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Scritto Lunedì 19 ottobre 2020 alle 17:49

Chi deteneva la proprietà del ponte? E' il quesito posto in udienza ai vertici di Anas

Il telefono del geometra Marco Trapanese, capo nucleo di Anas, era squillato intorno alle 13.50 di quel maledetto 28 ottobre 2016. A chiamarlo era stato il sorvegliante Tindaro Sauta, preoccupato dal distacco di alcuni calcinacci dal ponte di Annone, finiti sulla carreggiata in direzione Lecco.

''Ho cercato il mio superiore, l'ingegner Giovanni Salvatore, per mostrargli le fotografie che mi erano state inviate sullo stato dei luoghi'' ha ricordato stamani in Aula il dipendente Anas, riferendo di aver suggerito al cantoniere di chiudere la corsia e di avvertire la Provincia di Lecco, cui spettava la competenza della strada che attraversava il cavalcavia annonese. In realtà l'ente con sede a Villa Locatelli era probabilmente già a conoscenza della situazione, poichè sul posto era presente anche la Polstrada di Seregno oltre agli addetti alla manutenzione stradale, ovvero i cantonieri Locatelli e Floresta.
Alle 15.53 Trapanese lasciò la sede milanese di Anas a bordo dell'auto di servizio insieme al geometra Pescariello, recuperando successivamente alla fermata della metropolitana l'ingegner Giovanni Salvatore, come da accordi. Bisognava infatti aspettare che quest'ultimo si liberasse da un precedente impegno prima di partire per la Brianza. I tre non riuscirono però a raggiungere Annone prima del drammatico crollo del ponte, collassato sotto il peso del camion Nicoli, che nessuno aveva nel frattempo provveduto a fermare.

A questo proposito Trapanese ha confermato la versione resa la scorsa udienza da Tindaro Sauta: Anas non aveva chiuso il transito sulla SP49 poichè - a detta loro - era un compito che spettava alla Provincia di Lecco, nel frattempo già notiziata e in attesa, sembra, di una comunicazione scritta dalla società viabilistica per poter emettere un'ordinanza di chiusura al traffico del cavalcavia.
A Giuseppe Ferrara, capo dipartimento della viabilità Anas in Lombardia è stato chiesto di tratteggiare ruoli e responsabilità dei soggetti che a vario titolo quel pomeriggio si interessarono della vicenda del distacco dei calcinacci dal ponte di Annone. Il dirigente è stato poi interrogato a lungo su una delle questioni cardine del procedimento: chi deteneva all'epoca del crollo la titolarità del ponte? Secondo Ferrara infatti, il cavalcavia non rientrava nelle prorprietà del demanio di Anas. La questione in effetti, non era mai stata sviscerata a fondo sino alla tragedia costata la vita a Claudio Bertini, quando vennero recuperate e studiate a fondo le carte.

Una certezza, secondo quanto riferito stamani da Ferrara però, ci sarebbe. Sul cavalcavia non erano mai state fatte indagini sulla portata massima di carico, anche se da alcuni progetti risalenti all'epoca della costruzione del manufatto, quest'ultimo non sarebbe stato pensato per sopportare il transito di mezzi pesanti. ''C'erano dei limiti di peso che andavano rispettati'' ha affermato il dirigente Anas, secondo il quale la società aveva provveduto ad effettuare degli interventi di manutenzione a seguito di alcuni sinistri verificatisi ai danni del manufatto, soltanto ''per evitare problematiche viabilistiche in SS36'' e non perchè la società ne detenesse la proprietà.
Un tema spinoso, che sarà probabilmente al centro della prossima udienza, come anticipato dal pubblico ministero Andrea Figoni, in programma il prossimo 9 novembre.
G.C.
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