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Scritto Martedì 06 ottobre 2015 alle 12:07

La provincia abolita, scelta irrazionale. Si destruttura l’assetto territoriale con conseguenze: meno PIL, meno servizi e meno democrazia. Effetto Europa?

La Provincia si scioglie in modo confuso; servizi ed istituzioni territoriali dove andranno e saranno presenti? E’ un provvedimento assolutamente necessario ?E’ la conseguenza dello scioglimento del tessuto economico e occupazionale, di uno Stato che vuole essere più “leggero” e di un’Europa contraria alle autonomie locali. E dove ci porterà una rigorosa e doverosa critica alla scelta? Necessaria proprio perché c’è il bisogno di una speranza per il futuro e non di una condanna irreversibile della nostra tradizionale attività industriale. Perché il tessuto economico di un territorio non è un corpo autonomo e indipendente dai cittadini e dal territorio, come oggi purtroppo è inteso dopo anni di interventi “riformatori” chiesti dall’Europa. Ma , per chi  intende correttamente l’economia, sia indirizzata e coordinata dal potere pubblico di riferimento territoriale per finalità di sviluppo economico e di soddisfacimento dei bisogni delle imprese  e della collettività. Competenze che erano in carico alla Provincia. E’ il risultato di uno scontro lacerante tra due  modi di interpretare la democrazia e l’economia, la politica non ha più l’autorità di imporsi e l’economia dei territori soffre. La popolazione non ha dubbi,  se la politica è di qualità vinci e realizzi + PIL, allora  crei sviluppo economico e benessere. C’è una tendenza di andare verso una società meno democratica e più oligarchica, riforme imposte producono crisi produttive e Lecco più di altre perché territorio tradizionalmente super produttivo. E’ bene ricordare a chi sceglie che si tratta di responsabilità certamente a carico dei Governi e delle politiche europee, ma  è anche più semplicemente  responsabilità soggettive,di chi le vota; alla fine sono le persone che decidono. Gli obiettivi della Provincia venivano raggiunti con strumenti e provvedimenti ad hoc, ora sono sempre più di competenza europea e i tagli al finanziamento degli enti locali fanno si che le funzioni provinciali che riguardano trasporti,edilizia scolastica, servizi sociali e alle imprese,acqua,rifiuti, ambiente, lavoro,collocamento saranno impossibili, in pratica renderà il nostro territorio ancora a più  rischio di sconfitta economico/sociale. Si sta preparando il terreno a “riforme” di privatizzazioni di tali funzioni ?  La discussione che ha preso spazio è da molto tempo sul terreno soprattutto a causa dei processi di cambiamento istituzionali del Governo  e fa parte dei processi di riforma Costituzionali,imposte di fatto con decisioni rapide, senza passare da processi di discussione che comprenda cittadini, corpi intermedi,associazioni ecc. C’è da dire che questa evoluzione verso un sistema politico  con prevalenza di decisioni rapide  è andata a vantaggio sul sistema della “rappresentanza” che purtroppo piano piano ha dato troppa   pessima prova di sé provocando ostilità e l’astensione dei cittadini. La struttura industriale di Lecco paradossalmente col nuovo corso economico europeo è stata letteralmente asfaltata. Con l’applicazione delle normative europee alla provincia  non  è stato possibile nessuna iniziativa istituzionale (proibite) a difesa dell’occupazione  e delle imprese, l’impresa  chiudeva o veniva venduta, un po’ di cassa integrazione e pronti via per un’altra chiusura di cancelli. Lecco era una città anomala nel panorama italiano ed europeo, ricchezza diffusa, una forte classe media, centinaia di piccole e medie aziende, grandi imprese con clienti in tutto il mondo. Era giusta l’idea di autonomia, l’economia la giustificava. A tempo debito si poteva pensare ad una Provincia delineata con confini più ampi territoriali, le ultime, alcune inutili sia per l’esiguo numero di abitanti che per territorio poco esteso o vicino a grosse città. Forse erano troppe, e andavano ridotte. E’ sbagliato abolirle senza un minimo di analisi,appartengono alla nostra storia a tradizioni antiche. Creerà disagi ai cittadini, i servizi come verranno espletati ,la viabilità del territorio,le scuole, i servizi sociali? Di certo aumenterà la disaffezione tra cittadini e Istituzioni. Perché invece non si è  pensato ad una grande provincia che comprenda Monza,la Brianza il lecchese e il comasco? Dovrebbe essere la politica a fare proposte e a opporsi alla chiusura ma è impotente, è un dato di fatto, dal pubblico non capita e non condivisa anche da qualche forza politica. Oggi c’è un po’ di atrofia nel dibattito critico sull’argomento, su cosa farà da grande il nostro territorio ?Chi coordinerà l’azione di tutti i soggetti economici locali anche in una proiezione internazionale? Potrebbe il settore agro alimentare supplire all’industria e garantire al territorio una ripresa economica duratura ?  Fiere ed esposizioni come l’Expo sono formule giuste? Dovrebbe essere la vetrina dei prodotti tipici però non sembra all’altezza dell’evento. Si copia il Made in Italy e si violano tutti i regolamenti, e ci si chiede come difendere e affrontare la concorrenza sleale e se i nostri prodotti di nicchia hanno un futuro al riparo da falsificazioni. Chi difenderà i nostri prodotti tipici da “taroccamenti” se tagliamo il livello politico provinciale? Mentre L’Europa ci impone di produrre il formaggio con il latte in polvere non dice nulla sulla contraffazione dei nostri prodotti tipici. Preoccupazioni ci sono in Coldiretti. Da questo ritiro programmato delle Istituzioni poste a difesa dei nostri interessi locali,svanisce anche un livello di selezione dei rappresentanti scelti dai cittadini. Al cittadino è stato abolito il diritto di votare per un livello istituzionale presente in tutta Europa. Cosa succederà a livello regionale con l’individuazione delle macroregioni da parte dell’Europa? Un altro ritiro programmato. Si va verso una desertificazione delle Istituzioni ? 
Riccardo Appiani
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