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Scritto Domenica 12 agosto 2012 alle 09:14

Missaglia: cartelli in dialetto, un'inutile spesa. Non aggiungono nessuna informazione a chi viene da fuori

Sono un cittadino di Missaglia nato a Monza, nel 1952, da genitori anch'essi nati in loco: brianzolo da generazioni. Sono cresciuto in uno dei bei cortili pieni di vita come ce ne erano tanti in Brianza. In casa si parlava il dialetto poi a scuola, fortunatamente, delle ottime maestre ci hanno insegnato la bellissima lingua italiana. Alle medie e poi alle scuole superiori ho scoperto le lingue europee, francese e inglese, grazie alle quali ho potuto girare e conoscere il mondo: molto per lavoro qualche volta come turista. Non ho intenzioni di narrarvi la mia vita ma solo dire che il brianzolo fuori dalla Brianza non mi è servito molto.

Ho l'impressione che si confonda il dialetto lombardo (quale poi: il bergamasco, il bresciano, il brianzolo?) con una lingua nazionale. Non sono un esperto ma credo che una delle caratteristiche di una lingua nazionale sia quella di avere una letteratura, una storia, delle scuole e delle università dove questa lingua è (o è stata) usata. Grandi romanzi scritti in bergamasco? in bresciano?. Non ne ho presenti. Il povero Bossi si è scagliato contro il Manzoni perché è andato a sciacquare i panni in Arno, roba da matti!!.

Siamo seri, nei prossimi decenni dovremo difendere la lingua italiana, altro che il brianzolo!. La nostra lingua è parlata da circa 80 milioni di persone nel mondo: una piccola minoranza rispetto all'inglese, allo spagnolo, all'arabo e al cinese. I nostri figli girano il mondo, molti di loro lavorano all'estero, il bilinguismo deve significare conoscere bene un'altra lingua europea: che se ne fanno del bilinguismo italo-brianzolo?

Secondo me i cartelli in dialetto sono un inutile spreco e non aggiungono nessuna informazione a che viene da fuori.


Saluti

Gildo Crippa
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