Scritto Venerd́ 26 luglio 2019 alle 18:09

La politica ambientale ''del poi'' incrementa un’economia garantita

I sintomi di un’alterazione della biosfera terrestre sono in atto in modo accentuato e sono percepibile sulla pelle; anche i negazionisti dell'effetto serra dovranno ricredersi e considerare gli eventi che si stanno manifestando e, con un occhio meno condizionato dagli interessi generali per la produzione in eccesso, dovranno uscire dalla loro narrazione per affrontare la questione ambientale. Il cambiamento in atto non è un fenomeno ciclico ricorrente ma è il prodotto di un intervento rapace e incontrollato dell'uso dei carboni fossili da parte di una moltitudine di soggetti: Stati, multinazionali, imprese finanziarie.
Oggi la variabile indipendente non è più il lavoro, la finanza, l'economia ma è la dimensione ambientale intesa come ecosistema: riguarda tutto il globo, non solo pezzi di territorio desertificato.
La ricaduta di questo processo coinvolge anche i “nostri” territori. Non ultimo è quello che ha interessato la zona del derviese e della parte alta della Valsassina. Qualche ora di pioggia e vento sono bastate per mettere fuori gioco il contesto geologico e idrico del luogo.
L'evento ha mostrato, come sempre, l'attuale incuria dell'ambiente: boschi abbandonati, corsi d'acqua non puliti, discariche a cielo aperto, costruzioni indicibili. Per sistemare un pezzo di strada per una piccola frana ci vogliono mesi. Il territorio è stato sfruttato per interessi puramente economici e egoistici da parte di tutti, abitanti e non, deformando l'assetto geofisico e morfologico solo per ottenere singoli vantaggi.
Il paradosso di tutto è che, per mettere in sicurezza una piccola diga, pericolosa se non curata, ci si rivolge al Prefetto che è l'organo periferico di controllo del Ministero dell'Interno per la sicurezza; ormai questo organismo periferico è diventato un punto cardine di riferimento anche da parte degli amministratori locali. A parte questa questione, la sostanza è che c'è insicurezza ambientale geofisica e infrastrutturale che riguarda tutto il territorio.
Poi, c'è l'assessore che, per ammaliarsi il consenso, comunica che, in previsione di maltempo, sarebbe opportuno mettere le auto non sotto gli alberi ed evitare di uscire da casa: è un suggerimento così importante che il cittadino terrà in considerazione e si ricorderà di questo stucchevole invito quando dovrà votarlo per il comune.
Dopo il dissesto, prodotto dal maltempo, la prima cosa richiesta è quella di avere, da parte degli organismi sovraterritoriali, dei sovvenzionamenti per i danni. Le politiche di prevenzione e della messa in sicurezza dei territori difficilmente sono nei programmi elettorali dei singoli candidati. Ci si sofferma sul dopo, cioè sul danno, ma non sul prima: prima si costruisce, si spostano o si tappano i corsi d'acqua, si abbandonano le vegetazioni, poi si ammazzano gli animali selvatici. Insomma la politica ambientale del poi incrementa un’economia garantita.
Nei primi scatti fotografici per le future amministrative di Lecco non c'è nessuno dei fotografati che richiami le politiche ambientali. Eppure, è impensabile e impossibile pensare di costruire una strategia per un ipotetico turismo escludendo la concezione ecologica.
L'elettore postmoderno o il cittadino postmoderno porta in sé il bisogno di vivere in un ambiente ecologicamente verde che sia compatibile con la dimensione tecnologica. La concezione industrialista novecentesca aveva diviso la città dalla campagna; aveva costruito una scissione che è stata anche la causa di questa condizione. Nel cittadino attuale c'è il desiderio di tenere insieme queste due anime: quando termina il lavoro desidera avere vicino uno spazio rigenerativo caratterizzato dalla dimensione natura e non da scatoloni perenni di cemento.
Dr. Enrico Magni
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