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Scritto Sabato 16 novembre 2013 alle 11:38

I sindaci condividono l’abolizione delle Province?

Francesco Mazzeo - Dipendente della Provincia
di Lecco e membro della rappresentanza
sindacale unitaria
Nella vicenda dell'abolizione delle province, dalla riduzione della casta ai risparmi miliardari, le sentiamo sempre più grosse da molti politici e dal Governo. La penultima è del ministro Delrio, secondo cui si realizzerebbero 11.000 posti negli asili nido tagliando la spesa degli organi politici delle province. Il Ministro ha nove figli e benché fuori età per quel servizio, potrebbe lasciare pensare ad un conflitto d'interesse. Battute a parte il Ministro sa che quei soldi non potrebbero essere automaticamente destinati a quello scopo. Quelle risorse, invece, potrebbero derivare dalla razionalizzazione di ben più cospicue fonti, quali ad esempio le innumerevoli società pubbliche nelle quali gli amministratori percepiscono laute indennità. Secondo la Corte dei Conti si tratta di circa 5.500 enti che, ... si rivelano, in molti casi, come fonte di perdite per gli enti istituzionali.
Quella degli asili nido era la penultima sparata del ministro, perché l'ultima è la smentita di se stesso, dopo la recente audizione della Corte dei Conti al Parlamento proprio sul disegno di legge svuota province. Delrio ora dice che non ci sarebbe il risparmio di 2,3 miliardi, come affermato in precedenza, ma dei circa 163 milioni di euro indicati dalla Corte. Secondo la Corte dei Conti, il risparmio dall'abolizione degli organi politici delle province  è incerto e potrebbe essere ancora inferiore, essendo stati pagati nel 2012 agli amministratori, al netto dei rimborsi spesa, circa 85 milioni di euro.
Questi alcuni dei fatti che la Corte dei Conti espone, che smentiscono le affermazioni del Governo. Ma i rilievi provenienti dalla magistratura contabile evidenziano , sempre con riferimento agli aspetti contabili, anche la poca chiarezza della proposta di legge, la non dimostrata efficacia delle previsioni rispetto agli obiettivi di risparmio e semplificazione, senza trascurare di evidenziare la "revisione della spesa" che le province hanno fatto negli ultimi anni, al contrario di altri enti e società pubbliche. Nel prossimo mandato amministrativo la spesa per gli organi politici sarebbe ancora ulteriormente dimezzata per effetto della nuova normativa, già vigente, che prevede la ridotta composizione dei consigli e delle giunte provinciali. È abbastanza chiaro che per questa via si otterrà l'effetto di sconvolgere l'assetto istituzionale della Repubblica, con danno per i servizi ai cittadini, distruggendo un'architettura istituzionale senza che si abbia il progetto del nuovo da costruire, come si comprende meglio ragionando sulle funzioni che oggi svolgono le province. Sono funzioni tipicamente di area vasta: rifiuti, viabilità, edilizia scolastica, pianificazione territoriale, tutela dell'ambiente, tutela delle acque e del suolo, agricoltura, caccia e pesca, mercato del lavoro, turismo, ecc, ecc, che si incardinano in una visione integrata e strategica del territorio. La provincia è l'ente che più di altri ha nel territorio un riferimento funzionale ed è caratterizzata da una cultura del territorio. Coloro che fra i cittadini ne chiedono l'abolizione dovrebbero sapere che senza le province tutti quegli istituti di tutela ambientale e quegli strumenti di pianificazione e di programmazione dei servizi e dello sviluppo, a cui accedono perlopiù indirettamente, molto probabilmente sarebbero meno incisivi e non sarebbe scontato che verrebbero assicurate le economie di scala che sull'area vasta realizzano le province. Naturalmente si può migliorare ogni cosa, comprese le Province; ma agire in questa direzione è cosa assai diversa dell'uso delle armi di confusione di massa con cui quotidianamente vengono bombardati i cittadini.
Resta un mistero il motivo per cui si risanerebbe la finanza pubblica abolendo un ente a cui è destinato meno del 1,5% dell'intera spesa pubblica. Non si comprende come si moralizzerebbe la vita pubblica senza un ente che è meno coinvolto di altre istituzioni in scandali; o come migliorerebbero i servizi ai cittadini non potendo essi determinare attraverso le elezioni le politiche di un ente che svolge le funzioni irrinunciabili già ricordate e che in sua assenza dovrebbero svolgere altri soggetti (regioni o comuni), probabilmente in modo meno efficace ed efficiente a causa delle loro caratteristiche e dimensioni. Tutti i cittadini dovrebbero riflettere su queste cose e soprattutto i sindaci, in particolare quelli dei piccoli comuni, dovrebbero fare sentire la loro voce e chiedere ai parlamentari del territorio di sapere qual è il disegno istituzionale con il quale intendono sostituire le province. Anche in questo periodo di "larghe intese" non si dovrebbe rimane prigionieri di quella sorta di pensiero unico che tende a considerare eretico ogni ragionamento che mette in discussione il preordinato e, se anche resta più di un dubbio che nella confusione artatamente costruita per ingannare i cittadini si possano ricevere risposte convincenti,il dovere di chiedere rimane.
Francesco Mazzeo
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