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Scritto Domenica 03 aprile 2016 alle 18:03

Mandic: un altro duro colpo le dimissioni del capodipartimento di Medicina. Bisogna agire in difesa del polo per acuti e dare all'Inrca più servizi a favore del casatese

Andrea Robbiani
Cortese direttore,
Mi giunge notizia di un fatto molto grave: dopo la progressiva perdita di figure strategiche per l'Ospedale di Merate, molto spesso non sostituite, proprio in questi giorni ha dato le dimissioni un altro Primario di punta del Mandic, il Dott. Massimo Vanoli, Direttore del Dipartimento Medico Pneumologico.
Il ricorso al pensionamento del Primario non sarebbe dettato da una norma di legge, ma dalla certezza che il Dipartimento da Lui diretto non sarebbe stato confermato, a breve, dall'attuale dirigenza aziendale.
Non è certo a lei e ai suoi lettori che devo ricordare che questo Dipartimento, così come il Dipartimento di Area Chirurgica, diretto dal dott. Piero Carzaniga, erano stati istituiti per dar seguito a precise e ben definite linee strategiche:
- La prima nel segno del rilancio del Mandic, dopo gli investimenti di quasi otto milioni di euro effettuati negli anni 2011 e 2012 dall'allora Direttore Mauro Lovisari;
- La seconda per poter trasferire a Merate (5° piano padiglione Villa, spesa 2 milioni di euro effettuata nel 2013) i letti di acuzie pneumologica ora a Casatenovo, in una struttura dell'INRCA dove pare non sussistere appieno i requisiti di accreditamento previsti dalla normativa regionale, visto che i casi critici respiratori vengono costantemente trasferiti dove esiste un P. S., ovvero a Merate.
Dal mese di maggio del 2014, al posto di un direttore competente, grintoso ed esperto, che aveva pianificato l'effettivo rilancio dell'Ospedale, è arrivato un Commissario Straordinario che:
 Non ha fatto scelte coraggiose, non rimpiazzando nemmeno le figure mediche strategiche (Ortopedia, Neurologia, Pediatria, Otorino, Urologia, ecc.), per non parlare delle carenze degli organici, che devono supportare costantemente anche il Pronto Soccorso;
 Non ha proseguito nell'applicazione delle linee strategiche previste dal POA redatto nel 2011 (potenziamento dell'area chirurgica, supporto alle specialità che attraevano pazienti, come chirurgia pediatrica, chirurgia oncologica, ecc.);
 Non ha continuato a pressare l'Assessorato per il trasferimento al Mandic dell'acuzie Pneumologica e non ha accelerato i lavori in corso (Psichiatria e Dialisi, quest'ultima inaugurata solo recentemente);
 Ha attuato una politica di abbattimento dei costi a prescindere, con conseguenze potenzialmente nefaste per l'attività futura, dando inizio al declino dell'Ospedale Mandic di cui stiamo ora discutendo.
La Riforma voluta dal Presidente Maroni, tuttavia, non prevede l'impoverimento degli Ospedali Pubblici, magari a favore del Privato Accreditato.
In questo senso avevo lavorato in prima persona nelle vesti di Sindaco, già dal 2010 per:
- Ottenere nel 2011, in tempi brevissimi, i sei milioni di euro per le nuove sale operatorie del Mandic e per i lavori della nuova Dialisi e della nuova Psichiatria;
- Ottenere in tempi rapidissimi, i circa due milioni di euro per la costruzione del nuovo reparto di Pneumologia, che doveva ospitare l'acuzie ora all'INRCA di Casatenovo, terminato nel 2014 ed ancora desolatamente vuoto;
- Ottenere la Risonanza Magnetica, non ancora entrata in funzione, pur se autorizzata nel 2014;
- Aver promosso il Progetto della Cittadella della Salute, per concentrare fuori dall'Ospedale, ma ad esso collegate, tutte le attività socio - sanitarie che si potevano erogare nel territorio.
Le aspettative sulla nuova Direzione, e le premesse sono di grande speranza, e voglio credere che il dott. Manfredi riprenda il cammino virtuoso condiviso in quegli anni con il dott. Lovisari.
La riforma sanitaria regionale non intende impoverire l'ospedalità, ma prendersi cura dei pazienti assistendoli nelle sedi più appropriate, senza deteriorare il patrimonio di esperienze e di capacità degli Ospedali Pubblici, ma supportandoli per fare bene le cose che devono essere fatte al loro interno.
L'Ospedale Mandic non può e non deve diventare un Presidio Ospedaliero Territoriale che cura le patologie minori, che riabilita la sub acuzie o ospita le aggregazioni di Medici di Famiglia e fa ricoveri di sollievo. In poco tempo perderebbe la sua attrattiva di polo sanitario per acuti.
Questa tipologia è possibile, invece, prevederla a Casatenovo, riempiendo di contenuti utili alla collettività gli spazi lasciati vuoti dall'acuzie pneumologica, che deve invece essere trasferita al Mandic.
La nuova direzione a mio avviso, dovrebbe pianificare il rafforzamento del Mandic, collocato in una posizione strategica per attirare pazienti; essa deve provvedere in tempi rapidi a reintegrare il personale cessante, siano essi primari, medici, infermieri e tecnici ed avrà il nostro supporto nei confronti della Regione.
Non si deve poi dimenticare di intervenire sul Pronto Soccorso, che si risolve con letti dedicati e con una Continuità Assistenziale vera, da attuarsi con la ristrutturazione dell'area assegnata al Distretto Asl nel 2013.
Si dovrebbe altresì provvedere a sbloccare la situazione INRCA e riprendere il discorso "Cittadella della Salute", dimenticato colpevolmente nel cassetto dal nuovo Sindaco di Merate, e questo non per far piacere a me che ne sono sempre stato un convinto sostenitore, ma nell'interesse dei Cittadini che, non dimentichiamolo mai, sono i veri azionisti di riferimento delle Aziende Sanitarie.
Francamente non ho mai trovato convincente il documento presentato dai Sindaci del Distretto Meratese e sponsorizzato in particolare dai sindaci di Casatenovo e Merate. Un documento che al di là delle premesse e delle sinuose frasi di principio, conferma la cristallizzazione della situazione attuale, "proteggendo" i posti letto per acuti a Casatenovo e ribadendo la bontà del modello intrapreso a livello socio assistenziale con Retesalute. Un messaggio neanche troppo sottinteso per i nuovi dirigenti della sanità lecchese: qui va tutto bene, il modello così funziona non fate niente che possa modificare questi equilibrio.
Detto dal sindaco di Casatenovo e dai colleghi del suo circondario mi potevo aspettare questo visione conservatrice, è sorprendente come invece proprio il Sindaco di Merate di fronte a questa situazione, non mostri la minima preoccupazione. Comprendo che non è un esperto di sanità come non lo è nessuno della sua giunta (il fatto di non aver confermato Zanmarchi nel suo ruolo ritengo sia stato, fra i tanti, il più grave errore del suo mandato), ciò però non può giustificare questo vuoto politico e amministrativo. Del resto non è un caso che anche il tema della Cittadella della Salute sia ormai stato cancellato dai programmi di questa amministrazione che preferisce concentrarsi sul tirare a campare in attesa di temi migliori.
Sono convinto che a questo punto, sia necessario un nuovo confronto con i dirigenti della sanità provinciale, questa volta però mettendo sul tavolo quella che è la programmazione che essi intendono attuare, superando le enunciazioni di principio.
La riforma del Presidente Maroni ha bisogno di direttori capaci e coraggiosi, che costruiscano il nuovo controllando bene i costi, non che demoliscano tagliando i costi, affiancati nel loro percorso, da amministratori locali attenti e preparati, E' questo ciò di cui la sanità lecchese ha bisogno.
Cordiali saluti,
Andrea Robbiani
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