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Scritto Lunedì 01 febbraio 2016 alle 18:11

Cimiteri, chiese, canoniche: la malavita sembra inarrestabile e colpisce ormai ovunque anche in pieno giorno. Ci difendete o ci difendiamo?

Chiese, canoniche, cimiteri. La malavita colpisce ovunque. D'accordo, per quel che ne sappiamo non ci sono episodi estorsivi di tipo strutturale e le rapine non aumentano di numero. Ma l'allarme sociale, paradossalmente, è più elevato proprio perché gli obiettivi sensibili siamo diventati tutti noi cittadini. Quando rientriamo a casa o mentre dormiamo. Oppure ancora quando stiamo guardando la televisione in prima serata. Continuare a ragionare in termini di maggiore o minore sicurezza con una scala di "intensità criminale" è quanto di più sbagliato ci possa essere. Il clima di tensione cresce in modo direttamente proporzionale al tasso di ansia che ciascuno di noi avverte quando sente un rumore provenire dal giardino, dal balcone, dalla porta che dà sul retro, dalla finestra anche se abitiamo al terzo piano. Così ci barrichiamo in casa aggiungendo allo stress un costo notevole tra antifurti, perimetrali, cancelletti e sbarre. Senza che lo Stato concorra almeno inserendo tali spese tra quelle deducibili fiscalmente.

La risposta delle forze dell'ordine è inadeguata. Inutile girarci intorno. Ogni giorno lo conferma un bollettino che è molto ma molto parziale rispetto alla realtà. Prevenire è quasi impossibile, sventare furti è un esercizio di fortuna dipendente dalla velocità con cui la potenziale vittima allerta le forze dell'ordine e il punto in cui si trova la radiomobile più prossima all'obiettivo. La repressione, ovvero la cattura dei presunti malfattori ha percentuali da prefisso telefonico. In altre parole, il tasso di impunità è altissimo. E ciò non fa che favorire l'arrivo di nuove bande di saccheggiatori visto che l'ipotesi di finire in galera è remota. Le cause del modesto risultato dell'azione di contrasto si trovano sempre nella scarsità di uomini e mezzi, nella vastità dei territori da controllare, nel mancato coordinamento in particolare con i comandi comunali dei vigili urbani, ancora troppo frazionati. Spetta alla Prefettura il compito di coordinare l'operato di Carabinieri, Polizia, Guardia di finanza e Polizie locali. Ma in Brianza, l'area della provincia più bersagliata dalle orde fameliche di ladri, si vedono solo auto con i colori d'istituto dell'Arma. Quando si vedono. Eppure i segnali di un progressivo deterioramento della situazione ci sono tutti. Tanto che da più parti si torna a parlare di comitati di volontari pronti a pattugliare le strade. Il che lascia intendere come il piano di contrasto, ammesso che ci sia un piano, è molto lacunoso e non considera gli obiettivi più sensibili.

Prendiamo gli assalti ai cimiteri, un'azione predatoria che colpisce nel profondo i parenti dei defunti, che assistono impotenti anche alla violazione delle tombe. Lomagna, San Zeno, Pagnano , la lista è lunga e si allungherà ancor più se non si mette in campo una vera e propria strategia contro le bande del rame. Strategia che, per sperare di avere un minimo di successo, deve poter contare sul coordinamento delle polizie locali. Gli uomini in servizio nei 25 comuni del distretto sanitario sono all'incirca una sessantina. Bisogna spogliarli dei compiti amministrativi, armarli, dotarli di auto veloci e pianificare all'interno della conferenza dei sindaci la messa in campo di almeno tre-quattro pattuglie notturne in affiancamento alle radiomobili dei Carabinieri. Con una buona organizzazione è possibile controllare meglio il territorio. E meglio ancora se in appoggio ci fossero auto della Polizia, che da queste parti raramente si vedono.

Altrimenti non resta che stipulare accordi come fanno le aziende private con le società di vigilanza. Marcando però, ancor più, il sostanziale "fallimento" del concetto di pubblica sicurezza. In assenza di provvedimenti efficaci è evidente che ognuno farà da sé per proteggere se stesso, la propria famiglia, i propri beni. E se succederà qualcosa di sgradevole c'è da sperare che almeno gli operatori delle forze dell'ordine e i magistrati sappiamo distinguere tra vittima e predatore. Perché la differenza è sostanziale: se uno entra in casa mia non invitato lo devo poter respingere con qualsiasi mezzo. Dato che chi dovrebbe evitare l'aggressione non è in grado di farlo.

Claudio Brambilla
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