Scritto Sabato 22 settembre 2018 alle 17:00

Dolzago: con gli Alpini una mostra ed altri eventi a un secolo dalla 1°Guerra Mondiale

Una serata per non dimenticare quale inutile strage è stata la Prima Guerra Mondiale: questo l'obiettivo del Gruppo Alpini di Dolzago, che l'altra sera ha invitato la popolazione a conoscere alcuni aspetti meno noti del conflitto che ha cambiato la storia d'Italia. Presenti in biblioteca il consigliere regionale Raffaele Straniero, il capogruppo degli Alpini di Dolzago Carluccio Rigamonti, il sindaco Paolo Lanfranchi, l'ingegner Valerio Ricciardelli, Giovanni Grosso dell'ANA di Lecco e Ivan piazza, curatore della mostra, che ha introdotto la conferenza con alcuni dati sull'Italia appena entrata in guerra: un paese povero, abitato da 5 milioni di persone, tra cui circa 698.000 uomini furono chiamati alle armi. "Il tasso di scolarizzazione era bassissimo: il 46% era analfabeta, con picchi di oltre il 90% al Meridione. Il Parlamento che mandò in guerra questa Italia era stato eletto dal 15% della popolazione, tra cui 878.000 persone emigrarono fra Ottocento e Novecento perché le condizioni di vita erano davvero tremende. Dominavano la scarsa igiene e la povertà, era diffusa la pellagra, che portava anche alla pazzia. I bambini avevano invece la scrofolosi, una forma di tubercolosi, e molti soffrivano di gastroenterite. Questa era l'Italia nel 1915".

Da sinistra Mauro Fumagalli, l'ingegnere Valerio Ricciardelli, Giovanni Grosso, il sindaco Paolo Lanfranchi,
il capogruppo degli Alpini di Dolzago Carluccio Rigamonti e Ivan Piazza


L'ingegner Valerio Ricciardelli ha poi illustrato le modalità con cui veniva ricordato il 4 novembre a Esino Lario, quando era ancora bambino e già nutriva una forte passione per la storia. "La ricorrenza si festeggiava in pompa magna, con musica e spari di mortaretti. Alcuni ex combattenti raccontavano le loro esperienze e io li ascoltavo con curiosità. Poi a 19 anni, nel 1973, mi chiesero di pronunciare il discorso in occasione della commemorazione e questo mi rese molto soddisfatto, perché già nel 1965, quando ero in quinta elementare, avevo una maestra molto brava che mi aveva fatto appassionare a questo tema. Tre anni fa mi parlarono dell'esigenza di celebrare in maniera più innovativa l'inizio della Prima Guerra Mondiale, essendo il centesimo anniversario, ma io risposi che le disgrazie non si celebrano, semmai si commemorano e si condannano. Il filo conduttore di questa vicenda infatti sono i morti, i feriti, le famiglie spezzate, quindi piuttosto è necessario creare una memoria generativa di coscienza nuova: il dolore derivato dal conflitto deve far riflettere su come possiamo evitare nuove stragi simili".

Non tutto ci è stato raccontato bene fino a vent'anni fa secondo l'ingegnere: l'ottica con cui veniva ricordato il conflitto era sempre l'eroismo, la vittoria, mentre le vite umane distrutte non venivano citate più di tanto. Questo perché c'erano la censura militare e la propaganda, che esaltavano le imprese di eroismo. "Ma il vero eroismo è stato quello delle donne, che hanno tenuto in piedi la società, quello di chi ha prestato aiuto, di chi ha sostenuto psicologicamente i più giovani e fragili. È stata una guerra che ha mietuto tantissime vittime, ovvero i soldati, i loro familiari, ma anche voluta dai carnefici che hanno provocato questa tragedia, con un modello di guerra superato, antiquato, fatto di battaglie tropo prolungate (una ogni due mesi) e di armi create per distruggere vite. Fu la prima guerra a cui partecipò tutto il popolo e non solo i militari professionisti".
Un personaggio che si distinse in questo panorama fu Papa Benedetto XV, uomo mite, saggio, competente, laureato in giurisprudenza, che aveva acquisito una grande esperienza diplomatica in Vaticano e a Bologna e dopo essere stato ordinato cardinale divenne papa, a ridosso dello scoppio della guerra.

"Egli fece in modo di bloccarla perché si era reso conto della strage che si stava consumando. Ma alla fine, oltre a un bilancio di vittime impressionante, la guerra portò anche un aumento del debito pubblico da 13 a 95 miliardi. L'esercito italiano si era rivelato del tutto impreparato, il papa aveva cercato di far capire che non bisognava concentrarsi sulle nazioni, quanto piuttosto sull'umanità. "Ma ormai siamo partiti come per una crociata" disse a ragione il pontefice. Infatti, anche i religiosi erano favorevoli alla guerra" ha continuato Ricciardelli. "I reduci non raccontavano molte cose, a parte quelli che non avevano avuto esperienze traumatiche. Ma molte persone che erano state costrette a uccidere provavano rimorso, 40.000 italiani erano in preda alla pazzia, i soldati feriti venivano picchiati con mazze apposite e tanti altri crimini vennero nascosti per parecchio tempo. Cento anni dopo la toponomastica mostra che ci sono ancora tantissime strade dedicate a Cadorna, a Trento e Trieste, alla battaglia sul Montegrappa, ma il generale che mandò a morire migliaia di italiani oggi sarebbe condannato probabilmente per crimini contro l'umanità. E allora non è più giusto chiedersi se le sue imprese non siano più tragiche che eroiche? Più colpevoli che coraggiose? In fondo, la storia gira su una ruota: la pace produce ricchezza, che genera ambizione. Essa provoca la guerra, che genera povertà. La povertà induce all'umiltà, che dona pace" ha concluso l'ingegnere.

Giovanni Grosso ha poi ricordato il 95esimo anniversario della sezione ANA di Lecco, in occasione dela quale si è deciso di sistemare la piazza della città e realizzare un tabellone con la storia del reggimento. In particolare il relatore ha sottolineato gli episodi di sostegno umano che alcuni cappellani mostrarono, stando vicini ai soldati per assistere moribondi o feriti, oppure dando agli alpini del denaro per tornare dalle famiglie. "Tra i più terribili fatti riguardanti il battaglione di Morbegno vi furono le innumerevoli fucilazioni e la valanga che durante una corvée travolse 40 persone, di cui solo otto furono estratte dalla neve, grazie anche all'aiuto degli Alpini" ha ricordato.
Il sindaco Paolo Lanfranchi ha in seguito ringraziato i collaboratori che hanno permesso di realizzare il progetto, voluto per cercare di non considerare più le guerre come un videogame, con il nemico che non si vede e che si cerca di distruggere. "Tutti gli anni organizziamo eventi per la giornata della memoria e serate come questa, con l'obiettivo di ricordare che la costituzione ripudia la guerra. Mi fa piacere la presenza numerosa a questa iniziativa, che vuole far riflettere sulla democrazia di cui godiamo ora. È importante fare una politica non di partiti, ma di parole, di confronti, anche aspri ma che portino le persone a riflettere".

Mauro Fumagalli degli Alpini di Dolzago ha ricordato che nel 1919 nacque l'ANA e un anno dopo ci fu la prima adunata, in cima all'Ortigara. In quell'occasione venne eretta una colonna mozza in onore delle vite stroncate dalla guerra: proprio come allora, dobbiamo continuare a non dimenticare.
Il capogruppo Rigamonti ha infine ringraziato tutti per la presenza, i relatori per i loro interventi e ha anticipato i progetti in corso con le scuole elementari: chi realizzerà il disegno più interessante sul tema della guerra verrà premiato sabato 29 nel parco degli alpini. Alle 21 della stessa sera invece, il coro Grigna proporrà in chiesa canti, letture e immagini sul conflitto. Il calendario di iniziative per non dimenticare è fitto e ha già destato l'interesse di molti partecipanti.
R.S.
© www.merateonline.it - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco