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Scritto Martedì 04 febbraio 2014 alle 17:10

Costa: denaro in cambio della cittadinanza. A processo per 'favoreggiamento'. Assolta

Assolta, cosi come era già stato prosciolto da ogni accusa anche il suo presunto "complice" nonché suo convivente, la cui posizione aveva però preso un percorso giudiziario diverso per via di una differente scelta difensiva iniziale. Il giudice monocratico del Foro di Lecco dottor Salvatore Catalano, questa mattina, ha posto fine, dichiarando appunto l'assoluzione dell'imputata per insufficienza di prove, alla vicenda che ha visto protagonista la masnaghese C.L. V. accusata di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina (ai sensi dell'articolo 12 del Dlgs 286/98).

L'ingresso al tribunale di Lecco

Come spiegato dagli operanti della Nucleo operativo radiomobile e della Stazione Carabinieri di Monza sentiti quest'oggi come testi, citati dalla dottoressa Cinzia Citterio, titolare della pubblica accusa, il nome della donna sarebbe emerso nel corso di accertamenti messi in atto a seguito di una segnalazione (che poi non ha trovato alcun riscontro) presentata da un'assistente sociale circa un possibile "giro di pedofilia" interessante alcuni soggetti monzesi le cui utenze sono state, per un certo periodo, intercettate. Proprio l'ascolto delle conversazioni tra quelle persone ha portato gli inquirenti a "sconfinare" nel lecchese, facendo emergere nuove fattispecie di reato e dunque la presunta violazione dell'articolo 12 del "Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero" poi contestata all'odierna imputata e a A.M., all'epoca dei fatti, risalenti al 2009, suo convivente.
Stando al quadro accusatorio tracciato dai Carabinieri, i due, avrebbero contattato telefonicamente alcuni extracomunitari, intermediari per soggetti terzi, proponendo loro una "facilitazione" nell'acquisizione della cittadinanza italiana a fronte di un pagamento di una determinata cifra.
Due le "operazioni" che si sarebbero poi concretizzate con C.L.V. e A.M. che avrebbero effettivamente inoltrato le pratiche per regolarizzare due nordafricani, sfruttando la normativa sull'emersione del 2009, facendoli passare per propri collaboratori domestici. Nello specifico, la documentazione prodotta dalla donna avrebbe ottenuto il parere favorevole della Questura, venendo però infine rigettata dalla Prefettura, a cui spettava l'ultima parola, perché incompleta.
Gli incontri tra i due fidanzati residenti a Costa Masnaga e gli stranieri coinvolti in questo presunto "traffico" sarebbero avvenuti in una piazzetta di Rogeno, sotto gli occhi dei Carabinieri monzesi impegnati in uno specifico "servizio di osservazione controllo pedinamento" (ocp in gergo militare). Gli operanti non avrebbero però visto né la donna né l'uomo incassare denaro dagli extracomunitari seppur, sottoposti a fermo, i due sono poi stati trovati in possesso di 545 euro lui e 230 euro lei che, sommati a quanto appena speso per fare delle compere e per pagare l'assicurazione, riconducono alla cifra pattuita telefonicamente per l'acquisto delle due cittadinanze: 1490 euro.
Messe in atto le ricerche (delegate ai colleghi lecchesi) i Carabinieri non sono però riusciti a rintracciare i magrebini coinvolti nella vicenda, ovviamente irregolari sul territorio italiano: il fratello di uno, residente a Galbiate, ha infatti raccontato di non aver più notizie del congiunto, mentre nell'abitazione di Costa Masnaga dove si riteneva domiciliato il secondo soggetto, in realtà viveva una famiglia estranea ai fatti.
Quest'oggi, escussi tutti i testi citati dalle parti, nella sua requisitoria, la dottoressa Cinzia Citterio ha chiesto la condanna dell'imputata a 6 mesi di reclusione mentre l'avvocato Francesca Allegra, difensore della donna, ha richiesto, in prima battuta, l'assoluzione della sua assistita perché il fatto non sussiste.
Il dottor Catalano, ha optato, come dicevamo, per il proscioglimento della signora C.L.V. (non presente in Aula) per insufficienza di prove.
A.M.
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