Scritto Sabato 04 maggio 2019 alle 15:26

Promotore finanziario a giudizio per truffa, in Aula parlano i clienti. 4milioni € le perdite

Il tribunale di Lecco
Avevano riposto tutta la loro fiducia - e soprattutto parecchio capitale - nelle mani di un promotore finanziario che tuttavia, attraverso operazioni finanziarie rivelatesi errate e talvolta non autorizzate, avrebbe causato loro perdite economiche ingenti, che la Procura lecchese ha quantificato in oltre 4milioni di euro.
E' entrato nel vivo nei giorni scorsi in tribunale a Lecco il procedimento penale a carico di M.A. - promotore finanziario all'epoca dei fatti legato a Banca Fideuram - a giudizio per l'ipotesi di reato di truffa aggravata, appropriazione indebita e falsità in scrittura privata. Secondo il quadro accusatorio ancora tutto da dimostrare nel corso dell'istruttoria, il 45enne oggi residente in Svizzera, avrebbe dato esecuzione ad operazioni di compravendita di titoli all'insaputa dei suoi clienti, tutti residenti in provincia di Lecco: da Sirtori passando per Colle e Castello Brianza, fino a Varenna.
Un modus operandi portato avanti - sembra - ''con artifizi e raggiri'', utilizzando sia della modulistica recante firma falsa (ovvero consegnatagli in bianco dai clienti) sia il servizio online mai autorizzato dai titolari dei conti correnti. Ma c'è di più, perchè l'imputato avrebbe consegnato alle parti offese falsi rendiconti per poter così nascondere le perdite finanziarie patite in conseguenza delle sue azioni.
Al cospetto del giudice monocratico del tribunale lecchese Martina Beggio, l'altra mattina si sono avvicendate alcune vittime del promotore finanziario. Clienti con i quali - in tutti i casi - il 45enne aveva instaurato un legame oltre che professionale, di amicizia.
''Gli avevo dato in gestione circa 2milioni di euro'' ha riferito in Aula un imprenditore vittima della presunta truffa. ''Ci vedevamo periodicamente per la rendicontazione e lui mi presentava dei documenti che poi ho scoperto essere falsi. Mi prospettava guadagni molto remunerativi, in realtà i suoi investimenti hanno portato soltanto a delle perdite'' ha aggiunto il teste - poi risarcito dalla banca - precisando di essere venuto a conoscenza della verità dai referenti dell'istituto di credito, costituitisi parte civile nel procedimento avendo patito un danno morale, ma anche materiale a seguito di quanto accaduto.
Una storia molto simile a quella raccontata dalla seconda (presunta) vittima dell'imputato, accomodatosi al cospetto del giudice Beggio e del pubblico ministero Mattia Mascaro. ''L'ho conosciuto quando il precedente broker si era dimesso e mi è stato presentato lui come successore'' ha detto il sirtorese riferendosi al 45enne e stimando in 633mila euro il danno patito all'esito della vicenda. ''Ci vedevamo senza una cadenza specifica, circa una decina di volte l'anno e devo dire che era nato fra noi un rapporto di amicizia. In occasione del Natale ad esempio, ci vedevamo per cena con le nostre rispettive famiglie o andavamo allo stadio insieme''. Per quanto riguarda le operazioni finanziarie portate avanti dal promotore, a detta del teste ''non tutte sono andate a buon fine, ma questo l'ho saputo solo dopo. Lui cercava sempre di fare muro tra noi e la banca, sostenendo che le rendicontazioni che ci inviava la sede non erano aggiornate. Io però su di lui non ho mai avuto dubbi sino a quando non ho scoperto la verità''.
Ha perso invece 550mila euro (di cui soltanto la metà o poco più gli è stata restituita) la terza vittima che ha deposto l'altra mattina in tribunale nel corso dell'udienza. Anche in questo caso con l'imputato era nato un rapporto di amicizia. ''Mi sono accorto soltanto parecchio tempo dopo che il conto era in perdita e che le operazioni che aveva portato avanti erano andate male. La prima volta lo ha ammesso anche lui, poi non mi ha più risposto, così mi sono recato in banca e lì hanno confermato i miei sospetti''.
La Procura lecchese ha stimato in 4.034.400,39 euro il danno patito dai correntisti, determinato dalle perdite derivanti dalle operazioni finanziarie eseguite a loro insaputa, con un ingiusto profitto di circa 88mila euro - commisurato alle provvigioni fatturate - che sarebbe invece finito nelle tasche del 45enne, assente la scorsa udienza e difeso di fiducia dall'avvocato Antonio Macheda del foro di Milano.
Si torna in Aula il prossimo 23 luglio per il prosieguo dell'istruttoria.
G.C.
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