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Scritto Sabato 30 gennaio 2016 alle 15:37

La ''binge drinking'', la moda di oggi tra i giovani. Un gioco, una sfida per sentirsi più sicuro e vincere paure

Enrico Magni
La binge drinking è la moda attuale in voga tra i giovani e non solo, consiste nell'assunzione ravvicinata di diverse unità alcoliche con lo specifico intento di ubriacarsi, magari sfidando gli amici a "chi resiste di più". E' un gioco, una sfida ricreativa assumere forti quantità di alcol per provare sul proprio corpo la capacità di soddisfare le sollecitazioni, vincere paure e sentirsi più sicuro di sé.
Cocktails, alcopops, binge drinking sono il mezzo attraverso cui mettere al bando ansie e timidezze per sperimentarsi nell'incontro coi pari, però quando il tasso alcolico prevale sul gusto, il bere assume tinte più scure ed ambigue. E' lo sballo.
Il bisogno di disinibizione è di fatto una via di fuga per chi fatica ad accettarsi, riconoscere i propri limiti, adeguarsi alla realtà, costruire relazioni, progettare il futuro. Il giovane nella disinibizione e nel dare risposta a questi bisogni, in alcune circostanze, si appaga nell'associare alcol e altre droghe ricreative in un pericoloso mix di effetti.
L'alcol come fattore ricreazionale compare nelle feste. La festa è l'occasione per deporre gli arnesi del controllo e dell'inibizione, è la circostanza che serve per alterare lo stato dell'umore. Per ottenere questo risultato è necessario sollecitare una reazione implosiva nel corpo e nella mente tale da determinare la perdita della coscienza di Sé e del sé corporeo. E' un sfida con se stessi.
Il giovane intraprende un viaggio assurdo e pericoloso dentro il corpo/mente. Per far questo viaggio deve alterare completamente l'apparato, solo così può perdersi negli abissi delle sensazioni viscerali, della pelle e della mente. L'alcol nell'arco di poco tempo causa sensazioni inimmaginabili come emozioni depressive, euforizzanti, sdoppianti, cinestetiche, sensomotorie e viscerali.
Il giovane si mette alla prova, vuole capire quanto sia in grado il suo apparato mente/corpo a reggere questo fluire di alterazioni psicosensoriali. E' un atto dimostrativo nei confronti degli amici, dentro e fuori il gruppo. E' un modo per sfidare se stesso e gli altri. La sfida estrema consiste nello stabilire chi è l'ultimo a perdere la coscienza di Sé; al vincitore il gruppo riconosce la ‘patente coraggio'.
L'atto compulsivo di bere collima col mutare delle varie maschere che svelano la multi identità di Sé; l'alcol è il medium che ordina questi frammenti compositivi dell'Io. Poi, come in un rito tribale, a causa dell'effetto alcolico, il giovane cade in uno stato di trance, le maschere si trasformano in voci, in sensazioni sensoriali e motorie. In questo stato di trance è assalito dai vari frammenti della maschera.
Il rito della trance alcolica permette al giovane di sperimentare un primo stadio che consiste nel percepire la separazione che intercorre tra Sé e lo spazio vitale. Il secondo stadio riguarda la separazione del Sé corporeo da quello psichico. Il terzo stadio, il distacco, riguarda la cancellazione del proprio spazio vitale(spazio primordiale) che coincide con la perdita della coscienza.
In questo atto rituale c'è un inconsapevole desiderio di ritornare all'utero materno. E' come se ci fosse il bisogno di ritornare al pre-mondo e proiettarsi in un post-mondo. E' come se si cercasse di scoprire quella dimensione ignota, oscura e glaciale del prima e del dopo vita. Per l'adolescente è un'esperienza forte, conturbante che richiama l'attenzione di chi gli sta accanto: amici, parenti, conoscenti. Il rituale è coinvolgente e fa grandi.
Lo sballo sta nel poter accedere a questo buco nero che ingannevolmente rivela, come nel delirante, la dimensione della pre-coscienza e l'assenza del proprio involucro corporeo, psicologico e sociale.
E' un po' la stessa condizione che sperimenta chi è stato in coma e racconta di visioni, sogni, alterazioni della realtà.
dr. Enrico Magni
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