Scritto Sabato 19 maggio 2018 alle 10:21

Fusione dei comuni: una riforma che non equivale a servizi migliori ma genera declino economico, abbandono e perdita delle identità

I Comuni nell'era della globalizzazione. Fusioni dei Comuni,una riforma che non equivale a servizi migliori, ma genera declino economico, abbandono territoriale e perdita delle identità.

Di Appiani Riccardo - Si torna a proporre al dibattito la fusione tra Lecco (la c.d. Grande Lecco) e i piccoli Comuni, un argomento che suscita nelle comunità locali un dibattito costante promosso e stimolato dallo studio svolto sulla riduzione del numero dei Comuni e sul futuro delle nostre aree territoriali e assieme anche preoccupazioni nella pubblica opinione, stretta per la complessità della questione, fra una comunicazione sul progetto che non aiuta l'autonoma e razionale coscienza perché non approfondisce completamente gli svantaggi e i "vantaggi" per il territorio sul piano dei servizi pubblici e dello sviluppo. Territorio che da subito necessita di interventi e investimenti pubblici da programmare per una visione equilibrata del territorio per non creare più avanti aree svantaggiate. Sono necessarie serate informative e comunicative da parte di esperti con un alto grado di sensibilità verso i problemi delle diseguaglianze nei servizi tra chi abita nella città e chi abita fuori, e su cosa sarà la nuova città urbana da oltre 100.000 abitanti. Saranno iniziative utili per far conoscere alle comunità tutte le ricadute sul territorio allargandola ad altri temi e conseguenze come l'abbandono probabile del territorio, la scarsità dei servizi per le zone periferiche per l'assenza di investimenti pubblici, i danni sul valore immobiliare, la crisi del mattone già ora in caduta libera, perché la riforma proposta smantella una istituzione la più vicina al cittadino ,quasi una contro riforma Costituzionale e per lo più costosa alle casse dello Stato e quindi per i cittadini. Solo se questi esperti saranno indipendenti e produrranno una critica utile a interpretare il progetto e a evidenziare gli effetti che si produrranno nel lungo termine come le differenze di sviluppo sociale ed economico nel territorio. Costituirà uno strumento importante per la comunità, potrà contrapporre un progetto alternativo e coerente con la tradizione dei Comuni e dei luoghi,evidenziare agli autori del progetto altri temi come l'abbandono della popolazione dalle aree lontane dalla città diventate sfortunate perché non più oggetto di investimenti pubblici in quanto non remunerativi dal punto di vista del ritorno economico secondo la logica liberista. L'interesse dei cittadini dei piccoli Comuni è di segno opposto,recuperare i propri Municipi e la qualità dei servizi che tempo fa assicuravano. Il progetto proposto si caratterizza per i risparmi economici come con la cancellazione dei costi di un certo numero di delegati e per l'incentivo economico a carico dello Stato, non sembra molto convincente,ridurre la rappresentanza è una sconfitta per la democrazia. E' evidente che la problematica posta ha conseguenze piuttosto gravi per la vita sociale, non è una questione di risparmi,ma è di altra natura, soprattutto politica,di potere, il controllo dei territori per favorire la loro omogeneizzazione sul piano dei consumi e la trasformazione delle identità dove sono più forti perché sono un freno al vento della globalizzazione,essa esige la rinuncia alla dimensione e cultura locale. E' necessaria una completa informazione per un vero esercizio democratico dove il cittadino sceglie e giudica la bontà e l'interpretazione delle comunicazioni politiche sui riassetti territoriali essendo questa una riforma di natura Cost.(l'art 5 della Cost.). Di fronte alla capacità persuasiva delle riforme promosse a mezzo organi di stampa ed esperti, i cittadini stanno allargando il campo di interesse su questi temi, lentamente la sensibilità sul destino dell'ambiente in cui si vive e si cresce, sulle proprie radici, ed anche sull'identità della comunità e sulle opportunità di lavoro che assicura l'imprenditoria locale è in costante crescita e si sforzano di capire le ricadute e hanno imparato a capire le finalità magari non sempre ben esplicitate e controllano con razionalità i "vantaggi" assicurati. Da altre esperienze fatte e passate come "riforme" poi diventate penalizzanti per i cittadini (vedi privatizzazioni e liberalizzazioni dei servizi pubblici essenziali) si guarda con sospetto questo processo di urbanizzazione ,perché di questo si tratta in concreto, si vogliono creare le condizioni per spingere le persone ad emigrare nella città peggiorando le loro condizioni di vita in spazi caotici e relazioni sociali a pezzi. Non sembrano attratti a questa sorta di urbanizzazione forzata delle persone. Lo si nota dalle critiche apparse su questo giornale e in generale dall'incremento della propria autonomia intellettiva di capire i processi di "riforma" giudicandoli in modo indipendente dalla pressione dei mezzi di comunicazione di norma omologanti e in linea con il sistema economico liberista attuale, perché la riforma proposta va inquadrata in questo filone ideologico. Approfondire non solo é un diritto ma anche una precondizione perché dalla sua voglia di capire e filtrare razionalmente il progetto sa che influirà sul suo destino e dei suoi familiari perché intuiscono che gli argomenti a sostegno del progetto " migliori servizi e meno costosi" non sono troppo convincenti, perché la riforma esprimerà nei tempi anche non troppo lunghi nel territorio o nei luoghi dove vive la sua comunità effetti distorsivi di natura sociale. La comunità senza il suo Comune vicino, non sarà più quel luogo "attraente" per lui, ma sa che se si fonderà nella polis da centomila abitanti interverranno nei suoi luoghi di vita fenomeni sociali come lo spopolamento dei territori, il declino economico, perdita di valore degli immobili, rischi di incentivare trasferimenti di popolazione dai luoghi della sua vita tradizionale e trasformarle in aree abbandonate. Aree abbandonate dalla popolazione locale pronte ad essere acquistate a basso prezzo dalla multinazionale di turno che approfitterà della caduta dei prezzi per acquisire aree pregiate, film già visto in altre parti del mondo. E' una visione la "Grande Lecco" che deriva da un indirizzo strategico e ideologico data dall'attuale credo economico, competitività, liberalizzazioni, finanziarizzazione, categorie economiche che inquadrano il tipo di globalizzazione attuale e che hanno già fatto i suoi danni all'economia. Un'idea "venduta"ai cittadini con finalità il miglioramento dei servizi e resa ancor più "vantaggiosa",secondo i proponenti, da un incentivo economico statale che andrà ad innalzare deficit pubblico e quindi a carico degli stessi. Chissà perché i proponenti si dimenticano di seguire l'altra strada,di liberarsi dei vincoli del patto di stabilità per fare gli investimenti necessari e perseguire la strada delle gestioni associati dei servizi invece di incrementare il tanto disprezzato deficit pubblico. In questo caso la spesa dello stato è deficit virtuoso, non si capisce perché. Gestioni associate o consorzi sono raggiungibili subito anche senza l'assorbimento dei piccoli comuni nei grossi,ma non sono presi in considerazione.

-Ricostruire il tessuto economico locale ridotto allo stremo con un altro progetto-

Chi propone il progetto segue lo sfondo ideologico e l'idea di tendenza liberista. Nel nostro Paese i "progressisti" nel campo della politica urbana hanno rappresentato la politica neoliberale della centralità urbana, tutto lì deve avvenire,lo sviluppo economico e sociale, nella polis e non nei Comuni periferici lontani dalla città. Queste località al massimo se sopravviveranno allo spopolamento dei territori verso la città avranno qualche finanziamento per tenere in vita qualche albergo,qualche attività turistica stagionale o nelle aree agricole periferiche qualche finanziamento alla agricoltura di nicchia o biologica. Ma non sarà molto perché si prepara il terreno alla svalutazione dei territori diventati marginali economicamente, un'occasione per gli interessi immobiliari perché acquisiranno aree di valore paesaggistico e naturalistico senza troppo spendere. Si ricomincierà con un nuovo processo di valorizzazione degli spazi in termini capitalistici partendo proprio dagli spazi lasciati liberi e abbandonati dalla popolazione che produrrà la fusione dei piccoli Comuni nei grandi. Se lo analizziamo bene il progetto è il tentativo di spostare le popolazioni dai territori limitrofi nei centri urbani. Il futuro cittadino sradicato dalla suo territorio sarà attirato dalla centralità urbana, perché nella polis avrà servizi e condizioni di vita migliori rispetto alla sua comunità abbandonata dai servizi pubblici e perché nelle zone di sua provenienza diventeranno zone svantaggiate in cui i servizi scarsi non saranno meritevoli di miglioramento e di investimento secondo la logica neoliberale di un ritorno profittevole in termini di competitività e di omogeneizzazione dei consumi e di livellamento delle identità culturali. Piccole attività imprenditoriali ed agricole saranno poche incentivate ,e questo già con il sistema attuale perché le norme legislative e gli orientamenti imprenditoriali attuali sono ora tarate su misura per le attività delle multinazionali. Quindi chiusi i piccoli Comuni diventeranno zone sfortunate e non meritevoli di investimento secondo l'ideologia neoliberale. Per evitare che gli squilibri aumentino occorre invece un progetto alternativo, restituire ai Comuni l'onere di erogare servizi di luce, acqua, gas per ricostruire il tessuto economico locale svuotato dalla globalizzazione. Ricostruire una economia dei servizi visto che le tariffe in crescita e qualità carente ha distinto il nuovo corso liberista non apprezzato dai cittadini, ora tanto vale tornare all'intervento dei Comuni E' la risposta vera al declino economico dei piccoli Comuni, senza perdita di popolazione ed identità, questo è un vero programma riformista altrimenti si spingerà la popolazione a vivere in contesti urbani in cui ci sarà un generale omogeneizzazione e livellamento delle identità e si perderà un'occasione per rivitalizzare la democrazia partendo proprio dalle piccole comunità organizzate in Comuni.

Riccardo Appiani
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