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Scritto Venerdì 04 novembre 2016 alle 09:00

Dopo le Ats in sanità e le vaste aree invece delle province ecco le macro aree per fondere fra loro i parchi. Qualcuno può spiegare perché?

Piccolo, evidentemente, non piace più. Per decenni ci hanno spiegato come piccolo fosse bello, nell'economia, nella finanza, nei servizi, nella pubblica amministrazione. Perché per il cittadino tenere sotto controllo un'entità piccola, qualunque sia, è semplice. Più l'entità cresce e si fa grande e più si allontana dal cittadino che ne perde di vista persone e azioni. Renzi e il suo sodale Delrio - dopo aver fintamente soppresso le province, in realtà hanno soltanto cancellato il diritto dei cittadini a votare i propri consiglieri delegando il compito ad altri amministratori  - sognano di ridurre a tremila o poco più gli ottomila e ottocento comuni italiani favorendone - ma nella prima scrittura era in termini obbligatori - la fusione tra enti locali con meno di cinquemila abitanti. Che sono, giustappunto ottomila! Abili come venditori di tappeti i "nostri" promettono incentivi alle fusioni ma senza aggiungere risorse per gli Enti locali, semplicemente trasferendone meno a tutti quelli che non si fondono.

Uno scorcio del Parco del Curone


Ora però pare che anche per il centrodestra che guida la Lombardia, piccolo non sia più bello. Ieri in VIII Commissione è stato dato il via libera al progetto di legge 308 di "Riorganizzazione del sistema lombardo di gestione e tutela delle aree regionali protette e delle altre forme di tutela presenti sul territorio". In pratica si parla di parchi. Pedrazzini di Forza Italia esulta: "No a nuove aree di tutela, gestiamo meglio quelle esistenti" (24 Parchi, 33 monumenti naturali, 66 riserve e 242 siti di Rete Natura, 101 parchi locali). Come? Incentivando le fusioni tra enti. Ecco lì il progetto, che in realtà dovrebbe vedere la Lega contrarissima a sottrarre anche le piccole riserve come Sartirana, al controllo del territorio che le ospita. Invece anche leghisti in regione sono euforici. Dopo aver ridotto le Asl da 15 a 8 cambiandone anche il nome (oggi si chiamano ATS, ma fanno le stesse cose delle Asl) ora i nostri fantasiosi consiglieri regionali hanno tracciato 9 macroaree omogenee all'interno delle quali dovrebbero essere ricompresi tutti i parchi, i Plis, i Sic e via discorrendo. Per fare un esempio il nostro Parco del Curone potrebbe finire assieme a quello del Barro, della Valle della Nava, delle Groane e magari anche Adda Nord, assorbendo in questa macro area pure la riserva lago di Sartirana e il parco di interesse locale di Olgiate.   "Il provvedimento - spiega il leghista Emanuele Monti - ha l'obiettivo di semplificare la gestione del territorio nell'interesse dell'utente finale che è il cittadino lombardo e di chi fa impresa in agricoltura nei territori protetti". In che cosa consista la semplificazione non è dato sapere. Né di quali risparmi si stia parlando. Del resto la menzogna più grossa, purtroppo facilmente digeribile, è che fondendo i comuni si risparmiano soldi. Un consigliere comunale di un ente locale con meno di 5mila abitanti fatica a mettere in tasca 1.000 euro l'anno. Un solo deputato costa come 220 consiglieri di piccoli comuni.

Il Parco del Monte Barro


Quanto ai parchi l'ipotetico risparmio sbandierato dai regionali è una vera furfanteria. Nessun membro del Consiglio di gestione del Parco di Montevecchia e Valle del Curone  percepisce un euro. E' pagato soltanto il (ridottissimo) personale. Più o meno come avviene nei piccoli comuni. In compenso gli 11 enti locali che, poco o tanto, hanno porzioni di territorio sotto tutela partecipano direttamente alla gestione del parco, ne studiano le caratteristiche, sviluppano progetti, coinvolgono le popolazioni, soprattutto quelle in età scolare, stringono rapporti con gli agricoltori. Insomma vivono il territorio protetto, lo conservano, lo fanno crescere in un contesto che esalta il senso di appartenenza; lo stesso che anni fa trasformò migliaia di cittadini in una falange macedone contro l'avanzata delle trivelle. Se questa appartenenza si diluisce in una macro area perde forza, peso, determinazione, passione, entusiasmo.

La Valle della Nava


Ma possibile che si debbano sempre andare a toccare le (poche) strutture che funzionano e mai si intaccano i giganteschi centri di spesa e di sperpero soltanto perché ai loro vertici ci sono politici importanti? Mauro Piazza, consigliere lecchese di Lombardia Popolare, un sottogruppo dell'ex Ncd, ex ex Pdl, o Daniele Nava, stesso gruppo, sottosegretario sono così cortesi da spiegare a tutti noi quale futuro attendono i parchi lecchesi di Montevecchia e del Barro? E, anche, se, seguendo l'esempio del boss di Rignano, gli incentivi alle fusioni intendono reperirli dal medesimo fondo per i parchi, sottraendo cioè da una parte per sommarne il resto dall'altra?
Claudio Brambilla
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