Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie.
ACCETTA
  • Sei il visitatore n° 248.080.425
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
bandi e concorsi
cartoline
Scritto Domenica 18 ottobre 2020 alle 14:19

Cassago: raccontò il falso alla Gdf? In Aula l'accusatore di ''Tata Lina'', ora a processo

Il Tribunale di Lecco
Fissato per lo scorso luglio e poi rinviato a causa delle misure anti Covid-19 scattate anche nel Palazzo di Giustizia di Lecco, si è svolto nel primo pomeriggio di venerdì davanti al giudice Enrico Manzi l'esame dell'imputato O.E., per la vicenda connessa alla temporanea chiusura di ''Tata Lina'' il servizio di baby-parking con sede a Cassago.
Al giovane vengono contestati i reati di falso e diffamazione per aver presentato un esposto - secondo la tesi sostenuta dalla Procura, mendace - alla Guardia di Finanza di Cernusco Lombardone, in cui dichiarava di aver lavorato irregolarmente per anni nella struttura a conduzione famigliare della signora P.C. situata nel cuore del comune cassaghese.
Quest'ultima - costituitasi parte civile nel processo - era la titolare del servizio di baby-parking, nonché mamma dell'ormai ex fidanzata dell'odierno imputato.
"Sono tutte falsità: lui veniva lì solo per vedere mia figlia" aveva dichiarato la donna nell'udienza del 3 marzo scorso, negando che il giovane avesse mai prestato alcun servizio nella loro struttura.
La figlia della parte offesa era assunta con un contratto part-time insieme al fratello, con cui lavorava sostanzialmente come baby-sitter: si occupavano di andare a recuperare i bambini a scuola (essendo provvisti di delega firmata dai genitori), si occupavano di fargli fare compiti e di accompagnarli alle varie attività pomeridiane.
Nel corso dell'esame di venerdì l'uomo ha riferito di aver ricevuto un compenso pari a 100-150 euro (“me li ha offerti spontaneamente la signora P.C.: io non ho mai richiesto nessun compenso”) solo nell'ultimo periodo del fidanzamento, un'affermazione contestata dall'avvocato di parte civile Mara Ratti, che rifacendosi al verbale dell'esposto presentato dalla GdF, lo stesso imputato dichiarava di aver lavorato in nero dal 2014 al 2016 dietro compenso.
O.E. si è limitato a confermare quanto aveva appena affermato e negare quanto riportato nel verbale, per poi raccontare di come aveva iniziato a “lavorare” da “Tata Lina”. Secondo la versione del 31enne, difeso di fiducia dall'avvocato Richard Martini, la collaborazione con il baby-parking sarebbe iniziata per alleviare il peso di giornate particolarmente oberate di lavoro, per poi diventare un'abitudine: attraverso dei messaggi l'ex fidanzata avrebbe chiesto all'odierno imputato un aiuto, di stare con i bambini e fargli fare i compiti. “Le ho recepite come richieste presentatemi da lei, ma da parte della struttura”.
Alla domanda del legale di parte civile sul perchè avesse denunciato le presunte irregolarità di “Tata Lina” alla Guardia di Finanza solo dopo la rottura del rapporto con l'ex ragazza, O.E. ha risposto di essere stato spinto a farlo a seguito del comportamento tenuto nei suoi confronti dal fratello di lei, anche se non pensava che ''avrei creato tutti questi problemi”.
Il riferimento è all'ordinanza di chiusura del baby-parking emanata dal Comune di Cassago a fine gennaio 2017 su indicazione della GdF di Cernusco. Ad oggi il servizio rimane aperto, sotto la titolarità del figlio di P.C. e con un ricorso pendente al TAR.
Per la conclusione dell'istruttoria e l'escussione di altri due testimoni si dovrà attendere la prossima udienza in programma l'8 gennaio.
F.F.
© www.merateonline.it - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco