci ha raccontato Tony.
Il sacerdote è stato un promotore attivo di progetti di reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti del carcere ‘Cesare Beccaria" di Milano, collaborando con i Servizi Sociali, i volontari e gli educatori. Il 15 dicembre 1973 ha fondato ‘Comunità Nuova', un'associazione no profit che opera proprio nel campo del disagio e della promozione dei minorenni, in particolare di coloro che usciti dal Beccaria non hanno un lavoro, una casa e un contesto relazionale e sociale che li accolga.
''Il mio incontro con don Gino è avvenuto durante una serata a Merate e con il suo aiuto ho dato l'avvio alla mia esperienza professionale insieme ad altri giovani educatori. Abbiamo messo in piedi questa comunità di accoglienza per minorenni a Besana e ho lavorato per un lungo periodo con loro. Grazie a don Gino e alla sua equipe di esperti siamo riusciti ad unire il lavoro con gli adolescenti ad altre problematiche quali la tossicodipendenza. I primi ragazzi che sono entrati in comunità erano affetti da AIDS o facevano uso di eroina. Molti di loro purtroppo non ce l'hanno fatta e come educatore ho deciso fin da subito di inserire un corso di formazione che ci permettesse di lavorare sereni, o meglio, di essere consapevoli di aver fatto tutto il possibile per questi ragazzi" ha introdotto il volontario, che dopo alcuni anni, è diventato responsabile della Comunità Villa Paradiso.

Alcune immagini dell'educatore impegnato nel progetto ''Io tifo positivo''

''È stata una bella avventura, ho conosciuto tanti ragazzi con alle spalle storie individuali diverse fra loro. La classica domanda che si fa a chi lavora in una comunità è: ‘quanti adolescenti avete salvato?' Noi abbiamo solo cercato di dare possibilità diverse ai ragazzi, ossia un lavoro psicologico ed emotivo e di creare un futuro attraverso attività sportive, lavorative e scolastiche. Oltre ai volontari, ci siamo avvalsi anche dell'aiuto di personale qualificato. Questo mi ha permesso di entrare nel tessuto sociale del territorio. Per anni e anni ho fatto questo lavoro, inserendo a Villa Paradiso la parte sportiva. Ci siamo accorti che proponendo svariate attività quali arrampicata, bicicletta, corsa, judo si vedevano dei miglioramenti nei ragazzi. Io amo lo sport e così ho riflettuto su quanto quest'ultimo potesse dare un contributo in ambito sociale. Questo mi ha permesso, una volta terminato il mio impiego a Villa Paradiso, di essere affiancato da altri educatori su un progetto che riguardasse proprio lo sport''.

Da qui è nato "Io tifo positivo" rivolto alle scuole e poi aperto anche a società sportive di Milano e comuni limitrofi. ''Le persone adulte che entrano in contatto con i ragazzini devono avere delle competenze e questo non è semplice. Io ho cercato di far capire in questi anni alle varie società sportive quanto noi adulti siamo importanti: è meglio avere un ragazzo che diventa un buon cittadino, che rispetta la legalità, le regole, è consapevole del valore del prossimo. Lo sport è per tutti, anche per le persone diversamente abili. Con la Briantea84 ho conosciuto persone fantastiche, che ci hanno dato una mano nelle società sportive e nelle scuole. I ragazzi hanno potuto sperimentare diversi sport, dalla pallacanestro in carrozzina alla corsa per non vedenti. A livello umano, questo mi ha permesso di crescere come persona" ha continuato il monticellese.
Come referente del progetto, Tony Supino ha lavorato con molte amministrazioni comunali del territorio lecchese: Casatenovo, Missaglia, Olgiate Molgora, Olginate e Calco perché il progetto "Io tifo positivo" è multidisciplinare e utilizza lo sport come pretesto per parlare dei valori veri.

Un'immagine di un incontro a Casatenovo alla presenza di don Gino Rigoldi

''Gli insegnanti si sono accorti che non eravamo degli istruttori, ma eravamo lì per supportare il loro lavoro quotidiano in classe. Abbiamo lavorato molto sulla motivazione, che è importantissima nella vita e nelle attività. Oltre alle scuole, mi sono anche impegnato con le società sportive come GSO San Giorgio di Casatenovo oppure GSO Lomagna. Diventa fondamentale in queste occasioni anche il lavoro dei genitori, che devono ascoltare i ragazzi e rimettersi in gioco sempre nonostante gli errori quotidiani. Ho conosciuto davvero tantissime storie di ragazzi all'interno dei diversi progetti educativi e ognuno di loro mi ha lasciato qualcosa. I ragazzi più ‘problematici' mi hanno ringraziato perché hanno capito di poter cambiare la loro vita in meglio. Mi ricordo ancora di una ragazzina in carrozzella che non sapeva di poter giocare a basket o correre. Le ho offerto un'esperienza positiva e gratificante. Per me ogni storia è indimenticabile e mi arrivano ancora oggi messaggi di ragazzi che erano ad esempio in Comunità a Besana e ora hanno creato una famiglia. Sono davvero delle grandi soddisfazioni da un punto di vista umano" ha concluso l'ex educatore.

Nonostante il traguardo della pensione raggiunto in questi giorni, Tony Supino non si ferma: oltre a dedicare il tempo alla sua famiglia e al suo nipotino, continua ad essere volontario nel territorio. Ora sta dedicando parte del suo tempo ai ragazzi di seconda e terza media della GSO San Giorgio di Casatenovo.

Silvia Buzzi
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