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Scritto Mercoledì 05 agosto 2015 alle 18:59

Nel lecchese la produzione di verdura in crescita, coltivazioni nel casatese-meratese

Negli ultimi due anni la superficie coltivata destinata alla produzione orto frutticola è aumentata in Provincia di Lecco di circa 20.000 metri quadri.
Sono una ventina le aziende agricole attive principalmente nella coltivazione della verdura, concentrate per lo più nell'area a cavallo tra il meratese e il casatese compresa tra Casatenovo, Cernusco Lombardone, Missaglia e Montevecchia.
Un dato che va in controtendenza rispetto a quanto denunciato per i frutteti dagli esponenti di Coldiretti intervenuti il 28 luglio a Expo, in occasione della Giornata dell'Ortofrutta.
A livello nazionale, infatti, la superficie coltivata a frutta in Italia è passata da 426.000 ettari a 286.000, un crollo netto del 33% in 15 anni.


La produzione nella realtà lecchese si concentra invece prevalentemente nel settore degli ortaggi. "Le aziende agricole presenti sul territorio lecchese sono una ventina, e 80.000 mq vengono coltivati sia in pieno campo che in serra" ha spiegato Alfredo Castellazzi, referente Coldiretti per il lecchese. "La frutta è praticamente assente, queste sono aziende di piccole dimensioni, anche a conduzione famigliare, che vendono i propri prodotti all'orto mercato di Milano".
Le tipologia di verdure coltivate sono principalmente quelle a foglia: insalata, bietole, coste, verze e finocchi. "Anche le zucchine sono diffuse, meno pomodori e patate" ha spiegato Castellazzi.
"La superficie coltivata risulta in aumento di circa 20.000 mq nel 2014 rispetto ai due anni precedenti, e due nuove realtà nel casatese hanno aperto i battenti". Un trend in positivo, e in linea con il fatto che per la prima volta la spesa per frutta e verdura degli italiani ha sorpassato quella per la carne, ed è diventata la prima voce del budget alimentare delle famiglie.
"Molto ha fatto la crisi economica, tante persone optano per frutta e verdura al posto della carne perché costa meno. C'è anche una maggiore cultura sul fatto che questi alimenti fanno bene alla salute, e lo dimostra il fatto che lo scorso anno nel lecchese è stato fatto un accordo tra alcune aziende agricole e una che si occupa del servizio mensa per introdurre una giornata di prodotti locali a Km zero nel menù" ha spiegato il referente Coldiretti. "Vediamo in generale che le nuove richieste di apertura si orientano a questo settore, meno verso quelli del latte e della carne".
Nascono inoltre nuove professioni legae al mondo della frutta e della verdura, con la nascita in Italia di corsi per diventare "sommelier" e "maestri assaggiatori" di questi alimenti, fino al "tutor della spesa" che guida nella scelta dei cibi più giusti.
Se il settore della frutta vive un periodo "nero" dovuto al drastico calo degli ettari coltivati e del rincaro esagerato dei prezzi (dal campo alla tavola moltiplicano fino al 500 per cento), la verdura sembra invece aver trovato - anche nel lecchese - terreno fertile (è proprio il caso di dirlo) per lo sviluppo di nuove realtà imprenditoriali.

Questo il comunicato di Coldiretti:

COMO-LECCO – “Anche nelle province lariane la produzione di ortofrutta è un segmento importante. Piccoli frutti e non solo. Per questo eravamo in tanti, oggi, a Expo per celebrare la Giornata dedicata all’Ortofrutta. Un comparto  che può dare molto ma che chiede la giusta attenzione”.
Così Fortunato Trezzi e Francesco Renzoni, presidente e direttore di Coldiretti Varese, oggi a Milano in occasione della Giornata dell’ortofrutta al Padiglione Coldiretti ad Expo con migliaia di agricoltori provenienti dalle campagne delle regioni insieme al presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo e al ministro Maurizio Martina e con la distribuzione di ventimila chili di frutta tra l’Esposizione di Milano e le iniziative nelle diverse regioni.

“Se da un lato la spesa per l’ortofrutta ha superato, nel paniere della spesa, il peso della carne, è altrettanto vero che il ‘frutteto Italia’ rischia di scomparire, e con esso anche le produzioni che caratterizzano il territorio: la superficie coltivata a frutta in Italia, infatti, è passata da 426mila ettari a 286mila, un crollo netto del 33% in 15 anni”.
Lo confermano le elaborazioni Coldiretti sui dati Istat sulle coltivazioni legnose agrarie pubblicati nel 2015. A determinare la scomparsa delle piante da frutto è stato il crollo dei prezzi pagati agli agricoltori che non riescono a coprire neanche i costi di produzione. Il taglio maggiore ha interessato i limoni, con la superficie dimezzata (-50%), seguiti dalle pere (-41%), pesche e nettarine (-39%), arance (-31%), mele (-27%), clementine e mandarini (-18 %).  Complessivamente la superficie italiana investita ad ortofrutta supera appena un milione di ettari, l’8% della superficie agricola utilizzata (Sau) a livello nazionale e produce il 26% della produzione agricola italiana (PLV). La produzione ortofrutticola italiana oscilla mediamente attorno ai 23 milioni di tonnellate, di cui il 46% in volume di ortaggi in piena aria il 29% di frutta, il 12% di agrumi, il 7% di ortaggi in serra, il 6% di patate, lo 0,5% di leguminose.
 
“Un trend drammatico che ha effetti pesanti sul piano economico e occupazionale per le imprese agricole, ma anche dal punto di vista ambientale e per la salute dei consumatori” ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “occorre intervenire per promuovere i consumi sul mercato interno e per sostenere le esportazioni, che in quantità sono rimaste pressoché le stesse di quindici anni fa. Ci sono infatti segnali positivi di ripresa dell’economia che  non vanno sottovalutati, come l’inversione di tendenza nei consumi di frutta in Italia che non si registrava dall’inizio della crisi, mentre opportunità possono venire anche dall’estero per il tasso di cambio favorevole”.
A preoccupare è il blocco delle esportazioni dei prodotti ortofrutticoli dell’UE verso la Russia a causa dell’embargo deciso da Putin, in vigore dal 7 agosto 2014 e recentemente prorogato al 6 agosto 2016, che porta a perdite dirette e indirette al settore ortofrutticolo nazionale..
   
“E’ necessario – concludono Trezzi e Renzoni - anche rimuovere gli ostacoli strutturali che determinano uno svantaggio competitivo per le nostre imprese, con regole armonizzate sulle importazioni dall’estero dove spesso vengono utilizzati prodotti chimici vietati in Italia, controlli qualitativi più stringenti anche sulla reale provenienza della frutta in vendita, senza dimenticare i costi aggiuntivi dovuti dall’arretratezza del sistema di trasporti, come il recente caso dell’autostrada siciliana ha drammaticamente evidenziato''.

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