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Scritto Giovedì 14 maggio 2015 alle 22:04

Il Partitone di massa è ancora il PD che tanti ''fondatori'' immaginavano o è un gruppo di potere che si estende dalla capitale fino alle province più lontane?

Osservando col massimo distacco possibile ciò che accade ogni giorno in questa nostra provincia c'è da chiedersi, come ha scritto Andrea Scanzi su Il Fatto quotidiano rivolgendosi all'editorialista di repubblica Michele Serra, è questo il Partito Democratico che tanti suoi elettori storici immaginavano? E' questo che immaginava Ambrogio Sala nella sua lunga traversata dal Pci al PD? E Mario Gallina, dalla Dc? E Marco Panzeri, primo renziano ieri, ultimo oggi? E il giovane avvocato Roberto Romagnano, ideatore assieme al giudice Piero Calabrò della bellissima iniziativa per una legalità diffusa, immaginava un PD che mettesse i carabinieri fuori dalla porta di una assise nella quale i sindaci discutono del bilancio di un'azienda interamente pubblica per impedire l'accesso ai cittadini? Pensava che si potesse arrivare a vietare l'ingresso a consessi ove si trattano temi di utilità esclusivamente pubblica ai giornalisti? Insomma, è questo il Partito Democratico erede delle forze politiche che, tutte assieme, scrissero la Costituzione approvandola il 22 dicembre del 1947? In che cosa oggi è particolarmente attivo il PD lecchese? Nelle municipalizzate, ossia nelle società interamente pubbliche dove a comandare sono uomini nominati. Lario Reti, Idroservice, Idrolario, Silea. Aziende dai fatturati altissimi e in espansione, che danno lavoro a centinaia di persone, che generano milioni in consulenze, appalti diretti, assistenze e manutenzioni negoziate ad personam. La vicenda di Vittorio Campione, per quanto modesta è tuttavia emblematica. Campione che ha presieduto l'assemblea di Silea, alla quale è stato impedito col ricorso ai carabinieri, ai cittadini e alle associazioni di partecipare, è vice sindaco di Lecco e al tempo stesso, attraverso una società in cui riveste un ruolo apicale è fornitore di Lario Reti con incarichi diretti data l'entità della commessa. Meno di 40mila euro, intendiamoci, niente rispetto al giro d'affari della Holding; tuttavia stona sotto l'aspetto dell'opportunità dato che il comune di Lecco è l'azionista di riferimento di LRH. E scavando, come già avevamo fatto nelle scorse settimane, tante altre cose verrebbero alla luce, tanti interessi che vanno dalle forniture all'ottenimento di posti nei vari collegi sindacali, nei consigli di amministrazione eccetera. Dove invece c'è da lavorare senza immediate contropartite, come ad esempio nella sanità pubblica - attenzione non del socio-assistenziale dove invece il business c'è eccome - il PD è pressoché assente. I suoi sindaci sono del tutto disinteressati alle sorti dei presidi ospedalieri pubblici, i presidenti dei distretti e del Consiglio di rappresentanza, tutti esponenti piddini mai hanno convocato un'assemblea per parlare del futuro della sanità lecchese, che pure con la riforma Maroni è alla vigilia di una svolta fondamentale. Siamo lieti di quanto Flavio Nogara ha fatto sapere, ossia che l'ipotesi della nuova azienda sanitaria vede un asse tra Lecco e Monza e non tra lecco e Bergamo. E' la tesi che, prima di altri, abbiamo lanciato come la più coerente col territorio. Ma Lega a parte, il PD che cosa dice? Ha una proposta? Ha chiaro il quadro delle condizioni in cui versano Manzoni e Mandic? Al momento nulla è pervenuto e i vari Baio e Gatti proseguono felici e spensierati nel loro (inutile) incarico di presidenti di CdR e Distretto; mentre a Merate si rischia l'implosione del Pronto soccorso per mancanza di medici e è impossibile garantire 24 ore su 24 il parto in analgesia peridurale che pure è inserita nei LEA, i livelli essenziali di assistenza, quindi da erogare obbligatoriamente. Giusto per citare due situazioni critiche ma si potrebbe continuare a lungo. All'immobilismo su questo fronte fa da contraltare il dinamismo sul versante caro al segretario-presidente, quello delle fusioni. Verderio ha portato a termine l'operazione ma a quanto pare non è tutto oro quel che riluce. Dalla cronaca del bravo collega Fratangeli abbiamo appreso che, pur costernato, il sindaco (Pd) Alessandro Origo, uno dei massimi sostenitori della fusione, amministratore di sinistra di lungo corso, ha annunciato un inevitabile aumento delle imposte locali per compensare i tagli ai trasferimenti. E ma come non ci avevano spiegato che sarebbero arrivati fiumi di danaro e altre mirabolanti agevolazioni fondendo i due Verderio? Che le tasse locali sarebbero calate e i servizi migliorati? A giudicare dalle lettere dei verderiesi pare esattamente il contrario. Però una verità Origo l'ha detta: l'acqua deve restare in Lario reti, perché solo così Verderio può mantenere il ruolo di socio nella Holding la cui partecipazione oggi - Origo dixit - è strategica (altrimenti andrebbe dismessa per legge). Perché viceversa Verderio dovrebbe assumere un'altra posizione. Recedere dalla società, ad esempio? Come ha fatto Merate prima di chiunque altro? Eh sì signor Origo, recedere dalla società che non è strategica avendo come business la distribuzione del gas, merce presente sul libero mercato, e l'acqua soltanto attraverso atti illegittimi come ha sentenziato la Corte dei Conti e non incoerenti con la normativa vigente come ha soavemente chiosato Virginio Brivio. Ma per sostenere questa tesi, limpida e incontrovertibile occorre anteporre la Legge al Partito. Uno sforzo eccessivo anche per il pur bravo Origo.
Claudio Brambilla
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