Scritto Domenica 08 settembre 2019 alle 16:18

Il brivido estivo che ha fatto saltare il banco e 'quel Borgo' che ha perso la sua bellezza descritta da Manzoni

E' stato un agosto particolare e inatteso. Nello spazio di una manciata di giorni le carte sul tavolo della politica nazionale sono state capovolte, mischiate e ridistribuite. Tutto è capitato per un rilancio azzardato o una chiamata fuori luogo che non ha tenuto conto delle carte dell'altro. E' stata una partita che ha costretto lo stesso azzardo a lasciare il tavolo che governava con superbia e aggressività. E' ritornato a sedersi nella riserva in attesa di rigiocare la prossima partita e aspetta che il tavolo salti.

Bisogna sapere che in estate c'è il rischio, spesso e volentieri, di incrociarsi, per rompere la monotonia delle lunghe giornate di sole e i silenzi dei campanili, con il brivido. Il brivido è una condizione psichica indispensabile per rompere la noia estiva e giocare d'azzardo su qualsiasi tavolo a disposizione. Il brivido è una bestia composta di due parti: una è quella del piacere, l'altra della paura; le due condizioni se sono shakerati sprigionano degli stati emozionali inebrianti e non solo.

Non è inusuale che i politici nazionali e locali, per superare il lungo silenzio dell'inerzia estiva, siano catturati dal desiderio di scompaginare le carte: non basta scappare dalla ripetizione facendo delle piacevoli camminate in montagna o qualche gita in barca per smaltire la ritualità.

Uno dei modi per rompere questa lunga siesta sotto un ombrellone o sotto un castagno in fiore è di rilasciare qualche dichiarazione sulle proprie convinzioni.

Può accadere che le dichiarazioni mal dosate inducano delle reazioni inattese e producano scariche di adrenalina: se l'asticella del brivido si alza e c'è il rischio di perdere la funzione di controllo.

Questa estate a livello nazionale qualcuno ha alzato troppo l'asticella e ora si trova in strada a invocare e gridare contro gli dei per averlo tradito e per aver complottato contro.

A livello locale, dall'altra parte della sponda, nel microcosmo di questa piccolo borgo rassegnato alla storiografia letteraria, il viandante che passa davanti al sasso massiccio della ciclopedonale a Pescarenico, scoraggiato, preso da un senso d'impossibilità e dalla puzza fastidiosa del vecchio depuratore, da decenni lontano dai parametri europei, per farsi coraggio, per consolarsi, ripete dentro di sé: " Addio/ monti sorgenti dall'acque ed elevati al cielo/ cime inuguali/ note a chi è cresciuto tra voi/ e impresse nella sua mente/ non meno che l'aspetto de' suoi familiari/ torrenti de' quali si distingue lo scroscio/ come il suono delle voci domestiche/ ville sparse e biancheggianti sul pendìo/ come branchi di pecore pascenti/ addio!/ Quanto è tristo il passo di chi/ cresciuto tra voi/ se ne allontana!//"

E' costretto a recitare nella mente uno dei passi più intensi de "I Promessi Sposi" per rievocare la bellezza del luogo, per evitare di guardarsi attorno e trovarsi di fronte uno scenario fatto di cattiva manutenzione: è fastidioso e inutile elencare le mancanze; la recita del rosario ha un effetto ipnotico, addormenta, stanca.

Ma infastidisce anche leggere delle esternazioni o delle considerazioni degli amministratori del piccolo borgo che si sentono umiliati, non capiti per quello che fanno. Se la prendono con dei fantasmatici interlocutori che esprimono criticità. Certo, è più piacevole sentirsi coccolati, avere attorno persone accudenti che placano le ansie, le incertezze, ma la realtà è più complessa, più spigolosa e le cose da fare sono molte.

Il viandante, che percorre il piccolo borgo, è attento al borgo, che è la sua casa, osserva le persiane scolorate e mal tenute della Casa Comunale di Palazzo Bovara, l'impalcatura da anni che sta sotto i balconi di Villa Locatelli, sede della Provincia.

Al viandante del borgo non infastidiscono i quattro clochard ma reclama luoghi di accoglienza pubblica per i poveri. A differenza di chi sta all'interno del Palazzo, il viandante incrocia la complessità della realtà, è consapevole della minimalità delle cose e dell'essere; non considera l'uomo del palazzo un insipiente ma di passaggio: il borgo resta.

dr. Enrico Magni
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