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Scritto Domenica 07 giugno 2015 alle 18:46

Ultime manovre per la Camera di Commercio. Che ne penserebbe il rottamatore per eccellenza Renzi?

La partita per il Comune si intreccia con quella per il rinnovo della Camera di Commercio.

Una sincronia dettata dal calendario, senza particolari analogie se non quella che vede il mondo economico mutuare i difetti della politica. Le associazioni di categoria giustamente rinfacciano ai governanti la litigiosità, i personalismi, la lentezza. Proprio i vizi che stanno caratterizzando la corsa alla presidenza. Davvero una pagina infelice della piccola storia lecchese con un assurdo muro contro muro che è il peggior antidoto a una crisi ancora in corso.

Sulla carta ai due schieramenti, quello pro Valassi e quello pro Maggi, vantano undici voti a testa, con quello dei professionisti traballante. Ora già questa fotografia dello scacchiere rischia di minare la credibilità delle istituzioni economiche, anche perché nessuno crede che la distanza tra i due schieramenti sia dettata da una divergenza programmatica.

La verità è che, secondo noi, toccava all'Ing. Vico Valassi fare un passo indietro e ritagliarsi un ruolo da padre nobile o da "papa emerito", considerando la sua megalomania e i suoi modi curiali. Non c'è nessuno, in Italia, che detenga una carica, tra l'altro non di elezione popolare, da quasi trent'anni e alla soglia degli ottant'anni. Una resistenza che sa di ipertrofia egotista, soprattutto perchè l'invocata continuità dovrebbe riguardare i progetti e non gli uomini, specie laddove il rinnovamento passa anche dalla carta d'identità. Altrimenti vivremmo in un regime con la moltiplicazione dei Napolitano bis e delle "dittature" mascherate .

Non bastassero la biologia e il buon senso viene in soccorso il diritto con una sentenza del Tar della Calabria che ha bocciato un presidente perché al quarto mandato. Di quelli di Valassi s'è perso il conto, nel tragitto da Como a Lecco, ma rimane la sostanza di un'occupazione del potere senza eguali. Inoltre non si riuscirebbe a capire come un presidente possa essere scelto senza l'appoggio di industriali e commercianti che sono, per fatturato e dimensioni, i maggior azionisti della ditta.

Ma mi chiedo anche come possa un artigiano di Premana che ha trascorso notti a forgiare coltelli invidiati ovunque vedersi inghiottito dalla notte dei lunghi coltelli che ha segnato questo teatrino dell'assurdo, sul quale non si vede l'ora che cali il sipario.

Non immagino come, al di là dei pareri legali sulle analogie tra Reggio Calabria e Lecco, i professionisti, in specie avvocati e notai, possano rischiare la loro reputazione, avallando una nomina per la quale è già annunciato un immediato ricorso e che potrebbe decadere anche in caso di acclamazione.

In conclusione questa "pratica" merita di trovare una soluzione degna, rapida e la meno dirompente possibile. Sarebbe utile conoscere il parere del premier Renzi, uno che ha la rottamazione nel sangue, al punto che tende a mettere a riposo non solo gli uomini, ma persino le istituzioni.

Vedi Provincia e le stesse Camere di Commercio dal destino incerto.

Sarebbe davvero comico poi che mentre ovunque si contesta "l'uomo solo al comando", a Lecco si inaugurasse la stagione del " nonno solo al comando". Un bel titolo per il cartellone del "Sociale".

Marco Calvetti
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