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Scritto Mercoledì 19 novembre 2014 alle 22:06

E’ partito da Torre de’ Busi il tentativo di estorsione ad un imprenditore comasco

Seppur mossa ai danni di un imprenditore residente a Cermenate, nel comasco, si può dire che una delle estorsioni contestate alle locali della ‘ndrangheta sgominate dall'operazione Insubria, sia partita da Torre de' Busi.
Lo riferisce l'ordinanza firmata dal Giudice Simone Luerti. E' il 12 maggio 2014 quando la lettera di minacce viene imbucata nella cassetta rossa di Via Vittorio Veneto, nel comune della Valle San Martino, proprio accanto all'ufficio postale. Mittenti, secondo l'impianto accusatorio sostenuto dalla Dda di Milano e dai carabinieri del Ros, sarebbero stati Giuseppe Puglisi e Michelangelo Chindamo, membri rispettivamente della locale di Cermenate e di Fino Mornasco.
"In data 12/05/2014, alle ore 17:04, Puglisi e Chindamo, conversando all'interno della vettura in uso a Puglisi, s'interrogano sui tempi necessari affinchè la lettera in questione giunga a destinazione".

VIDEO - Recupero crediti, Operazione Insubria




Secondo le accuse i due avrebbero tentato di estorcere la somma di 150mila euro al titolare di un'azienda elettrotecnica . Gli indagati avrebbero dapprima intimidito la vittima inviando alcune missive minatorie contenenti anche alcune cartucce e poi avanzato la richiesta di denaro, a fronte della loro "protezione".
La missiva effettivamente, come conferma l'ordinanza del Gip milanese, viene imbucata la sera stessa, ovvero il 12 maggio di quest'anno, a Torre de' Busi.
''Puglisi, nella specifica circostanza, si sincera del fatto che non vi siano impianti di video sorveglianza che possano riprenderli (C'è là la cassetta della posta ... le telecamere sono di là che puntano verso il comune") e - indossando precauzionalmente dei guanti ("lo vedi che la sto prendendo con i guanti?") - porge la busta da spedire" si legge nell'ordinanza di Insubria.
Ma la missiva non arriverà mai al destinatario. ''In data 13/05/2014, infatti, personale dell'ufficio postale di Torre De' Busi, effettuando il quotidiano prelievo della corrispondenza inserita nell'unica cassetta postale esterna a quell'ufficio, rileva la presenza di una busta di carta di colore giallo contenente oggetti di natura sospetta (che al tatto esterno risultavano immediatamente compatibili con proiettili). In considerazione di ciò, la direttrice di quella filiale contatta la locale Stazione Carabinieri'' scrive il Gip Simone Luerti.
I militari di Calolziocorte, giunti sul posto, prendono in consegna la busta, che contiene una lettera estorsiva e 3 proiettili calibro 9x21 GFL. Contattano poi il destinatario della lettera, l'imprenditore comasco, che viene sentito a sommarie informazioni, segnalando di avere in precedenza ricevuto un'altra lettera dal medesimo contenuto per la quale aveva già sporto denuncia.
"Alla data del 17/05/2014 sembra quindi naufragare il tentativo di estorsione ai danni dell'imprenditore di Cermenate" scrive il Gip, secondo il quale però, la vittima si era nel frattempo rivolta a Puglisi, che ben conosceva e al quale in passato aveva pure prestato dei soldi, per manifestargli le sue preoccupazioni.
"La vicenda, quanto meno fino a quel momento, ha seguito uno degli schemi classici utilizzati nelle estorsioni dai mafiosi calabresi, che prevede in prima battuta l'intimidazione dell'imprenditore amico attraverso lettere anonime e/o atti intimi datori. Il passo successivo è lasciato alla vittima che, non capendo da che parte proviene la minaccia, si rivolge al malavitoso conoscente e autore dell'estorsione, chiedendo consiglio ed aiuto. Il mafioso si propone allora come intermediario/paciere, facendo poi credere alla vittima di avere risolto la vicenda con un esborso di molto inferiore a quello inizialmente prospettato, ottenendo la riconoscenza - e solitamente anche il silenzio - dell'estorto" si legge infine nell'ordinanza di custodia cautelare.
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